L’Archivio Fotografico Italiano, il Comune di Busto Arsizio, la Fondazione Bandera per l’Arte, in collaborazione con Epson – Sponsor Tecnologico e con il patrocinio della Provincia di Varese, organizzano: dal 6 novembre al 28 novembre 2010 il 1° Festival Fotografico Italiano.
Tutto nasce dal desiderio di proporre una iniziativa culturale in Lombardia dedicata alla fotografia d’autore in una città, quella di Busto Arsizio, la più grande dell’alto milanese, nota fin dall’800 per gli insediamenti industriali tessili, che esportavano in tutto il mondo prodotti eccellenti, situata sull’asse del Sempione, che mette in comunicazione Milano, la vicina Svizzera e la Francia, in un susseguirsi di paesaggi inebrianti, dalle Prealpi Varesine al Lago Maggiore, apprezzati da un turismo internazionale, e quindi occasione per un lieto soggiorno per quanti, partecipando all’evento, si fermeranno più giorni nel territorio.
Una iniziativa che ci auguriamo possa attrarre un folto pubblico da diversi luoghi, anche stranieri, proponendo un percorso visivo che si dirama dalla fotografia storica alla documentazione d’archivio, alle ricerche creative.
Tanti gli ospiti di rilievo e i giovani talenti che mostreranno i propri lavori, favorendo un dialogo con i tanti appassionati, professionisti ed amatori impegnati.
La fotografia torna protagonista a Busto Arsizio, con un evento nazionale che prevede oltre 20 mostre, seminari, proiezioni, letture dei portfolio, presentazione di libri, un Premio nazionale di fotografia e un’Asta di beneficenza di fotografie d’autore, concerti di musica Jazz.
Non la consueta esposizione, ma una rassegna articolata che coinvolgerà l’intera città, tra spazi pubblici e privati, gallerie, librerie e noti locali.
Per rendere maggiormente rilevante l’evento, si sono unite diverse realtà culturali e formative della città, predisponendo progetti qualificanti che interesseranno diverse fasce di età di studenti e cittadini, impegnati in ricerche e sperimentazioni.
In sintesi, menzioniamo i collaboratori e le scuole che hanno aderito con interesse alla realizzazione dell’iniziativa:
Fondazione Bandera per l’Arte, Liceo Artistico Paolo Candiani, Istituti Scolastici Superiori Olga Fiorini, Istituto Cinematografico Antonioni, Istituto Italiano di Fotografia, Comunità Giovanile, Galleria Cascina dell’Arte, Galleria Cavour, LibreriaUbik, Libreria Il Passalibro, Museum Cafè, La Fata Porpora Atelier, Fondazione 3M, La Casa Bioecologica, Associazione People, Visual Conteiner, Ass.ne Il Melograno, JCI-Junior Chmaber International Varese.
Mostre Fotografiche: 6 – 28 novembre 2010
Ghitta Carell (1899-1972)
Fotografia e Potere
in collaborazione con la Fondazione 3M
Palazzo Marliani Cicogna – P.zza Vittorio Emanule II – Busto Arsizio (Va)
La storia di Ghitta Carell comincia nel 1924 quando la giovane ungherese nata a Budapest nel 1899 arrivò a Firenze. Introdotta alla corte di casa Savoia, nel 1928 apre un nuovo studio fotografico a Roma, prima in via Oriani e poi nella centralissima piazza del Popolo, dove passeranno tutti gli esponenti più in vista della classe dirigente dell’Italia di quegli anni, dai politici agli aristocratici.
Ghitta Carell è stato un personaggio misterioso: donna colta e intelligente, dotata di grande determinazione e personalità, affermata ritrattista nella Roma degli Anni Trenta, non ha lasciato nella storia della fotografia quella traccia che il suo estro e la sua perizia avrebbero meritato.
Apparentemente semplice nel suo modo di operare (una macchina a lastre nel formato 18x24, più raramente una Rolleiflex 6x6) Ghitta Carell eraattenta alla composizione, rigorosa nella scelta delle luci, raffinata nella stampa che curava personalmente come gli accurati interventi di ritocco per migliorare il risultato finale. Spesso è stata definita come l’interprete del mondo del potere e le sue immagini più famose sono quelle di Mussolini, di Pio XII e di molti nobili dell’epoca. Tutte lo foto, scattate negli Anni Trenta, in piena era fascista, sembrerebbero confermarlo.
