20160416

Gran Sasso, serata Df Sport Specialist con Massimo Marcheggiani


Classe 1952, viso e parlare sincero come il vino di Frascati, città da cui proviene, Massimo Marcheggiani è uno di quegli alpinisti che fa, in silenzio, molto più di molti che occupano pagine di giornali e blog su internet. Giovedì 14 aprile ha regalato una serata di montagna, ma anche di cultura, al pubblico di Df Sport Specialist, che ha potuto scoprire, grazie ai suoi racconti, il Gran Sasso e le sue magnifiche pareti. 

"Io non faccio l'alpinista. Lo sono" è una delle sue frasi più celebri e una di quelle che meglio rappresentano il suo modo di vivere la montagna. Montagna che ha scoperto tardi, a 23 anni, dopo aver fatto mille lavori per potersi mantenere. Le sue mani hanno toccato la roccia e non sono più state capaci di starne lontane.
Nella sua carriera ha salito 8 montagne inviolate e aperto molte nuove vie, dalla via del Vecchiaccio del 1977 con Pierluigi Bini e Vito Plumari (la via più ripetuta del Gran Sasso, uno dei primi tentativi di passare al sesto grado) al concatenamento delle tre Spalle del Corno Piccolo in invernale con Lorenzo Trento del 2015. "Non ho mai messo uno spit nè usato corde fisse in Himalaya - racconta, orgoglioso di un modo di scalare ormai raro -. La fatica non mi spaventa.Anche in Himalaya non ho quasi mai voluto supporto alle mie spedizioni, di cuochi o portatori. Eravamo solo noi, magari arrivavamo bruciati dalla fatica, ma avevamo fatto tutto da soli".
Momenti difficili non sono mancati. Come sul Gran Sasso, dove una bufera lo ha alzato di peso facendolo cadere sulla sua piccozza e provocandogli una grave ferita al volto. O sul Nanga Parbat, dove a 6200 metri è stato travolto da una enorme valanga con i suoi compagni. "Ne siamo usciti incolumi, per miracolo - racconta - abbiamo sentito la vera forza della natura. E' stato il mio primo e ultimo ottomila: su quelle montagne ci vuole poca tecnica e molta fatica. A me, invece, piace scalata difficile".
Ma amare le difficoltà non significa farne un obiettivo. "Non è il grado che da il valore ad una salita. E' il fatto di realizzare un progetto, e di condividerlo con chi ti sta accanto. Non amo le solitarie, mi rendono triste".
Tra un racconto e l'altro, gli spettatori hanno scoperto il Gran Sasso. Il Corno Grande, il Corno Piccolo, il Monte Camicia, il rifugio Franchetti, Campo Imperatore, l'Abruzzo agricolo e i centri abitati "ancora integri nelle loro forme antiche". "Una montagna, forse l'unica in Appennino, dove è possibile fare alpinismo di serie A. Sulla roccia fantastica del Corno Piccolo, sul ghiaccio e la neve della Nord del Camicia, o sull'immenso paretone del Corno Grande, che nasconde luoghi così selvaggi che richiedono giorni per l'avvicinamento o dove non ti vede nè sente nessuno".
Marcheggiani ha voluto dire "grazie a DF Sport Specialist per aver guardato cosa c'è al Sud. Il Gran Sasso, una meta bellissima che merita un viaggio". Sergio Longoni, ringraziando Marcheggiani per la splendida serata di "alpinismo e cultura", ha ricordato che Walter Bonatti, "rapito dal fascino della montagna, per scalare sul Gran Sasso si dimenticò perfino il secondo appuntamento con Rossana Podestà".