20160422

La bici sartoriale e il poemetto “Occhio a la pèna!”sabato 23 aprile allo Studio Maitre di Lecco


Sabato 23 aprile alle ore 11, lo Studio Maitre presenterà, nello spazio rinnovato di via Bovara 19 a Lecco, La bici sartoriale dell’artefice dell’“Inviamént di pènn stilo”.
Nell’occasione saranno declamati alcuni versi del poemetto “Occhio a la pèna!” nell’idioma lecchese di recente pubblicazione ad opera di Aristide Angelo Milani nel venticinquesimo anniversario della scomparsa di Cesare Sartori, el dutur di stilo.

Scrivono gli editori nella prefazione: “Occhio a la pèna! Non è altro che l'uso improprio, della classica espressione dal significato di allertazione intesa con un pizzico di furberia, avendo assunto in questo contesto, valenza unicamente oggettiva. Propriamente quella attinente alla pènna, visto che il poemetto dedica la maggior parte dei versi ad essa e chiaramente al pianeta più che al panorama... pènna.
Il poeta giustifica questa sua ingordigia o meglio... il suo  smisurato senso di sfundràa, avendo speso ben 800 decasillabi complessivamente per la stesura della composizione, semplicemente per il fatto di essersi lasciato prendere dalla... pènna! Un po' troppo però, a parer nostro, vista la notevole mole del lavoro, giustificato pure dal fatto che il protagonista, ovvero l'òm di pènn, altro non era che un ferroviere di Ca' feruviéri che, oltre al gusto di dedicarsi alla riparazione delle penne (giusta stilo) negli anni '40 e '50, aveva pure il dono di Giustaòss, ovvero il massaggiatore degli arti slogati. Dettaglio, questo della duplice professionalità che, sino a un mese fa aveva appunto fatto assumere all'opera il titolo di GIUSTAOSS    GIUSTASTILO, incongruenza questa che non poteva sfuggire all'occhio dell'artefice della quadruplicazione dei versi a favore dell'argomento "penna," dovendo così convertirlo con l'attuale titolo: Occhio alla pènna!
Altra peculiarità originale del lavoro è quella di aver coniugato  prefazione e  postfazione con il testo poetico! Assimilati in maniera tale da non lasciare presenza alcuna di paratesto, volendo correre a tutta... poesia, dialettale chiaramente, l'idioma lecchese.
Tornando al personaggio, chiamato Sartori, Milani esalta la singolarità di un soggetto non inseribile nella sfera degli ambulanti perché “el metéa gioo banchètt senza èss banchée...”  e oltretutto in "piedi eretto" accanto a un tavolino, servendosi unicamente delle mani per sostituire pennini e i congegni di cui erano dotate le stilo di allora, nell'ipotesi migliore di riuscire a farle viaggiare ancora.

Ma il meglio che è riuscito a dare il poeta non è unicamente tutta la carrellata della penna, storia e preistoria, ma anche il ricordo dei personaggi che hanno orbitato attorno ad essa... Il babbo, il fratello che raccoglieva i pennini abbandonati sotto al banco... la sorella accompagnata dalla mamma per la caviglia slogata... la maestrina dalla penna rossa intrisa nell'inchiostro venuto dal cuore... la penna d'oro alata che scriveva con l'Argént vif indòss al ritmo dell'onda mossa dalla brezza...
Potremmo spingerci così all'infinito nell'intento di soddisfare la curiosità dei lettori, ma temiamo di farci prendere dalla mano, pardòn... dalla pènna... pure noi.

A proposito della quale, va detto che il poeta, vittima del furto del computer, si è imposto la rituale della pènna in mano per la stesura di questo lavoro, soprattutto per  onorare il nostro... maestro... e ancora, non potevamo esimerci dal definire  Aristide Milani... n'òm de pèna”.