In realtà le cose sono molto più complesse: lo dimostrano i ritratti di persone comuni, come quella di un pugile di cui si conosce solo il nome, Attilio, ma anche le molte immagini di politici del dopoguerra (da Giulio Andreotti a Giuseppe Saragat, da Giovanni Gronchi ad Alcide De Gasperi) e di scrittori come Cesare Pavese, attrici come Valentina Cortese, personaggi come Walt Disney e giornalisti come Camilla Cederna cui la legava un rapporto di amicizia. La mostra raccoglie una nutrita serie di ritratti realizzati fra la fine degli anni venti e la seconda metà degli anni cinquanta, che rappresentano un panorama dei profondi mutamenti di cui l’Italia è stata protagonista, visti attraverso i volti, le posture, gli abiti, gli stili che Ghitta Carell sapeva cogliere con grande sensibilità prima di dichiarare, per spiegare le ragioni della fine della sua attività: “la gente oggi non ha anima e io non so che fotografare l’anima”.
Apparentemente semplice nel suo modo di operare (una macchina a lastre nel formato 18x24, più raramente una Rolleiflex 6x6) Ghitta Carell eraattenta alla composizione, rigorosa nella scelta delle luci, raffinata nella stampa che curava personalmente come gli accurati interventi di ritocco per migliorare il risultato finale. Spesso è stata definita come l’interprete del mondo del potere e le sue immagini più famose sono quelle di Mussolini, di Pio XII e di molti nobili dell’epoca. Tutte lo foto, scattate negli Anni Trenta, in piena era fascista, sembrerebbero confermarlo.
In realtà le cose sono molto più complesse: lo dimostrano i ritratti di persone comuni, come quella di un pugile di cui si conosce solo il nome, Attilio, ma anche le molte immagini di politici del dopoguerra (da Giulio Andreotti a Giuseppe Saragat, da Giovanni Gronchi ad Alcide De Gasperi) e di scrittori come Cesare Pavese, attrici come Valentina Cortese, personaggi come Walt Disney e giornalisti come Camilla Cederna cui la legava un rapporto di amicizia. La mostra raccoglie una nutrita serie di ritratti realizzati fra la fine degli anni venti e la seconda metà degli anni cinquanta, che rappresentano un panorama dei profondi mutamenti di cui l’Italia è stata protagonista, visti attraverso i volti, le posture, gli abiti, gli stili che Ghitta Carell sapeva cogliere con grande sensibilità prima di dichiarare, per spiegare le ragioni della fine della sua attività: “la gente oggi non ha anima e io non so che fotografare l’anima”.
Morì nel 1972 ad Haifa, dove si era ritirata forse alla ricerca delle sue lontane origini ebraiche familiari.
Giovanni Sesia – Giancarlo Pagliara
Volti e luoghi della follia
Palazzo Marliani Cicogna – P.zza Vittorio Emanule II – Busto Arsizio (Va)
“…Nel viola della notte odo canzoni bronzee. La cella è bianca, il giaciglio è bianco. La cella è bianca, piena
di un torrente di voci che muoiono nelle angeliche cune, delle voci angeliche bronzee è piena la cella bianca.
Silenzio: il viola della notte: in rabeschi dalle sbarre bianche il blu del sonno”.
Queste parole sono state scritte da Dino Campana, scrittore e poeta, che ha trascorso molti anni della sua vita
all'interno di un manicomio, uno dei tanti, che però grazie alla fama conquistata dalle sue opere è riuscito a far uscire
la sua voce da quelle stanze, raccontando angosce e visioni, vissute in quella camera dalle sbarre alle finestre.
Per la maggior parte delle migliaia di persone rinchiuse in quei luoghi non è rimasto nulla, se non una cartella clinica e una foto identificativa, associata ad un numero, ed, inoltre, tanti di quei luoghi di detenzione sono stati e continuano
ad essere distrutti e poi dimenticati, cancellandone per sempre l’esistenza.
In questa mostra, attraverso le opere di Giovanni Sesia e di Giancarlo Pagliara si vuole ricostruire e raccontare la
realtà di quei mondi chiusi in se stessi, partendo dall'ex manicomio di Novara.
Giovanni Sesia ha, infatti, ripreso le fotografie dei pazienti di quest'ospedale psichiatrico, conservate ancora
nell'archivio e le ha inserite nelle sue opere.
Attraverso questo ciclo di lavori possiamo ricostruire più di un secolo di storia del manicomio, osservando i volti dei
malati, ai quali l'autore ha a volte sovrapposto la diagnosi clinica o il numero identificativo, quasi si trattasse di carcerati. In quei visi segnati dal tempo e dalla malattia ed in quegli occhi, spesso vuoti, rileggiamo tutta la sofferenza, che ha accompagnato la vita di queste persone.
Sesia poi sovrappone all'immagine segni e scritte, purtroppo indecifrabili, come se fossero i racconti o le parole di
quelle stesse persone che ormai il tempo ha cancellato, rendendole incomprensibili, una lingua muta che però continua a parlare.
