20160622

A Villa Monastero fino al 25 settembre in mostra la “Montagna dipinta"



di Gianfranco Colombo - Villa Monastero a Varenna, ospita la mostra  “La montagna dipinta: un percorso pittorico nell’800 e nel primo ‘900 attraverso le collezioni private lombarde”, curata da Anna Ranzi. Organizzata dalla Provincia di Lecco con il contributo di Family Banker Office Banca Mediolanum di Lecco e Cattaneo Paolo Grafiche di Oggiono, la mostra resterà aperta sino al 25 settembre.
Dopo il tema delle “vie d’acqua”, proposto per la mostra dell’estate 2015, il soggetto scelto quest’anno è la montagna. Lo sforzo per allestire questa mostra è stato notevole. Sono esposti più di cento dipinti realizzati da vari specialisti del tema, quali Filippo Carcano, Emilio Longoni, Angelo Morbelli, Cesare Maggi, Carlo Fornara, Eugenio e Lorenzo Gignous, Leonardo Bazzaro. Le loro opere  si accostano a quelle di autori quali Silvio Poma, Carlo Pizzi, Vincenzo Bianchi, Achille Tominetti, Paolo Sala, Gaetano Fasanotti e Giovan Battista Lelli, e molti altri che hanno raffigurato tra Ottocento e Novecento il paesaggio montano. La nostra grande tradizione alpinistica è inoltre rappresentata da vari artisti-alpinisti che hanno raffigurato le vette raggiunte nel corso del primo Novecento, quali Leonardo Roda, Luigi Binaghi e Paolo Punzo. La mostra  è suddivisa in cinque sezioni:  “La montagna romantica: il sublime e il pittoresco”;  “Tra monti e acque… un racconto del territorio lariano”; “Dal verismo al naturalismo: i pittori della realtà”; “Divisionismo: un paesaggio ricreato” e “Post naturalismo”. Un percorso affascinante che riserva non poche sorprese. «Realizzati da più di settanta pittori di montagna, spesso pittori alpinisti, nati nella maggior parte dei casi in Lombardia e in Piemonte, sono stati scelti per offrire una testimonianza viva della passione e dell’amore che li ha uniti. - scrive Anna Ranzi nella ricca introduzione al catalogo - Alcuni hanno condiviso le esperienze in occasioni particolari (ad esempio la frequentazione, all’incirca nello stesso periodo negli anni ‘80 e ‘90 dell’Ottocento), della zona del Mottarone, dell’Alpino, di Miazzina e Gignese sul Lago Maggiore, altri invece attivi nella Val Vigezzo e nella Val d’Ossola. Altri ancora lavoravano in estrema solitudine, salivano soli nelle zone delle alte vette e dei grandi ghiacciai del Monte Bianco e del Monte Rosa, del Cervino, del Bernina, oppure in Engadina, Valtellina, Valmalenco, Valcamonica, Val d’Intelvi e Valchiavenna, come pure sulle nostre Grigne e in Valsassina. Altri descrivevano le amate montagne riproducendole dal basso, dalle valli, dalle pianure lombarde o dai laghi prealpini».