La guerra civile che sta oggi insanguinando la Siria
Il primo impatto con la Siria era stato... con il caldo. All'aeroporto di Damasco, una tra le città più antiche del mondo, il termometro segnava 43 gradi. Era il tardo pomeriggio del 20 agosto 2010 e il mattino successivo, in una piccola sala soprastante la chiesa melchita dei santi Sergio e Bacco a Maalula, don Lorenzo Calori (allora prevosto di Olgiate Comasco) aveva ricordato come occidentali e orientali siano accomunati dalla devozione alla Madonna, auspicando peraltro "una devozione vera, che porti alla contemplazione e a un cammino di imitazione, per tracciare in tal modo la strada verso l'unità dei cristiani". di Claudio Bottagisi
Avevamo poi visitato il Krak dei Cavalieri, gli scavi archeologici di Ugarit, quindi Apamea ed Ebla, nella cui biblioteca reale furono ritrovate oltre 15.000 tavolette incise con i caratteri cuneiformi sumeri.
| Un suggestivo scorcio della "Cittadella" di Aleppo fotografata da Claudio Bottagisi nel suo viaggio in Siria del 2010. |
Il pomeriggio del 22 agosto avevamo raggiunto la sede del Vicariato apostolico di Aleppo e incontrato monsignor Giuseppe Nazzaro, vescovo della comunità latina, originario di San Potito Ultra, in provincia di Avellino. Questi aveva spiegato che la loro è una comunità missionaria e che da loro dipendono sessanta conventi sparsi in tutta la Siria. "Viviamo in un clima di unione delle Chiese - aveva specificato - e in Aleppo esistono sei comunità cattoliche, ciascuna con un proprio vescovo. La nostra è una comunità povera, così la gran parte degli aiuti li ottengo quando vengo in Italia". "Le relazioni con i musulmani sono buone - aveva aggiunto - e in effetti qui ad Aleppo problemi non ne abbiamo. Noi siamo liberi di vivere il nostro cristianesimo e i musulmani osservano e ci guardano con rispetto. Del governo, poi, non posso certo dire male. Ci dà gratuitamente l'acqua e l'elettricità e condannare la Siria all'ostracismo o definirla un Paese terrorista sarebbe un grave errore".
Di buone relazioni con i fratelli musulmani aveva parlato, qualche giorno dopo a Palmyra, anche padre Giorgio, siriano di Homs, prete greco-cattolico. "Sono contento di vivere qui da ormai 5 anni - aveva detto - anche se mette tristezza pensare che proprio a Palmyra vi sono soltanto sei famiglie cristiane contro le 350 dei primi anni Trenta. Con i musulmani stiamo bene e io stesso partecipo più volte alle loro situazioni e ai loro momenti di vita vissuta, tristi o felici che siano".
| Un'immagine della città di Damasco, in Siria. |
Oggi quegli incontri e quelle giornate gioiose in terra di Siria tornano ad affacciarsi alla memoria di coloro i quali avevano preso parte a quel viaggio dell'estate del 2010 voluto dalla parrocchia di San Fedele in Como e guidato dal prevosto della "città murata", monsignor Carlo Calori. E' soltanto di un paio di giorni fa la notizia secondo cui le forze siriane hanno bombardato i quartieri di Homs, bastione della rivolta contro il regime di Bashar Al-Assad nel centro della Siria, causando almeno 39 le vittime. Le tv arabe hanno mostrato immagini della città, con colonne di fumo che si levavano in cielo. Nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 febbraio oltre 230 civili sono stati uccisi a Homs, secondo l'opposizione siriana che ha parlato di "massacro". E centinaia di blindati dell'esercito hanno assaltato la città di Zabadani, nella provincia di Damasco.
La comunità internazionale guarda al Paese con crescente preoccupazione, tanto più che è soltanto delle ultime ore la notizia secondo cui testimoni presenti a Homs assicurano che la città, al quinto giorno consecutivo di bombardamenti, è ormai allo stremo. Il fatto che proprio a Homs sia stato colpito anche un ospedale psichiatrico potrebbe tra l'altro aggravare il già tragico bilancio di 400 giovani vittime denunciato martedì dall'Unicef. E alla nostalgia di quei giorni vissuti in Siria soltanto un anno e mezzo fa si aggiunge il sentimento di angoscia che si accompagna all'ascolto di una terra insanguinata da quella che appare ormai a tutti gli effetti una vera e propria guerra civile.