Giancarlo Pagliara ha ripercorso e fotografato, invece, i corridoi e le stanze del manicomio di Novara, ritraendone i
dettagli e facendo rivivere l'atmosfera che vi regnava. Quei muri scrostati, quelle piccole “celle” sembrano avere imprigionato tutto il dolore delle persone che vi hanno vissuto, e che hanno lasciato una loro traccia nei piccoli oggetti che ancora sono rimasti: una valigia, un cappello, delle scarpe…, vale a dire le uniche cose possedute dai malati, che gli facessero ricordare la loro vita al di fuori di quelle mura. In alcune stanze sono conservate anche scritte ed immagini attaccate ai muri: figurine, fotografie di attrici ritagliate da giornali, immagini sacre e componimenti, scritti dagli stessi malati, elementi accostati apparentemente senza un nesso logico, ma che, letti nella loro totalità, sono espressione e testimonianza di intera di vite passate all'interno di luoghi, che oggi per fortuna non esistono più ma che non devono essere dimenticati. (Barbara Frigerio)
Orari di visita: dal martedi al sabato 15-19 / domenica 10-12 / 16-19
InfoTel: 347 - 5902640
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Dagli Archivi Alinari di Firenze
OLTRE OCEANO. L’impresa commerciale di Enrico dell’Acqua e il lavoro degli italiani in Sud America tra ottocento e novecento
Palazzo Marliani Cicogna – P.zza Vittorio Emanule II – Busto Arsizio (Va)
Fortemente voluta dall’Amministrazione comunale, per ricordare la figura umana e imprenditoriale di Enrico Dell’Acqua, il “principe mercante”, come lo definì Luigi Einaudi, allora giovane e brillante economista, poi primo Presidente della Repubblica, la mostra racconta, attraverso immagini inedite selezionate nell’importante Archivio Alinari, l’emigrazione degli italiani in Sudamerica, tra fine ‘800 e la metà del ‘900, proponendo un percorso nella storia dell’industria e del lavoro. Nel centenario della scomparsa del Dell’Acqua, figura iconica dell’imprenditoria della “Manchester d’Italia”, ancora ricordata in Sudamerica per la sua pioneristica attività nell’export, viene ricordato questo illustre personaggio, un simbolo, un precursore e un punto di riferimento di un secolo d’industria, morto nel 1910 a Milano.
Orari di visita: dal martedi al sabato 15-19 / domenica 10-12 / 16-19
InfoTel: 0331 – 390218/242
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
J&Peg - PlayGround
Fondazione bandera per l’arte – Via Andrea Costa, 29/a – Busto Arsizio (Va)
Nemo profeta in patria, dicono quelli che ne sanno. Ma la Fondazione Bandera vuole provare a sfidare la
sorte. Riservando l'interezza del proprio grande loft appena ristrutturato al lavoro di due giovani artisti nati
proprio dalle nostre parti. Antonio Managò (Busto Arsizio, 1978) e Simone Zecubi (Gallarate, 1979), in arte
J&PEG, due ragazzi che per “fare fortuna” hanno semplicemente scelto l'Accademia di Brera e Milano,
dove si sono fermati a vivere e lavorare, senza mai incapricciarsi di una delle tante ed esoticissime “scene
creative” del momento. Anzi, voltando pagina e dicendo addio alla “gavetta” nella classicissima Firenze,
con una prima personale alla Galleria Poggiali e Forconi (2008), curata da Achille Bonito Oliva. Critico che
subito ne sottolineò la particolarità di “coppia al lavoro” nell'ambito della fotografia – arte considerata tra le
più intime e personali – e, soprattutto, la capacità di fondere nella realizzazione di ogni loro scatto tecniche
e linguaggi differenti, in una sorta di compendio delle arti tutte che attraversa pittura, scultura, scenografia
e fotografia digitale.
I loro lavori, infatti, quasi tutti di grande formato e tutti rigorosamente ambientati in una sorta di “non luogo”
spazio-temporale colorato di nero, nascono da un allestimento oltremodo artigianale che unisce disegno e
scultura nella realizzazione di piccole installazioni o scenografie poi fotografate e ulteriormente arricchite di
particolari a pennello, dopo la fase di stampa. Un prodotto ricercato e complesso, quindi, anche se ben
mascherato dall'immediatezza e dal forte potere evocativo del risultato finale, fresco e contemporaneo
come le origini “informatiche” del loro nome d'arte (che gioca sulla pronuncia del più comune formato in cui
ognuno di noi salva le propre immagini digitali), eppure problematico e suggestivo come i capolavori di più
classica tradizione.
