20160429

VILLA CAROTTA, MOSTRA A 4 MANI

SINESTESIE è una mostra a quattro mani pensata all’insegna della multisensorialità e della sintesi fra le arti. Essa, ospitata nella Torretta del parco del Museo e Giardino Botanico di Villa Carlotta, può a buon diritto essere considerata, con un termine oggi molto in voga, una istallazione site specific.
Difatti, all’interno di questo ambiente, concepito per  una possibile osmosi totale, fra spazio interno ed esterno, grazie ad un recupero high-tech della preesitente struttura edilizia, sono spazialmente articolate alcune sculture di Luigi Turati, parallelamente a lavori in sospensione eseguiti da eseguiti da lui con la collaborazione di Regina Anzalone, e messiin concerto con suoni e aromi oltre che essere disponibili per esperienze tattili. Un contemporaneo commento storico documentativo offre in parallelo testi e reperti per un percorso didattico, sinergico e, appunto, sinestesico.
Fondamentalmente il concetto di sinestesia costituisce una traslazione in ambito intellettivo, un emergere cosciente di quanto avviene naturalmente o, perlomeno, lo dovrebbe, dato che l’equilibrio sensoriale risulta dissonante, incerto se non mutilo nell’individuo contemporaneo. Parrebbe un controsenso ma, proprio nell’era “digitale” stiamo per smarrire il senso del tatto nel mare impalpabile della virtualità. Il tatto, funzione principe di ogni più raffinata artigianalità, con essa stessa sta completamente e purtroppo definitivamente lasciando il passo al “fatto a macchina”. L’olfatto, il più primitivo dei sensi che primo fra tutti, ancor più  della vista, orienta verso la madre ogni neonato, già da tempo è intorpidito e confuso dagli aromi artificiali e dall’inquinamento dell’aria. Il gusto, in barba alle infinite elucubrazioni culinarie televisive, è ormai disperatamente prigioniero del precotto da supermercato. L’udito, poverino, è assordato e appiattito dal traffico stradale e dalla confusione mista a musica, della peggiore qualità, in ogni ristorante o fastfood che sia. Solo la vista parrebbe potenziata dalla sterminata offerta della spettacolarità mediatica se non fosse che l’inumana frequenza dei fotogrammi negli spot pubblicitari tende a stordirla come accade con l'uso dell’esplosivo nella pesca di frodo... e, come quei pesci, alla fine, noi restiamo supini in balia del frastuono mediatico. Bene sarebbe, a questo punto, fare un passo indietro, considerando  intellettualmente e in tutta la sua ampiezza questa problematica pressante ma, soprattutto e veniamo al dunque, servendoci di una leva efficace, che ci permetta di recuperare natura e funzione primitive della sensorialità: l'esperienza artistica.
L'arte, in tutte le sue forme, vive e si esprime in ambito sensoriale, traducendo in oggetti concreti, in forme visibili ed esperibili percettivamente ciò che poesia e filosofia, letteratura e immaginazione formulano nel mondo delle idee. Pittura, scultura, musica, senza escludere l'arte profumatoria, la danza e infine ma non da ultima, l'arte culinaria e dell'imbandigione, danno loro forma e, cosa non inconsueta nel trascorso storico di queste discipline, frequenti e significative ne sono state le sinergie e le interferenze. Se ne potrebbero riportare pochi quanto significativi esempi, a partire dalla primordiale ritualità sciamanica, fatta di gesti, vocalità e fumigazioni, per poi ricordare la magia rinascimentale riportata, non più oralmente ma ormai in forma scritta, razionalizzata in manuali operativi dagli intenti protoscientifici, come testimonia tutta la tradizione ermetica. Esempio più "moderno" ne sono state le macchine teatrali e gli apparati scenici delle feste barocche e, via via nel tempo, le esperienze a noi più vicine come quella della scuola della Bauhaus, alla ricerca di un'Arte Totale come nelle esperienze teatrali di Oskar Schlemmer, scenografiche di Marc Chagall o il balletto cubista di Erik Satie, senza dimenticare, per citare ancora solo un altro esempio, il sodalizio Skrjabin/Kandinskij.
