20160505

“Altolariana. Bollettino della Società Storica Altolariana”, uno scrigno di tesori culturali


È in distribuzione in queste settimane il nuovo numero di “Altolariana”, la rivista storica del versante comasco dell’Alto Lario, che celebra il suo primo lustro. Anche questo corposo numero presenta, come di consueto, una notevole ricchezza e qualità di contributi (ben diciotto) che costituiscono ulteriori e decisivi tasselli al complesso quadro delle ricerche storico-documentarie e bibliografiche della zona dell’Alto Lario, abbracciando anche temi e argomenti relativi al limitrofo territorio provinciale lecchese e valtellinese.

Il bollettino si apre con un articolo di Pieralda Albonico Comalini che ha per oggetto la bella tela raffigurante la Madonna di Trapani con offerente conservata nella chiesa parrocchiale di S. Giacomo nuova a Livo e recentemente restaurata da Mariachiara Fois grazie al Fondo Restauri della Società Storica Altolariana (in calce all’articolo è pubblicata anche la relazione di restauro). La tela, opera di un ignoto artista palermitano, è datata 1634 ed è stata commissionata da Giacomo Barraia di Livo che risiedeva in quegli anni a Palermo con il padre e il fratello ed era proprietario di porzioni di un forno. La sua devozione alla Madonna di Trapani rientra nel contesto della plurisecolare emigrazione altolariana in Sicilia e della devozione particolarmente sentita in territorio siculo per questa Vergine raffigurata in una statua marmorea giunta avventurosamente a Trapani dalla Terra Santa e custodita dai Carmelitani nel santuario dell’Annunziata. Legato all’emigrazione altolariana nel Seicento è anche il contributo di Andrea Comalini che si occupa di tre dipinti che attestano un legame con Rubens: la Trinità con i santi Sebastiano, Rocco, Vito, Apollonia e Agnese conservata sull’altare maggiore della chiesa di S. Vito a Cremia e attribuita a Vincent Malò, che fu allievo di Rubens ad Anversa e ne sposò lo stile e i modi in maniera così fedele da divenire un vero e proprio divulgatore della sua arte; la curiosa Adorazione dei Magi di ignoto autore conservata nella sacrestia della parrocchiale di S. Vincenzo a Gravedona, una tela che si rifà in parte all’analoga raffigurazione dell’Adorazione dei Magi (1626-1629) commissionata a Rubens per l’altare maggiore della chiesa dell’Annunciata in Bruxelles e ora al Louvre; e per finire, la Santa Rosa da Lima in adorazione del Crocifisso, sempre nella sacrestia di S. Vincenzo, una chiara ripresa del San Ludovico Bertrand in adorazione del Crocifisso eseguito dal genovese Giovan Battista Gaulli per l’altare della cappella Caffarelli dedicata al santo missionario domenicano nella chiesa di S. Maria sopra Minerva a Roma.
Sempre in ambito pittorico sono da segnalare gli interessanti contributi di Pieralda Albonico Comalini, che attribuisce al ticinese Francesco Innocenzo Torriani la pala d’altare della parrocchiale di San Giacomo Filippo in Valchiavenna, e di Simonetta Coppa che, occupandosi della pala di Giovanni Maria Arduino nella chiesa di S. Marta a Bellano di cui pubblica per la prima volta anche le foto del telaio originale serbante sul retro una vero e proprio ‘taccuino’ di schizzi dell’Arduino, avanza ipotesi per l’attività del pittore anche in Alto Lario e in Valtellina.
Segue un corposo studio sul pittore Carlo Pizzi (Lecco, 1842-1908) firmato da Marco Sampietro che, dopo aver tracciato un breve profilo della figura e dell’attività artistica del paesista lecchese nonché del suo soggiorno sul Lario, prende in esame, tra la vasta produzione pizziana, le immagini lariane e del territorio comasco, con particolare riguardo all’Alto Lario.