Senza tralasciare l'aspetto narrativo delle loro opere, infatti, né a maggior ragione quello legato all'effetto
prettamente estetico del lavoro nel suo complesso, J&PEG costruiscono piccoli “teatri di vita”
assolutamente intimistici e surreali, attraverso i quali riflettono (e fanno riflettere) sulla condizione dell'uomo
e del mondo, sui paradossi e sugli stereotipi della nostra società, sul grado di libertà dei nostri corpi e delle
nostre menti. Nulla o quasi è nemmeno verosimile, eppure tutto sembra vero, attraverso il filtro del loro lavoro e la lente dei loro obiettivi. Idee, riflessioni e pensieri che prendono corpo e rimangono come sospesi, eterni e universali, a cavallo di quell'orizzonte quasi impercettibile che divide il nero lucido dei loro “palcoscenici” da quello opaco dei loro sfondi. Un buio che non è mai cupo, però, mai ansiogeno né angosciante, ma anzi il perfetto e onirico escamotage per dare il giusto risalto alle composizioni ardite, ai colori squillanti e alle forme intense delle loro speculazioni filosofiche. Tutte improntate al paradosso o all'ironia, alla voglia di dissacrare miti e di ridiscutere certezze, in una sorta di celebrazione massima della libertà di pensiero e della fantasia, lasciata libera di esprimersi in un campo senza fine, che attraversa tanto la più schietta manualità artigianale quanto la più innovativa rielaborazione digitale delle immagini. Perché in arte essere solamente dei creativi non può più bastare, e per tornare a essere davvero dei
creatori, senza esserlo solo “di maniera”, occorre sfruttare tutte le risorse messe a disposizione dalla contemporaneità.
Orari di visita: da martedi a venerdi 15-19 / sabato e domenica 10-12 / 15-19
infotel: 0331 - 322311
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Il Diaframma di Lanfranco Colombo
I maestri della Fotografia
in collaborazione con la Fondazione 3M
Fondazione bandera per l’arte – Via Andrea Costa, 29/a – Busto Arsizio (Va)
Con la mostra “Il Diaframma di Lanfranco Colombo. I Maestri della Fotografia” si avrà l’occasione di analizzare da vicino una sorta di sintetica storia della fotografia dagli anni Sessanta ad oggi che spazia dal reportage alla ricerca, dal ritratto alla fotografia naturalistica, dalla moda allo still life. Accanto agli autori italiani – e si può dire che dal Diaframma siano passati quasi tutti i più grandi fotografi nazionali – compaiono infatti molti esponenti di spicco della fotografia francese, americana, inglese, giapponese, spagnola, tedesca.
Per ricordare l’attività di quella che nacque come prima galleria al mondo completamente ed esclusivamente dedicata alla fotografia, Fondazione 3M ha deciso di allestire una mostra che raccoglie le opere di alcuni dei più significativi fotografi che hanno esposto negli spazi de “Il Diaframma”, noti a livello internazionale. Fondazione 3M riapre i suoi archivi per permettere anche al grande pubblico di fruire dei suoi “gioielli”. L’Archivio Fotografico della Fondazione 3M Italia, conserva trentamila fotografie tra lastre, dagherrotipi, stampe originali e negativi. In questo spazio è raccolta la storia del marchio Ferrania e dell’omonima rivista che, dal ’46 al ’67, ha raccontato la storia del nostro paese attraverso le foto e l’evoluzione del costume. "Il perno che fa muovere la fotografia italiana" così scriveva, anni fa, l’autorevole Piergiorgio Branzi di Lanfranco Colombo. Sbagliava: infatti, non solo di fotografia italiana si trattava, ma di quella europea ed oltre. Il 13 aprile del 1967, in via Brera, nel cuoredella Milano artistica, Lanfranco Colombo inaugurava la sua galleria "Il Diaframma", esclusivamente dedicata alla fotografia, prima iniziativa del genere in Europa. Per l’epoca, una rivoluzione. Colombo non era fotografo di professione, ma un manager che lavorava nel settore siderurgico. Lafotografia, comunque, era la sua passione, praticandola lui stesso, con esiti di grande interesse, come si può constatare nella sezione a lui dedicata (confronta "Tenutaria di una casa di tolleranza a Istanbul del 1982") nella mostra Il Diaframma di Lanfranco Colombo I Maestri della Fotografia.
Ci sono le fotografie ormai storiche, come quella degli inizi del novecento, di Umberto Negri che rappresenta degli operai su una tubatura dell’acqua, un documento d’epoca cui fa da pendant l’eleganza astratta del fotogramma di Luigi Veronesi del 1936. C’è la sezione dedicata ai grandi eventi bellici, a cominciare dalla celeberrima "La morte del miliziano" di Robert Capa (Spagna, 1936) ma anche la battaglia di Stalingrado di Georgij Zelma (1942) o la presa di Berlino da parte dei sovietici di Ivan Schiagin (1945). Poi il mondo dello spettacolo: Julian Beck del Living Theatre ripreso da Carla Cerati nel 1967 o un dinamico Federico Fellini fotografato nel 1962 dal re dei paparazzi, Tazio Secchiaroli.
Tra i maestri della fotografia italiana, consacrati da "Il Diaframma", Piergiorgio Branzi ("Ragazzo con orologio" del 1956); Gianni Berengo Gardin ("Lido di Venezia" 1958); Fulvio Roiter ("Umbria"1954; Mimmo Jodice ("Vedute di Napoli" 1980) per finire con Oliviero Toscani ("Today is tomorrow” 2005).
