Sono trascorsi 25 anni dalla tragica alluvione che provocò numerosi morti e distrusse interi paesi
Sant’Antonio Morignone (Sondrio) - Sono trascorsi 25 anni dalla tragica alluvione di Valtellina dell’estate 1987. Le piogge torrenziali della fase iniziale provocarono 24 morti (di 12 non sono mai state trovate le salme). L’immensa frana della Val Pola staccatasi dal monte Coppetto provocò altri 29 morti, dei quali due soli ritrovati.
di Aloisio Bonfanti
L’alluvione ebbe inizio nel pomeriggio del 18 luglio 1987. Lecco divenne il centro di retrovia per le colonne di soccorso dirette verso la provincia di Sondrio. Passarono carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili del fuoco con natanti e mezzi anfibi, crocerossine, reparti di bersaglieri e di genieri, nuclei mobili della Protezione civile e della Croce Rossa. Passarono autoambulanze, autocisterne, cucine da campo, gruppi elettrogeni, ruspe e idrovore, tende e ricoveri mobili. Raggiunse subito la provincia di Sondrio l’allora ministro della Protezione civile Giuseppe Zamberletti. Centrali operative di coordinamento furono organizzate a Sondrio, Morbegno e presso l’Opera don Folci a Colorina. Seguì la tragedia della Valtellina il nostro direttore Claudio Redaelli, che si era unito agli inviati dell’emittente lecchese Tsl, in particolare al telecronista Aloisio Bonfanti e all’operatrice di ripresa Paola Nessi, in seguito passata alla Rai Tv.
Nella cronaca dell’alluvione della Valtellina divennero popolari, oltre al capoluogo Sondrio, i nomi di comuni quali Tartano, Talamona, Fusine, Colorina, Sant’Antonio Morignone, Torre di Santa Maria e altri. Numerosi risultarono i collegamenti per informazioni dell’ultima ora con Armando Trabucchi, de “Il Giorno”, che operava in Alta Valtellina, nella zona di Bormio, e con Diego Robustelli, di Radio Morbegno. Vi erano preoccupazioni anche per i campeggi estivi di giovani lecchesi in Val Viola e per molti turisti, sempre della zona di Lecco, che si trovavano a Bormio.
Era accaduto che alcuni lecchesi, lasciate le vacanze di Bormio viste le avverse condizioni atmosferiche, si trovavano in gravi difficoltà in località Ponte del Diavolo, dove l’Adda aveva superato gli argini e invaso la sede stradale. Non rimase loro che salire precipitosamente lungo il pendio montano, dove vennero soccorsi dai residenti di insediamenti rurali. Erano stati considerati dispersi, non avendo la possibilità di effettuare collegamenti telefonici ed essendo le linee devastate dalla furia delle acque (allora non c’erano ancora i cellulari). Riuscirono a dare notizie rassicuranti ai parenti grazie a un radioamatore collegato con Tsl Lecco. C’era tra loro anche il sindaco di Mandello Lario, Giacomo Mainetti. Da segnalare la colonna di soccorso - con nuclei delle penne nere dell’Ana - che partì da Cortenova, risultando particolarmente operativa a Pian della Selvetta e Colorina. La seconda fase della tragedia avvenne con il terrificante distacco di un’immensa frana dal monte Coppetto che cancellò i due paesi di Morignone e Sant’Antonio Morignone, già evacuati.
La frana dal Monte Coppetto ostruì il corso dell’Adda, provocando un largo invaso d’acqua con minacce di crollo nella vallata sottostante e ciò avrebbe provocato apocalittiche devastazioni. Vi fu la tracimazione dell’invaso attraverso un’apposita canalizzazione artificiale, con i rischiosi lavori affidati all’impresa Paride Cariboni di Colico. Vi fu la diretta della Rai Tv condotta da Piero Scaramucci.
Il dramma della Valtellina alluvionata si specchiava anche nel lago di Lecco, dove le acque alte e limacciose raggiunsero, alla darsena della Canottieri, un livello che sfiorò la marmetta di indicazione della piena record di tutto il Novecento, registrata il 3 novembre 1928.