20160614

Tappa a Como per Marino Curnis sulle orme di Leonardo da Vinci


Nel cinquecentenario del trasferimento di Leonardo da Vinci dall'Italia alla corte di Francia, Marino Curnis ripercorre a piedi il probabile itinerario percorso nel 1516 dal Maestro lungo circa 1950 chilometri, in una sorta di pellegrinaggio da Roma (Italia) ad Amboise (Francia), alla tomba di Leonardo da Vinci. Il viaggio di Curnis durerà due mesi: partito il 17 maggio scorso da Roma arriverà ad Amboise
il prossimo 17 luglio in 58 tappe percorse esclusivamente a piedi ad una media di 33 chilometri al giorno. Una delle tappe si concluderà stasera a Grandate, il cui comitato di gemellaggio con Pocé sur Cisse, cittadina confinante con Amboise, ha curato l’organizzazione dell’arrivo ad Amboise. E nel suo itinerario verso Grandate, con i responsabili del gemellaggio, è stato previsto un passaggio a Como. La città, rappresentata dal sindaco Mario Lucini, dal vicesindaco Silvia Magni e dall’assessore alla Cultura Luigi Cavadini, ha accolto il camminatore questo pomeriggio a Palazzo Cernezzi e gli ha affidato una lettera indirizzata a Leonardo da Vinci da consegnare al Castello di Amboise. Nella lettera si accenna ai contatti del Maestro con i nostri territori e il nostro lago, oltre che con la vicina Valtellina e si pongono anche domande rispetto alla presenza di “memorie” dei nostri luoghi nelle sue opere e nei suoi scritti (NDR Foto sul profilo Tumblr del Comune di Como).

Marino Curnis nasce a Bergamo (Italia) il 07 Maggio 1973. Personalità eclettica, dedica la sua vita a vari interessi. Il viaggio è forse il principale tra questi interessi, sintesi di molti di essi. Inutile tentare di riassumerli in poche righe, ma un buon piccolo elenco può essere: musica, scrittura, poesia, arte, storia e archeologia, lingue (l'Esperanto e la sua ideologia in particolare), fotografia... Marino ha al suo attivo diversi libri disponibili in formato cartaceo ed e-book su Amazon. Dal 2013 Marino vive in Sardegna dove gestisce con la sua famiglia il Bed and Breakfast Su Foghile. Precedenti esperienze: Il viaggio finora più famoso di Marino Curnis è “Eurasia Pedibus Calcantibus”, viaggio a piedi da Bergamo all'Iran in 13 mesi, attraverso 9 nazioni (Italia, Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Moldova, Ucraina, Iran), lungo 6000 km. (anno 2006/2007). Sempre nel 2007 Marino affronta il Circuito dell'Annapurna (Nepal), da Besisahar a Pokhara. 230 chilometri in 18 giorni. Raggiunse in questa occasione il Thorung-La, a metri 5416 s.l.m. Nel 2003 percorre il Cammino di Santiago nel nord della Spagna, partendo da St. Jean Pie-du-Port (Francia) il 4 aprile ed arrivando a Santiago do Compostela il 5 Maggio dopo 836 km; il 7 aprile riparte per percorrere altri 185 km verso Finis Terrae per poi tornare a Santiago per il 12 Maggio. 1021 km in 37 giorni. Dal 1998 al 2006 ha visitato oltre ai luoghi già citati diverse altre nazioni: India, Germania, Francia, Spagna, Isole Canarie, Portogallo, Nepal. Curnis ama inoltre la montagna e avendo vissuto vicino alle Alpi, si è abituato al piacere di camminare lassù. Ha raggiunto varie cime alpine in diversi anni. Le più alte raggiungono i 3600 metri. Spesso ha camminato per giorni in montagna con tenda e sacco a pelo (ha compiuto due volte il “Sentiero delle Orobie Orientali” in questo modo). Il diario di viaggio di Leonardo 1516 Roma-Amboise è possibile leggerlo sul sito www.marinocurnis.altervista.org e sulla pagina Facebook di Marino Curnis.

