20160115

Area vasta? Possiamo essere una piattaforma produttiva di livello europeo

L’intervento del Presidente di Api Lecco, Luigi Sabadini



Abbiamo la possibilità di diventare uno dei sistemi produttivi più performanti d’Europa: cogliere questa sfida dipende solo da noi. Con queste poche parole vorrei sintetizzare il contributo di Api Lecco alla opportuna discussione che si sta sviluppando in questi giorni sui media locali circa la natura ed i confini della nuova “Area Vasta” che, entro un anno, sostituirà le attuali province.

E’ infatti evidente che il discorso non può ridursi al tracciare questo o quel perimetro geografico, magari a vantaggio del mantenimento di questo o quel centro di potere. Ancor peggio sarebbe poi muoversi in ordine sparso, ciascun Ente con propri criteri, cosa che per altro in parte è già accaduta per Asl, Aler, Inail: ben venga la razionalizzazione degli uffici, ma ciò non deve avvenire sulla testa e a spese di cittadini e imprese! In questo senso appare centrata l’idea del governatore Maroni di ricondurre tutte le competenze dei diversi Enti all’interno dei medesimi perimetri di ciascuna futura Area Vasta. Vogliamo poi denominarla “Cantone”? Al momento non mi porrei il problema nominalistico, pur piacevole, visto non vi sarebbe sostanzialmente nulla in comune con l’esperienza confederale elvetica!

Per tratteggiare un’ipotesi di Area Vasta occorre ragionare su criteri di affinità e complementarietà economico-produttiva e sulle infrastrutture fisiche a supporto e di collegamento. Pertanto ci pare che l’asse Lecco-Monza costituisca un dato di fatto ben performante già per propria spontanea natura, e per la quotidiana dinamica dei nostri spostamenti e dei nostri interessi. Seguendo la direttrice meratese (asse ferroviario) si entrerebbe ancor meglio in contatto con il distretto elettronico e hi-tech vimercatese, mentre sarebbe logico estendere il bacino abbracciando anche parte dell’Isola bergamasca in seguito alla realizzazione della nuova tratta Lecco-Bergamo; se guardiamo invece l’asse stradale della SS36 viene spontaneo quanto meno raccogliere tutto il versante ovest, da Erba, Alzate, fino a Mariano, tessuto in massima parte ancora metalmeccanico.

Ma questo costituirebbe solo il livello minimo: infatti, il passo successivo sarebbe dialogare con la parte più dinamica del comasco, ovvero il canturino, la patria del legno, già ben connessa alla Pedemontana e quindi a Malpensa, perfettamente complementare al distretto monzese del design.

Giunti a questo punto la nostra area vasta potrebbe contare su almeno 4 eccellenze mondiali: il metalmeccanico, il mobile-arredo, l’hi-tech meccatronico e il comparto gomma–plastica. In cifre, si tratterebbe di un’area incredibile composta da circa 150 mila imprese per un fatturato annuo di 46 miliardi di euro, caratterizzata da una compatta presenza di manifattura (40% del fatturato) fortemente protesa all’export, secondo per volumi solo all’area metropolitana milanese, la quale deve però l’80% del proprio valore aggiunto al comparto terziario. Seguendo questa impostazione, sarebbe logico attendersi che anche talune aree della vicina provincia di Sondrio potrebbero trovare grande vantaggio ad appartenere a questa Area Vasta che stiamo tratteggiando: in particolare la bassa Valtellina e tutta la Valchiavenna, caratterizzati da una forte presenza metalmeccanica e dall’industria alimentare.

E il turismo? Senza troppi voli pindarici, occorre da subito ottimizzare l’offerta ricettiva per il segmento business legato alle aziende, arricchendolo con pacchetti culturali e ricreativi, poiché i processi di internazionalizzazione che le aziende stanno sviluppando generano progressivamente una crescita di questo segmento, per altro posizionato su un profilo di spesa medio-alto e una dinamica di afflussi non stagionale. Circa le nostre risorse paesistiche, forse a quel segmento di vacanzieri ricchi e oziosi che gravita sul ramo occidentale del “Como Lake” potrebbe aggiungersi quello più sportivo e dinamico del ramo orientale (dal kite-surf di Dervio all’alpinismo in Grigna) per non parlare dell’attrattiva di Villa Reale e Autodromo. Se ci fossero gli estremi per un ripensamento da parte degli amici sondriesi, mi piacerebbe domandare se il turismo della loro Alta Valle (gruppi Stelvio e Bernina) non avrebbe solo che da guadagnare nel partecipare al disegno di questa nuova area vasta!
Occorre quindi da subito mettere a sistema le risorse migliori di ciascun territorio, attraverso un’intensa attività di dialogo e confronto a tutti i livelli, facendo in modo che il nuovo soggetto di Area Vasta possieda adeguata massa critica nel rappresentare coerentemente le proprie istanze ed esprima una classe dirigente all’altezza della propria nuova missione.


Di Luigi Sabadini – Presidente Api Lecco