20160618

IL “PARCO VALENTINO” ai Piani Resinelli

RIAPRE LA CASA MUSEO VILLA GEROSA NEL PARCO VALENTINO ,AI PIANI RESINELLI,DOPO UN LUNGO RESTAURO E IN CONCOMITANZA DEI  55 ANNI ESATTI DALLA DONAZIONE DELL’INTERO PARCO DEL V ALENTINO AL TOURING CLUB ITALIANO.

di Cesare Perego - Nel Giugno del 1961 nel corso di una semplice cerimonia ai Piani Resinelli, il lecchese Antonio Gerosa  Crotta donava al Touring Club Italiano, rappresentato dall’Ing.Cesare Chiodi, una vasta superficie  della zona che fa capo al Coltignone edifici compresi.

I figli Antonio e Maria con una prova di ammirevole sensibilità donarono tutto il Parco Valentino al sodalizio turistico nazionale, così , scriveva il giovane cronista Aloisio Bonfanti, intendendo onorare e modo migliore non poteva esistere, la memoria dello scomparso Valentino Gerosa Crotta. Altre donazioni della famiglia vennero accettate dal Touring negli anni successivi.

Quella del Parco Valentino,è un’area di particolare pregio naturalistico che si estende dal versante del Coltignone (che in passato aveva ospitato anche le piste da sci) alla val Calolden. Per meglio agevolare l’accesso al parco fu costruita una strada in parte acciottolata, che ha inizio, a fianco del grattacielo proprio dove, fino a circa 20 anni fa era stato allestito un mini zoo con specie di animali autoctone.
Nel 1982 venne stipulato fra Touring Club e la Comunità Montana Lario Orientale,  un comodato gratuito per la gestione dell’intero patrimonio della durata di 25 anni. Il 27 Giugno 2005,due anni prima della scadenza, nella sede milanese del T.C.I. il Presidente della Comunità Montana Perego, e  del Touring Club Ruozi,hanno apposto le relative firme al documento ufficiale,che sancì il  passaggio di proprietà. Un altro gioiello di famiglia diviene così pubblico, si riconsegna ai lecchesi  un patrimonio di inestimabile valore ambientale, ma anche storico a ricordo della vocazione industriale che la famiglia Gerosa Crotta ha rappresentato, nello sviluppo industriale del territorio lecchese. La Comunità Montana, ha ritenuto  strategico acquisire l’intero patrimonio, divenuto così, patrimonio pubblico a tutti gli effetti, secondo un ottica di investimento che guardo alle future generazioni con ulteriori possibilità di sviluppo turistico ed imprenditoriale per i Piani Resinelli, sia con il patrimonio immobiliare che,  con i 120 ettari di parco all’interno del quale,  ormai si sono avviate nuove attività economiche come le miniere turistiche, oltre ad aziende boschive che negli anni avranno certamente nuova espansione.
Prendendo spunto da queste ricchezze ambientali naturali, è obbligo mettere in risalto la montagna come luogo dove la natura ancora riesce a contrapporsi nettamente alla città rimettendo in gioco quei valori fatti di solidarietà umana, di sincerità, di spontaneità, di amicizia, ma anche di sfida sana e leale che sembrano sonnecchiare nella nostra coscienza.

Il territorio del parco e l’area che lo caratterizza in generale,offre una grande varietà di ambienti naturali dovuta a caratteri ed all’estensione, ai dislivelli dell’altezza, alle vicende geologiche  dell’area che lo ospita e questa varietà lo rende quanto mai interessante non solo per chi voglia visitarlo, ma anche per l’appassionato di botanica ad esempio che, conoscendolo più a fondo, lo giudicherà eccezionale per la varietà, la bellezza, spesso la rarità delle specie vegetali, che spuntano in zone già di per sé meritevoli di essere conosciute.
Il  Parco Valentino, è stata oggetto di ricerche e rilievi effettuati da  Gianguido  Consonni,appassionato ed esperto di  flora che, dal 2000 al 2003 con uscite cadenziate ogni 15-20 giorni ha individuato circa 400 specie appartenenti a 68 famiglie, minuziosamente descritte nel libro edito dalla Comunità Montana dal  titolo: La flora del Parco Valentino a cura di Gianguido Consonni e Pierfranco Arrigoni.
Non si deve dimenticare che la Grigna, è forse la zona più nota ai naturalisti, per la flora ricca di specie interessanti, e agli escursionisti in genere, per gli itinerari suggestivi che si snodano attraverso tutta la catena.
Ma la montagna nel suo genere, è e deve essere sede del lavoro umano. Le nostre genti, per esempio, hanno dovuto fare i conti con un territorio particolarmente difficile che ne ha condizionato lo sviluppo e ne ha forgiato il carattere. Le attività legate alla montagna, come l’allevamento, l’arte dei formaggi, la raccolta del legname, dei funghi, delle castagne, dell’erba o dell’alpinismo hanno caratterizzato molta parte della vita economica e sociale del nostro territorio.