Le fotografie sono quasi tutte in bianco e nero, valorizzate anche dalle cornici, nere, ordinate per
l’occasione. Poche le eccezioni, tra le quali figura una splendida natura morta di Christopher Broadbent (lemonade 2000) che sembra un quadro del seicento.
Orari di visita: da martedi a venerdi 15-19 / sabato e domenica 10-12 / 15-19
infotel: 0331 - 322311
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Lanfranco Colombo fotografo
Ex Oriente – Opere scelte
Fondazione bandera per l’arte – Via Andrea Costa, 29/a – Busto Arsizio (Va)
Tanti conoscono Lanfranco Colombo Gallerista, originale protagonista del periodo d’oro della fotografia italiana dal secondo dopoguerra, ma pochi come fotografo. Invece Lanfranco ha prodotto una serie di lavori, anche editoriali, molto apprezzati a livello europeo, anticipando in alcuni casi linguaggi espressivi e tendenze. Da qui l’idea di inserire accanto alla mostra i Maestri del Diaframma, una selezione di sue immagini tratte dal libro Ex Oriente, che ha ricevuto l’importantissimo premio Nadar nel 1964, scattate nei primi anni ’60 in Atene, Libano, Iran e Iraq.
Orari di visita: da martedi a venerdi 15-19 / sabato e domenica 10-12 / 15-19
infotel: 0331 - 322311
Ingresso Libero
Istituto Italiano di Fotografia
LANDSCAPES - VISION FROM YOUNG PHOTOGRAPHERS
Collettiva Fotografica degli studenti dell’Istituto Italiano di Fotografia
Fondazione Bandera per l’arte – Via Andrea Costa, 29/a – Busto Arsizio (Va)
Che cosa è il Paesaggio? Normalmente definiamo il paesaggio attraverso la definizione di: "Una veduta di un ambiente senza traccia dell'uomo".
Nella realtà abbiamo scoperto che il paesaggio si presta ad innumerevoli interpretazioni che hanno consentito a molti autori di cimentarsi con questo genere fotografico, a volte con successo altre volte in modo banale e "manieristico".
Ma una cosa dovrebbe essere subito evidente: fotografare il paesaggio è più complesso di quanto abitualmente si pensa. Mi vengono in mente due storici autori come Hernest Haas e Ansel Adams, i quali hanno affrontato questo tema con due approcci assai differenti, ma entrambi hanno saputo infondere un humus poetico che trasforma il luogo in qualcosa di molto speciale: "IL LORO PAESAGGIO".
Questo è stato l'incipit da cui abbiamo preso lo spunto per realizzare una visione che possedesse i requisiti di prosa e poetica adeguati, per realizzare un paesaggio che superi le barriere del visibile, in grado di inoltrarsi sempre più in profondità e raggiungere la "visione".
Il luogo per eccellenza in cui pensiero, anima e personalità, si fondono per scoprire l'universo dell'uomo.
Nella realtà abbiamo scoperto che il paesaggio si presta ad innumerevoli interpretazioni che hanno consentito a molti autori di cimentarsi con questo genere fotografico, a volte con successo altre volte in modo banale e "manieristico".
Ma una cosa dovrebbe essere subito evidente: fotografare il paesaggio è più complesso di quanto abitualmente si pensa. Mi vengono in mente due storici autori come Hernest Haas e Ansel Adams, i quali hanno affrontato questo tema con due approcci assai differenti, ma entrambi hanno saputo infondere un humus poetico che trasforma il luogo in qualcosa di molto speciale: "IL LORO PAESAGGIO".
Questo è stato l'incipit da cui abbiamo preso lo spunto per realizzare una visione che possedesse i requisiti di prosa e poetica adeguati, per realizzare un paesaggio che superi le barriere del visibile, in grado di inoltrarsi sempre più in profondità e raggiungere la "visione".
Il luogo per eccellenza in cui pensiero, anima e personalità, si fondono per scoprire l'universo dell'uomo.
(Erminio Annunzi)
Orari di visita: da martedi a venerdi 15-19 / sabato e domenica 10-12 / 15-19
infotel: 0331 - 322311
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Lomografi in mostra
21 – 28 novembre 2010
Fondazione Bandera per l’arte – Via Andrea Costa, 29/a – Busto Arsizio (Va)
Collettiva dei partecipanti alla Giornata Italiana Lomografi, che si sono ritrovati per fotografare la città di Busto, offrendo attraverso una spiccata inventiva e uno sguardo dinamico, nuove prospettive e vedute insolite del paesaggio urbano. Una sorprendente visione che inciterà confronti e riflessioni sul linguaggio creativo contemporaneo.
