20160530

Ugo Bartesaghi e la politica come servizio

Non soltanto ricerca e cura della verità, ma anche servizio doveroso e insostituibile alla vita associata


di Claudio Redaelli
Lecco - La politica come servizio. Non soltanto il titolo di un libro ma un concetto che racchiude il pensiero e l’azione di Ugo Bartesaghi, già parlamentare e sindaco di Lecco, scomparso il 16 marzo 1976.

Non soltanto il titolo di un libro, si è detto, perché proprio La politica come servizio è il titolo del volume dato alle stampe da Editori Riuniti nel 1984 e scritto da Giorgio Bachelet e Filippo Sacconi.

Ugo Bartesaghi, la Dc e il centrismo 1944-1954 è il sottotitolo della pubblicazione, che non vuol essere - come scrivono proprio gli autori della prefazione - un avvio di biografia su un personaggio “minore” della nostra vita politica e neppure una ricostruzione sistematica degli eventi più significativi del primo decennio post-bellico, anche se può richiamare sia l’uno che l’altro genere.
E’ invece un modo efficace di rendere testimonianza “a una rara e singolare figura di uomo che, nel quadro di una severa moralità, visse la politica non solo come ricerca e cura della verità, ma come servizio doveroso e insostituibile alla vita associata”.
Nutrito di profonda fede religiosa, Bartesaghi scelse la politica quale suo peculiare servizio agli uomini e vide nella Democrazia Cristiana lo strumento per svolgere tale servizio.
Erano gli anni in cui qualche prospettiva di distensione tra le due massime potenze pareva dischiudersi e il disgelo avviarsi.
L’intransigenza delle potenze occidentali nel respingere ogni proposta di autonoma riunificazione della Germania mise però in crisi quel processo e, insieme, la militanza stessa di Bartesaghi nella Dc.
Il voto contrario del parlamentare lecchese gli costò l’espulsione appunto dallo Scudocrociato (provvedimento analogo venne preso a carico di Mario Melloni) e quell’episodio segnò un punto di non ritorno nella complessa e laboriosa maturazione politica e culturale di Ugo Bartesaghi.
A giudizio di Bachelet e Sacconi in lui vi era l’innata tendenza alla riflessione e all’introspezione. “Stava proprio in questo - si legge nel libro - la sua forza, ma anche la sua fragilità e il suo dramma. Lo scavo introspettivo, infatti, giunge talvolta a trasformarsi in esasperato rovello e la profonda esigenza di eticità finisce per disperdersi in un affannoso labirinto di dubbi e di contrastanti valutazioni”.
E nelle pagine del capitolo dedicato dagli autori di La politica come servizio al passaggio di Ugo Bartesaghi dal Comune al Parlamento si afferma che “la sua disposizione a cercare di superare ogni forma di contrapposizione manichea, ad ascoltare e capire le ragioni altrui, questa disposizione radicata nella fede e nell’onestà intellettuale, ora può esplicarsi in un ambito più vasto, può tradursi in fatti di ben maggiore risonanza”.
“La carica che ricopre - scrivono Bachelet e Sacconi - gli consente di superare pregiudizi e barriere nell’andare incontro alle esigenze della collettività e alle necessità aiuto dei più bisognosi, seguendo unicamente il dettato della sua coscienza”.

E di continuare ad agire, verrebbe da aggiungere, nel solco della politica come servizio.