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20120726

La Sagra è alle porte


Barzio (Lecco) - Cosa sarebbe la Valsassina senza la “sua” Sagra? Forse potrebbe risponderci chi era presente nell’estate del 1965, l’ultima trascorsa senza stand e standisti, spettacoli e fuochi d’artificio, traffico d’auto e moto, insomma tutto ciò che poi è stato.
Vista la corsa del tempo qualcuno potrebbe anche pensare che stiamo parlando non più di storia ma di preistoria, ed effettivamente le immagini in bianco e nero di quegli anni ci consegnano una Valle straordinariamente verde e ancora poco urbanizzata, dove stava iniziando il “boom” edilizio che decise sostanzialmente le sorti del nostro turismo.

Ma, visto che né storia né tantomeno preistoria si possono cambiare, torniamo all’oggi ed all’appuntamento che prenderà il via il prossimo 11 agosto.
“Siamo pronti!” afferma perentoriamente Ferdinando “Pucci” Ceresa, presidente dell’Associazione La Fornace che organizza la Sagra da quando questa si svolge a Prato Buscante.
“Siamo pronti” gli fa eco Riccardo Benedetti, che un po’ di storia la conosce, visto che è dal 1992 che ogni agosto respira l’aria che gira intorno agli stand. Fu lui a raccogliere la pesante eredità dell’Elma e, soprattutto, di Renato Corbetta, garantendo in tutti questi anni una continuità che in Valle costituisce un mezzo miracolo, capaci come siamo di costruire e distruggere ciò che funziona in pochissimo tempo.
Con loro dall’11 al 19 agosto anche Carlo Conte, un altro che di Sagre se ne intende visto che almeno una quindicina se le è fatte tutte: Conte è il tecnico della compagnia, una compagnia che, come abbiamo visto, si riduce a un trio ben affiatato, ciascuno con le sue competenze ed esperienze.
“La crisi c’è - dice Ceresa - e ne siamo ben consapevoli: ma le domande sono arrivate lo stesso numerose ed abbiamo anche potuto scegliere, quindi…”
Quindi la Sagra tiene?
“Gli espositori - interviene Benedetti - dicono sempre che di Sagra ce n’è una sola. Aggiungo che in molti casi risolve anche problemi di bilancio. Ma non è solo per questo che la Sagra tiene.”
Già, ci deve essere dell’altro se siamo arrivati alla 47ª edizione; se ogni anno l’affluenza del pubblico non delude le aspettative; se da sempre, comunque vada, è un successo.
“Possiamo paragonarla al Festival di Sanremo - azzarda Pucci Ceresa - una manifestazione che nessuno dice di guardare e poi il giorno dopo scopriamo che un italiano su quattro era davanti alla televisione. Ecco, la Sagra è così: sarà sempre (o quasi) la stessa, ma la gente viene egualmente. Del resto, anche le canzoni di Sanremo si assomigliano tutti gli anni. O no?”
Quest’anno, però, una grossa novità c’è, e sarà ben visibile.
“Abbiamo la possibilità di sfruttare per la prima volta la palazzina costruita dalla Comunità Montana vicino a Villa Merlo - spiega Carlo Conte che del gruppo è il tecnico - e siamo chiaramente soddisfatti e curiosi di vedere come si inserirà nel contesto a livello funzionale”.
Espositori vecchi, espositori nuovi; espositori della Valle, espositori da fuori Valle. Come sarà la 47ª?
“Come al solito - spiega Benedetti - ci sono rinunce e nuovi arrivi: la Sagra cambia pelle, sia pure lentamente, ogni anno, ed è giusto sia così. Il pubblico vuole vedere sempre qualche novità e noi l’abbiamo. Per quanto riguarda il dentro e fuori la Valle è un tema che per anni ha fatto versare inchiostro anche a sproposito”.
La teoria di Benedetti, infatti, è ben nota a tutti da tempo.
“La Sagra è un veicolo che permette a chi vuole di promuovere il nostro territorio nei confronti di decine di migliaia di visitatori che provengono, per la stragrande maggioranza, da zone a noi molto vicine. C’è chi lo ha capito e chi no. C’è chi cerca di capirlo e chi, invece, non vuole nemmeno sforzarsi”.
“Guardiamo anche alla sottoscrizione a premi - aggiunge Ceresa - che da sempre raccoglie fondi per le iniziative sul territorio: la Sagra è anche questo, e le associazioni che l’hanno organizzata lo sanno benissimo”.
Siete in viaggio verso il cinquantesimo.
“Proprio così - è sempre Ceresa a rispondere - ma non solo: il 2015, anno del cinquantesimo, sarà anche l’anno di Expo. Ciò significa che dovremo impegnarci ancora di più, anche se mancano tre edizioni e ciascuna richiede sempre grande dedizione e applicazione. In questo momento l’attenzione è puntata verso l’edizione di quest’anno.”
Che, vista la crisi, è una incognita.
“Come ho detto prima - dice Ceresa - la crisi è un dato di fatto del quale non si può non tener conto. Sarei veramente contento se gli espositori a fine Sagra ci dicessero che è andata meglio delle loro aspettative. Sarebbe un bel successo visto il costante pessimismo verso il quale la situazione ci ha condotto”.
La Sagra nata negli anni del “boom”, insomma, rischia di vivere un’edizione sotto tono?
“Il nostro compito - è Benedetti a parlare - è quello di creare l’evento e di garantire i servizi affinché possa arrivare il maggior numero possibile di visitatori. Anche quest’anno, ne sono certo, avremo situazioni di tutto esaurito. Credo stia agli espositori, ai quali non dobbiamo insegnare nulla commercialmente, attrarre il pubblico dalla loro parte. E i conti, in ogni caso e come sempre, li faremo alla fine”.