Orari di visita: da martedi a venerdi 15-19 / sabato e domenica 10-12 / 15-19
infotel: 0331 - 322311
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Carlo Bevilacqua
“Indian Stills”
Erica Tessile S.p.A. – Via Massimo d’Azeglio, 14 – Busto Arsizio (Va)
Fotografo e regista nato a Palermo nel 1961, Carlo Bevilacqua da oltre vent’anni alterna la fotografia alla regia di documentari e videoclip. Inizia a fotografare a Palermo negli anni Ottanta, dedicandosi inizialmente ad un reportage di impronta socio-antropologica. Decide di trasferirsi prima a Parigi e in seguito a Milano, dove frequenta i corsi di fotografia all’Istituto Europeo di Design (IED). Inizia quindi a collaborare con agenzie di pubblicità e pubbliche relazioni, realizzando servizi fotografici, campagne pubblicitarie, video e filmati per grandi gruppi e importanti aziende del panorama economico nazionale e internazionale. Risale al 1995 l’inizio della sua collaborazione con l’agenzia Marka, mentre è del 1998 la fondazione, con Enrico Grisanti, della XTV Productions, una casa di produzione specializzata nella realizzazione di servizi fotografici e video per la pubblicità e la comunicazione istituzionale. L’anno successivo sviluppa invece una delle prime web-tv italiane, la XTV Webchannel. Tra le tappe del suo percorso espositivo ricordiamo le personali Quotidiani (Palermo 1983), Giardini Immaginari (Palermo 1984) e Indian Stills (Milano 2007), oltre alla sua partecipazione ad alcune collettive tra cui Nuovi soggetti a rischio (Siracusa 1985), Obiettivo Soggettivo – Fotocontaminazioni sull’arte africana (Milano 1994) e A Different Robin Hood (Torino 2000). Ha diretto vari lavori tra cui, in collaborazione con Francesco Di Loreto, Little Red Robin Hood − documentario biografico su Robert Wyatt, cantante e batterista dei Soft Machine, con la partecipazione di Elvis Costello, Brian Eno, Phil Manzanera e Nick Mason −, Moira Orfei Amore e Fiori, colorato affresco pop sulla regina del circo, e vari videoclip per artisti come Cristina Donà, Marco Parente e Antonella Ruggiero.
Orari di visita: giovedi e venerdi: 10,30 -12,30/15,30 -19,00 – sabato e domenica: 10,30 – 19,30 orario continuato
infotel:
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Le Foto in scatola
collettiva degli allievi degli Istituti scolastici Superiori Olga Fiorini
Museo del Tessile – Via Alessandro Volta 6/8 – Busto Arsizio (Va)
La fotografia a foro stenopeico, detta anche pinhole, ha rappresentato lo strumento per indagare la città di Busto, dal centro alla periferia che grazie alla tecnica rudimentale assume aspetti inconsueti. Un progetto che riporta agli albori della fotografia e a guardare diversamente lo spazio urbano, utilizzando come negativi la carta sensibile, poi scansionata e stampata in dimensioni più grandi. Ogni studente si è auto costruito una propria fotocamera con la quale sperimentare la propria visione.
Orari di visita: dal martedi al sabato 15-19 / domenica 10-12 / 16-19
InfoTel:
e-mail:
Ingresso Libero
Accesso faciltato ai disabili
AutoRitratti
Mostra collettiva degli studenti del Liceo Artistico Candiani di Busto Arsizio
Aula Magna del liceo Artistico – piazza trento trieste – Busto Arsizio (Va)
Una autobiografia, una confessione, una riflessione in cui si delinea la dimensione fisiognomica del proprio io e di una realtà corporea che non sempre coincide con quella della mente. L'identità nascosta di ognuno di noi che si miscela con lo sguardo, a volte sfacciato a volte nascosto, delle persone che ogni giorno incontriamo sulla nostra strada. Ogni studente farà della propria macchina fotografica uno strumento introspettivo che ci farà conoscere realmente o apparentemente, del tutto o in parte, il loro mondo,quello più interiore.
Dal 18 al 28 novembre 2010
Orari di visita: dal lunedi al asabato: 16-19 / domenica: 10-12 / 15-19
InfoTel: 0331-633154
e-mail: infomostraliceo@tiscali.it
Ingresso Libero
Menotti-Paracchi fotografo in Busto
Volti e Ritratti da un archivio di inizio ‘900
Fata Porpora Atelier – Via Montebello, 8 - ingresso da via Solferino 1a - Busto Arsizio (Va)
Da tempo la fotografia si va imponendo all’attenzione degli studiosi, che ne riconoscono il valore estetico, storico e creativo, promuovendone il collezionismo pubblico e privato.
Si conferma così l’importanza che ricopre lo strumento fotografico, come utile e imprescindibile mezzo di conoscenza, di testimonianza storica, di indagine sociale, di documentazione e di linguaggio espressivo.
