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Agricoltori, minatori e rocciatori ai Piani Resinelli

A colloquio con Cesare Perego, presidente dell’Associazione Resinelli turismo
Re Alberto sulla paretina del “Torrione Magnaghi centrale” - ottobre 1931-IX (da “Rivista mensile CAI)”.

La mostra può essere considerata un fantastico viaggio in una località ben caratterizzata dai sentimenti di chi l’ha vissuta, amata, contrastata

Piani Resinelli - “Agricoltori, minatori, rocciatori e altra gente…”. Questo il titolo della mostra fotografica che l’Associazione Resinelli turismo ha allestito al centro servizi Piero e Marco della Santa, con patrocinio e ospitalità della Comunità montana del Lario Orientale e Valle San Martino, ai Piani Resinelli e che sarà aperta al pubblico a partire da sabato 11 luglio, con inaugurazione prevista per le ore 17.

“Con questa mostra retrospettiva - dichiara Cesare Perego presidente dell’associazione - si vogliono illustrare con 50 fotografie d’epoca, i diversi momenti di un processo evolutivo della località montana per eccellenza che ne ha caratterizzato i primi anni 60 del 1900. Dal mondo agricolo, al mondo dell’arte mineraria, dallo sci, passando dall’alpinismo, per giungere alla vocazione turistica che ha avuto negli anni 50 -60 un avvio di questa attività una visione lungimirante alternativa al classico lavoro nelle fabbriche che hanno caratterizzato lo sviluppo della città di Lecco delle aree circostanti in quegli anni”.
“I Piani Resinelli hanno vissuto un momento d’oro negli anni ’60 - aggiunge - poi un declino durato qualche decennio e oggi tornano a essere meta privilegiata per l’alpinismo, l’escursionismo e quel turismo familiare e scolastico sempre più in espansione. Con questa iniziativa ci si propone non solo la valorizzazione o il recupero di luoghi e spazi, magari dimenticati, del nostro territorio, ma, anche, la riscoperta e la rilettura dei valori del passato, frutto del lavoro e del sacrificio delle generazioni che ci hanno preceduto, alla luce della nostra sensibilità moderna”.
“Un modo, peraltro, per dare continuità alla storia del nostro territorio attraverso un passato, spesso ridotto a sola archeologia storica o sociale, che non può morire, e un presente che non può essere tale se non in rapporto proprio con questo passato”.
“In montagna - osserva sempre Perego - è più percettibile che in qualsiasi altro ambito il limite delle risorse ambientali e spesso la loro irripetibilità, dovrebbe essere più semplice tradurre in azioni i principi dello sviluppo sostenibile. Ma la montagna pare intenda con inusuale e determinata forza riprendere il dominio assoluto degli spazi imponendoci delle severe riflessioni sulla nostra convivenza con il territorio montano. Purtroppo si assiste ad un impoverimento delle zone di montagna con la dissoluzione del patrimonio di conoscenze legate alle popolazioni locali”.
C’è poi un altro aspetto che con l’iniziativa si intende evidenziare: la ricchezza e il valore di questa porzione di territorio che soltanto noi possediamo, quindi far conoscere la realtà che è propria di questa porzione di territorio lecchese per leggere nel grande libro della natura il corso delle stagioni, degli anni e saperne vedere nella pratica costante le straordinarie potenzialità.
Pian dei Resinelli, Grigne. Pare che a Leonardo nel complesso piacessero, o quantomeno ne fu grandemente colpito. Nei suoi appunti di viaggio, ricorda la Grigna come la “più alta montagna ch’abbia questi paesi, ed è pelata”.
Ci si era imbattuto, probabilmente, nel corso di un’escursione in Valsassina quando, provenendo da Mandello, aveva dovuto molto faticare nel passaggio. Di certo l’imponente aspetto della Grigna l’aveva impressionato. Montagna prestigiosa che ha reso famosa in tutto il mondo la nostra terra. Rocciatori come Cassin, Mauri, Ferrari e tanti altri il cui prestigio non ha conosciuto confini.
Non sarà difficile immaginare quali saranno state le condizioni di vita e lavoro all’interno delle miniere: anche questi monti scrivono un pezzo di quella immane storia di tragedia e morte che è la miniera.
Come non ricordare la costruzione di rifugi alpini, le attrezzature alberghiere, la costruzione del trampolino di salto con gli sci “Nino Castelli” e la disputa dei campionati nazionali del 1934 e 1936? Nel giugno 1934 iniziano i lavori di costruzione della strada consorziale entrata in esercizio nel ‘36.
La mostra nella sua complessità la si vuole considerare un fantastico viaggio in una località ben caratterizzata dai sentimenti di chi l’ha vissuta, amata, contrastata con le proprie azioni o sentimenti. Il resto è storia di oggi, una storia segnata in prevalenza dai ritmi di un turismo che, negli anni del miracolo economico si fa sempre più intenso. E i problemi, anche, sono quelli di oggi: come assicurare alla località un ulteriore sviluppo turistico e sportivo senza distruggerne la dimensione naturale.

Inaugurazione: 11 luglio - ore 17
Orari apertura a ingresso libero: Luglio: Sabato dalle 15 alle 18
Agosto: Tutti i giorni dalle 15 alle 18
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