Di arte lignea si occupano Daniele Pescarmona, Mario Longatti e Laura De Nardi. Il Pescarmona prende in esame un Crocifisso ligneo di pregevole qualità, ascrivibile a uno scultore di stretto ambito dei fratelli De Donati, oggi conservato nell’oratorio di S. Giovanni Nepomuceno, contiguo alla parrocchiale dei SS. Siro e Margherita in località Codogna a Grandola e Uniti, e altri tre Crocifissi comaschi, databili tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento (Osteno, chiesa dei SS. Pietro e Paolo; Livo, chiesa vecchia di S. Giacomo; Santa Maria Rezzonico, chiesa di S. Maria Assuta). Lo storico dell’arte segnala altresì una tela raffigurante San Giovanni Nepomuceno del 1739 firmata da Peter Augustin Schmitz, originario di Anversa.
Mario Longatti concentra la sua attenzione sulla bottega secentesca degli intagliatori comaschi Abbondio e Francesco Vittani, artefici dell’artistico ciborio ligneo della chiesa dei SS. Eusebio e Vittore a Peglio. Laura De Nardi pubblica la relazione di restauro dell’antico Crocifisso ligneo della chiesa di S. Croce a Naro.
Di aspetti di vita religiosa e giudiziaria si occupano Pieralda Albonico Comalini e Giulio Perotti. La prima trascrivendo e commentando l’interrogatorio del 1663 nella causa tra due preti per l’elezione a curato di Peglio; il secondo presentando la vicenda della morbegnese Luisa Serafina Pellizzari (1723-1765), suora nel monastero di S. Maria Maddalena di Gravedona: dalle Memorie della sua vita, pubblicate nel 1770 a Lugano, si ricava la conoscenza non solo di una singola monaca, morta in concetto di santità, e delle persone con cui è a contatto, ma anche e soprattutto della vita in un monastero periferico del Settecento, della spiritualità, del concetto di santità, del controllo da parte dell’autorità ecclesiastica, esercitato anche nei confronti dei singoli direttori spirituali, che svolgono un ruolo fondamentale nella vita di un monastero femminile. Sul prossimo numero le vicende del monastero gravedonese nei secoli XVII-XVIII.
Marc’Alvise de Vierno ricostruisce la faida della famiglia gravedonese dei Curti con particolare riguardo al lodo arbitrale del 1533.
In ambito assistenziale e religioso Lorenza Fumagalli indaga le Opere Pie nel territorio di Gravedona e Uniti mentre Gianni Pozzi studia la presenza dei Passionisti in Alto Lario con un excursus sulle mancate fondazioni di Traona e di Gravedona.
Di viaggi avventurosi parlano Francesco Palazzi Trivelli e Ugo Carniti: il primo ricostruisce la tragica fine di Giacomo Curti di Fraciscio di ritorno da Palermo e pellegrino a “Santa Maria del Monte”; il secondo il viaggio da Milano a Napoli compiuto nel 1751 dal nobile Giuseppe Casanova in compagnia di don Francesco Stampa.
Tradizione e folclore sono sviluppati da Remo Bracchi, che prende in esame il Matinée di Premana, un canto nuziale, una specie di serenata a sposi e fidanzati, e altre canzonette popolari valsassinesi raccolte nell’Ottocento da Giuseppe Arrigoni. L’autore ricostruisce filologicamente la storia del testo e ne studia l’etimologia con un excursus sugli usi matrimoniali premanesi prendendo le mosse da una testimonianza di don Bernardino Ratti (circa 1870).
Il bollettino si chiude con un ricordo affettuoso e amicale di Luigi Maria Guicciardi scritto da Pierluigi Crispino.

L'assemblea della Società Storica Altolariana è convocata per Sabato 7 maggio 2016 a Dosso del Liro presso la Chiesa parrocchiale della Ss. Annunziata alle ore 14 in prima convocazione e alle ore 15 in seconda convocazione, con il seguente ordine del giorno:

1. Relazione del Presidente
2. Approvazione Bilancio consuntivo 2015 e preventivo 2016
3. Fondo restauro
4. Votazione rinnovo Consiglio
5. Varie ed eventuali

Seguirà la visita guidata alle chiese della Ss. Annunziata e di S. Pietro in Costa.