Un percorso espositivo fatto di volti privati, che il fotografo ha saputo cogliere e fissare per sempre, lasciando alla memoria collettiva un patrimonio straordinario di figure agghindiate, nelle loro immobili pose. Immagini che conquistano per la varietà dei soggetti e dei costumi, per i fondali e gli arredi, per l’apparente semplicità dello scatto, che invece esigeva lunghe pose, estrema padronanza tecnica del mezzo e inventiva scenografica.
Su ogni lastra è inciso il nome dei soggetti ritratti, molto vari articolati, consentendo così ai catalogatori di ricostruire una sorta di registro, favorendo la corretta schedatura, della quale l’ A.F.I. si sta occupando.
Un progetto che vede l’Archivio Fotografico Italiano impegnato nella riscoperta e rivalutazione di un patrimonio composto di circa 30.000 di lastre, da trattare con riguardo e oculatezza.
Si sta procedendo alla scansione in alta risoluzione degli originali, con l’intento di rendere fruibili i materiali, anche per motivi di studio, salvaguardando così gli originali da manipolazioni rovinose.
Le antiche tecniche si sposano con le nuove tecnologie, garantendo continuità e futuro all’archivio storico.
Orari di visita: dal martedi al sabato 15-18,30
InfoTel: 338 6126451
e-mail: fata.pelle@lafataporpora.it
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Fiorenzo Pellegatta
Moving Jazz
8 novembre – 13 novembre 2010
"una serie di fotografie, dove ho ricercato il movimento,come se le immagini dei musicisti nella loro staticità prendessero vita, alle volte sdoppiandosi come in un mondo irreale, cercando di andare oltre il semplice scatto,dando però forza alla musica stessa attraverso gli scatti rielaborati in un caleidoscopio di colori."
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Giovanni Toia e Stefano Tosoni
Consonno. Un Sogno matto
14 novembre – 20 novembre 2010
Giovanni Toia e Stefano Tosoni raccontano uno dei posti più stravaganti di tutta la nostra regione, una sorta di Paese dei balocchi un po' Gardaland e un po' Las Vegas, costruito su "quel ramo del lago di Como" e lasciato naufragare dopo pochi anni. Una vera e propria cattedrale nel deserto sorta nel segno di un visionario Conte locale e oggi in totale stato di degrado, meta di molti curiosi nonostante i segni della violenta devastazione a cui è stata sottoposta negli anni. Con un breve testo di Matteo Tosi
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Collettiva Concorso Fotografico “Living Europe”
Autori Premiati e Segnalati dalla Giuria
21 novembre – 28 novembre 2010
Spazio mostre di Comunità giovanile – Vicolo Carpi, 5 - Busto Arsizio (Va)
Orari di visita: dal mercoledi alla domenica dalle ore 20 alle 24
InfoTel: 333 6186098
e-mail: info@comunitagiovanile.com
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Virgilio Carnisio
Milano nella fotografia di Virgilio Carnisio
Nato a Milano nel 1938, Virgilio Carnisio ha iniziato appena ventenne, nel 1958, a condurre la sua ricerca fotografica rivolta al capoluogo lombardo, con lo scopo di offrire con le sue immagini una documentazione analitica dell’evoluzione del paesaggio urbano, dagli anni cinquanta ad oggi. Dalla tesi di laurea di Manuela Ciriacono: Scopo della tesi è, dunque, quello di portare alla luce questo importante patrimonio, la cui valenza non si limita al campo artistico, ma anche a quello storico e sociologico. Questi tre aspetti sono, infatti, inscindibili nella lettura e comprensione delle immagini di Carnisio, e dalla loro unione scaturisce la peculiarità ed il pregio dell’opera del fotografo. Carnisio, infatti, comincia a documentare la sua città, mosso dall’esigenza interiore di immortalare quegli aspetti che gli sembrano destinati a scomparire. Ha inizio così la catalogazione sistematica di vecchi cortili, case di ringhiera, osterie e antiche botteghe, attraverso cui raccontare l’immagine della “vecchia Milano”.
Biblioteca Comunale – Via Marliani, 7 – Busto Arsizio (Va)
Orari di visita: dal lunedi al venerdi 9-12,30 / 14,30 -18,30 sabato 9/12,30 – 14,30-17,30
InfoTel: 0331 625065
Ingresso Libero
Claudio Argentiero-Umberto Armiraglio-Isabel Lima-Alessandro Zanazzo
L’Image Revèe – Corps et Visages de femmes
galleria Cavour – Via Cavour, 2 - Centro storico – Busto Arsizio (Va)
Questa mostra, composta di opere di più autori, tenta di coniugare i diversi linguaggi utilizzati per rappresentare la figura umana, mostrando come attraverso una continua ricerca sia possibile giungere a risultati davvero interessanti, coniugando tecnica e visione. Ideazioni creative, sperimentazioni e ricerche che offrono allo sguardo atmosfere, tracce e umori, lasciando emergere le ansie del vivere, della veemenza e della vitalità sensuale.