Nel caso di questa collaborazione intessuta da Luigi Turati con Regina Anzalone, figli per intento programmatico di questo retroterra culturale, troviamo in sinergia la raffinata e quasi maniacale sensibilità tattile dello scultore con la prorompente e liquida vitalità cromatica della pittrice. Due linguaggi, un racconto: il senso fisico ed energetico della Natura viene qui  reinterpretato per mezzo di forme, in bilico fra invenzione e rappresentazione. Le formalizzazioni di questi due artisti sono contemporaneamente ben fisiche, concrete, quanto fuggevoli presenze avvolte e trasportate da una nuvola che tutto sovrasta e virtualmente assorbe e rigenera. Tutto in questa opera, udibile come canto a due voci con una interpretazione sinestesica, vive di infiniti riflessi, echi, fin nel rapportarsi con l'ambiente ospitante, arricchito, questo, di aromi e suoni naturali. Erbe e volatili, dentro e fuori l'ambiente della torretta fungono da controcanto, complemento fisico immaginativo di una visione globale, di un desiderio di gioia che ci auguriamo venga ben recepito dal pubblico in tutta la sua intensità. Naturale e artificiale vi sono articolati con abilità ludica, permettendo al polistirolo di colloquiare in dignità di intenti con la preziosità del marmo, la nobile eleganza di un bonsai fuso in bronzo con quella della vegetazione del giardino e, con un ulteriore rimbalzo, con la "fioritura" policroma del forex mentre l'ovatta della nuvola "idrofila" modellata nel sottotetto della torretta gareggia in leggerezza con la realtà "umida" di autentico vapore che aleggia nel cielo sopra il lago.
Luigi Turati (Milano 1955) ha dedicato gran parte del suo tempo alla ricerca figurativa e alla formazione personale e dal 1983 si è confrontato col pubblico e la critica. Dal suo vasto curriculum, con riferimento specifico alla multisensorialità ricordiamo: partecipazione al premio Braille, Bologna 1994 e Napoli 1995; rassegna Arte come luce 1995: 30 scultori operanti in Italia tra i quali Pomodoro, Minguzzi, Bodini e Rosenthal; Vedere con l'animarassegna promossa e organizzata dal Lions Regisole di Pavia nel 1997; personale presso l’Istituto dei Ciechi di Milano di via Vivaio e partecipazione al concorso internazionale Art Senses  Milano 2015  vincendo il primo premio di scultura. L'Istituto dei Ciechi di Milano lo ha scelto come scultore a cui rivolgersi per l'allestimento di opere da consegnare in occasioni ufficiali.
Di lui hanno parlato e scritto Dimitri Plescan, Renzo Margonari, Maria Luisa Gatti Perer,  Rossana Bossaglia, Alda Guarnaschelli, Daniela Palazzoli, Enzo Fabiani. 

Regina Anzalone (Battipaglia 1987) si è diplomata in pittura e  scenografia teatrale presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha approfondito l'esperienza pittorica con Simona Mostrato e ha frequentato un corso di trucco teatrale ed effetti speciali con Gennaro Patrone. Dal 2013 collabora con lo scultore Luigi Turati aderendo alla sua ricerca legata al mondo vegetale. Parallelamente ha continuato una propria ricerca sulla percezione dei colori per non vedenti, iniziata durante il percorso di laurea. Nel 2015 ha collaborato con Luigi Turati alla istallazione multisensoriale dal titolo Esplosione di vita inserita nella personale dello scultore all'Istituto dei Ciechi di Milano. Sempre nel 2015 una loro installazione è stata presentata a Milano al concorso di scultura Art Senses.


Villa Carlotta - Via Regina 2 – Tremezzina (CO) tel. 0344-40405
la mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica nei seguenti orari: 10.00-13.00 e 14.30-18.00