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20120716

Mario Panzeri e i suoi “ottomila”

“Se non avessi ritardato la partenza per l’attacco decisivo alla cima per concedermi un altro caffè, oggi non sarei qui a raccontare com’è andata. Poco dopo è scesa una valanga che ci avrebbe travolti”
Un riconoscimento dal presidente di Acel Service, Angelo Fortunati, a Mario Panzeri
Mandello del Lario (Lecco) - Nel cuore di sua moglie Paola rimarrà per sempre “scolpito” quell’urlo che il “suo” Mario le ha lanciato il pomeriggio del 17 maggio, quando in Nepal erano quasi le 6 del pomeriggio, dalla vetta del Dhaulagiri. “Sono in cima, sono in cima”. Un urlo di gioia ma anche un urlo liberatorio, arrivato fino a Rongio di Mandello dalla cima della “montagna bianca”, l’ultima che ancora mancava alla prestigiosa collezione di “ottomila” conquistati - senza l’ausilio dell’ossigeno - da Mario Panzeri. 
di Claudio Bottagisi 

Adesso quel record non appartiene più soltanto a Reinhold Messner e a Silvio Mondinelli, gli unici due italiani a essere riusciti prima di lui nell’impresa di salire appunto tutti i quattordici “8.000” della Terra. Ora tra i grandi dell’alpinismo mondiale c’è anche lui, il Mario, capace di entusiasmare per la sua forza fisica, la sua tenacia e la sua disarmante semplicità.
Ha 48 anni, Panzeri, ma la tempra e la voglia di stupire sono quelle di un ragazzino. Guida alpina dal 1987, ha scalato le principali cime alpine ripetendo le vie classiche e compiendo alcune “prime” in solitaria, invernali e concatenamenti. Oltre alle esperienze himalayane ha salito nel 1985 lo spigolo nord-ovest dell’Ama Dablam in Nepal, ha aperto una nuova via sull’Aiguille Poincenot in Sud America e salito lo Huascarán. Adesso il Dhaulagiri l’ha incoronato re degli “ottomila” e lui, appena rientrato in Italia dal Nepal, non ha esitato a dire: “Non andrò più su un 8.000. Mi è andata sempre bene anche perché qualcuno, dal cielo, mi ha aiutato, ma a quelle altezze sei sempre al limite e non sai mai cosa ti può capitare. Ricordo i pericoli che ho corso quando ho salito l’Annapurna, ma pure il Dhaulagiri non scherza affatto...”.
Mario Panzeri e sua moglie Paola

Ascolti Mario raccontare le fasi più emozionanti della sua avventura e inevitabilmente pensi al destino. “Se non avessi ritardato la partenza per l’attacco decisivo alla cima - dice con un sorriso - per concedermi un altro caffè, oggi non sarei qui a raccontare com’è andata. Poco dopo, infatti, è scesa una valanga che ci avrebbe certamente travolti”. Già, il destino. “Eravamo sul plateau finale e dovevamo scegliere la punta da raggiungere e il canale giusto per arrivarci - afferma Panzeri - così abbiamo scelto la strada più corta ma forse più rischiosa, un canale con passaggi di quarto grado a 8.000 metri, senza corda. E il destino ha voluto che quella fosse la scelta vincente”.
Panzeri e Silvio Mondinelli insieme al centro sportivo con la t-shirt simbolo dei 14 “ottomila” conquistati da entrambi gli alpinisti.

Era sponsorizzata da Acel Service, la spedizione al Dhaulagiri di Mario Panzeri. E il suo presidente Angelo Fortunati ha definito questa sponsorizzazione “la più bella da quando sono alla guida della società”. “Gli siamo stati vicini - ha affermato nei giorni immediatamente successivi al rientro in Italia dell’alpinista - e siamo orgogliosi del suo successo”.

Un grande successo, certo, degno di una grande festa qual è quella che si è tenuta il 9 giugno al centro sportivo di Pramagno. Una festa colorata e simpatica, con tanti ospiti e soprattutto tanti amici di Panzeri. C’era innanzitutto Silvio Mondinelli, che aveva portato a Mario una t-shirt con la scritta “...alura?” sul davanti e sul retro il numero 14, quanti sono appunto gli “ottomila”. C’erano Agostino Da Polenza e Mario Curnis, alpinista di fama internazionale che alla montagna si è avvicinato fin dal ‘59. C’era Giuseppe Alippi, il mitico “Det”. E c’erano la guida alpina e maestro di sci di Livigno Giuseppe Lafranconi, “ragno” della Grignetta, Daniele Bernasconi, Marco Anghileri e tanti altri rocciatori. Tutti insieme per “celebrare” un mandellese “umile e forte”, come l’ha definito Emilio Aldeghi, presidente del Cai Lecco. Un mandellese che è “un esempio da imitare”.