Orari di visita: da lunedi a venerdi 17- 20 / sabato e domenica 10 - 13/ 16
InfoTel: 347 8212791 (dopo le ore 17)
Ingresso Libero
dal 13 al 26 novembre 2010 - Galleria Arte=Foto
COLLEZIONISMO FOTOGRAFICO
Autori in mostra: Mario Lasalandra, Gianfranco Moroldo, Nino Leto, Augusto Viggiano, Lanfranco Colombo, Erminio Annunzi, Claudio Argentiero, Umberto Armiraglio, Carlo Bevilacqua, Mario Vidor, Giuliana Traverso, Isabel Lima, Giovanni Sesia, Gin Angri, Mario Giacomelli, Pellegatta Fiorenzo, Virgilio Carnisio, Giovanni Mereghetti, Duccio Nacci, Niglia Davide, Franco Pontiggia, Perotti Graziano, Emanuela Colombo, Mutti Roberto, Pensotti Stefano, Matteo Coltro, Laura Mazza, Introini Marco, Antonio Ria, Franco Donaggio, Innocenzo Pedretti, Raoul Iacometti, Bruno Cattani.
Inaugurazione di un nuovo spazio in città per la fotografia d’arte e da collezione Galleria Arte=Foto A.F., che apre al pubblico con una prima esposizione di immagini di autori affermati e giovani di talento, in un ambiente riservato e accogliente, proponendo immagini d’arte con l’intento di incoraggiare il collezionismo fotografico di qualità.
Le immagini esposte, saranno successivamente proposte all’asta di solidarietà in programma il 27/11/2010 alla Fondazione Bandiera per l’Arte.
Drink Live Jazz
Galleria Arte=Foto – Via Petrella 18 – Busto Arsizio (Va)
e-mail: umberto@armiraglio.org
visita della mostra su appuntamento fino al 26/11/2010 telefonando al n° 335 6551592
Luciano Montemurro
Lacerazioni immaginarie
galleria Cascina dell’Arte - Via Vespri Siciliani, 5 - Busto Arsizio (Va)
Dopo anni di intenso lavoro dedicato alla documentazione della propria terra, di reportage sull’uomo e l’integrazione con il paesaggio, Montemurro scopre un nuovo percorso creativo, riconsiderando le tante immagini fotografiche scovate nel suo archivio, risalenti a molti anni or sono, sfruttando sapientemente le nuove tecnologie. Rielabora il proprio linguaggio espressivo, lasciando alle spalle il manierismo per addentrarsi in un più intimo ascolto delle proprie percezioni. Veemenze espressive che si manifestano con colori forti, stravolgimenti cromatici impastati da infinite sfumature, forme indefinibili che lacerano il supporto cartaceo, lasciando all’immaginazione il compito di trovare una chiave di lettura, la propria. Non si può restare impassibili di fronte alle opere di Montemurro, che piacciano o meno, comunque ti interpellano. Nel suo studio, tra centinaia di dischi, libri sparsi ovunque, frammenti di carte d’artista e ritagli di giornali, convivono le opere ultimate e quelle abbozzate. Lì si trova chiave segreta dell’esperienza. Nato nel 1949, Luciano Montemurro ha frequentato l’Istituto d’Arte Corato poi il Magistero d’Arte a Firenze. Insegna arte e immagine in una scuola. Si occupa di fotografia dalla fine degli anni ’70. Ha esposto in importanti gallerie in Italia ed è autore di diversi libri.
Orari di visita: da giovedi a domenica 16-19
InfoTel:
e-mail: info@archiviofotografico.org
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Eligio Corti
Architetture: profili e colore
foyer Museum Cafè – Via Luigi Galvani, 2 – Busto Arsizio (Va)
Le architetture di Eligio Corti non sono una mera rappresentazione a scopo didattico o di documento, ma piuttosto un’interpretazione degli spazi urbani e un incastro di forme e scorci inusuali delle città. Anche il colore distingue lo stile dell’autore, che attraverso l’accentuazione di ombre e luci, compone un mosaico di sfumature che caratterizzano, drammatizzano e fermentano l’immaginazione, penetrando il paesaggio con varianti inventive che seguono le traiettorie della percezione.
Orari di visita:
InfoTel:
e-mail:
Ingresso Libero
Accesso facilitato ai disabili
Matteo Coltro
Strange, Green, Cliffs
“Dove il paesaggio è da cartolina, dove la natura incontaminata mostra i suoi capolavori, dove la mia visione restituisce un nuovo luogo tagliato, stravolto, rielaborato”. Un progetto di rivisitazione di alcuni luoghi, che il giovane e talentuoso Matteo Coltro conduce da qualche tempo, alla ricerca di un proprio linguaggio espres