La lettera indirizzata a Leonardo da Vinci a firma del sindaco Mario Lucini, dell’assessore alla Cultura Luigi Cavadini con la collaborazione del professor Mario Mascetti.
Illustre Maestro, sono passati più di cinque secoli da quando Lei, nel pieno della sua multiforme attività al servizio dei Principi di Milano, ebbe a visitare la nostra città e il lago con le sue montagne. I paesi sulle rive sono un po’ cambiati: si sono arricchiti di ville e giardini dei signori lombardi e stranieri, che nel tempo hanno scelto questi luoghi per fare vacanze. Sono sorti anche molti alberghi, pure di lusso, specialmente in città, a Cernobbio e in Centro Lago; in Alto Lago, invece, i turisti d’estate affollano i campeggi.
Si possono ancora osservare i fenomeni naturali  da Lei descritti, come l’Orrido di Nesso e la Fonte Pliniana intermittente. Da Bellagio ancora si scorgono nei mesi di agosto e settembre le acque spumeggianti del Fiumelatte sulla sponda di Varenna. 
In Valchiavenna ormai non ci sono più orsi come ai suoi tempi; però le montagne sono ancora selvagge, con bianche e fresche cascate. Sul Lago di Mezzola ci sono ancora i marangoni, i grossi uccelli d’acqua, che hanno attirato la sua attenzione. Si trova ancora qualche crotto,  dove gustare, come allora, bresaola e formaggi, con buon vino e a buon prezzo. I contadini da più di un secolo hanno formato latterie sociali, per valorizzare i loro prodotti caseari. Adesso anche in Valtellina ci sono belle strade, così che la zona è frequentata da turisti, sia d’estate che d’inverno, perché in questa stagione ci vanno a sciare. A Bormio i bagni termali visti da Lei sono stati rifatti. Non ci sono più miniere d’argento e di ferro. Ci sono ancora i cristalli di minerali nelle montagne. Per salvare gli ermellini, di cui Lei ha scritto, hanno istituito il Parco dello Stelvio. Sul passo, o poco sopra, c’è ancora neve perenne, per la gioia degli sciatori d’agosto.
Siamo stupiti della perfetta conoscenza, che Lei ha dimostrato di avere del nostro territorio, grazie agli studi compiuti sull’Adda e le altre acque. Siamo meravigliati della precisione dei disegni dei laghetti brianzoli, che Lei ha lasciato nel Codice Atlantico; ci affascinano i disegni delle montagne lecchesi, in particolare delle Grigne. Le chiediamo: il ponte da lei dipinto sullo sfondo della Gioconda, è ispirato al Ponte Visconti di Lecco o è uno qualsiasi di fantasia? E perché dietro la Vergine delle Rocce ha dipinto un fiore del velenosissimo mapello, che Lei ha visto crescere abbondante in Valsassina?
Ci piace illuderci di riconoscere le montagne di Gravedona, contemplate da Piona, nello sfondo delle finestre del Cenacolo da lei dipinto per i domenicani a Milano. A proposito di dipinti suoi, a Lipomo (arrivata per vie traverse da Casa Giovio) c’è una Sacra Famiglia, su telero veneziano, che alcuni pensano di attribuire a Lei, perché la Madonna che trattiene il Bambino, che vorrebbe cavalcare un agnello, è stata copiata da almeno quattro dei suoi discepoli. Rispecchia il Bambino della S. Anna portata da Lei in Francia. È opera sua, preliminare alla S. Anna, o no?
In Duomo abbiamo l’onore di possedere dipinti dei suoi discepoli Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari. Ma ci tolga una curiosità. Il Gobbo, cioè mastro Cristoforo Solari, ha progettato il presbiterio del nostro Duomo di testa sua, o ha sviluppato un’idea abbozzata da Lei o con Lei in quei disegni che sono nel Codice Windsor? Ne avete parlato tra voi?
Comunque, siamo molto orgogliosi che il nostro Paolo Giovio sia stato fra i primi, pochi anni dopo la sua andata nell’altra vita, a celebrare letterariamente la sua persona. Egli ha esaltato le sue doti di pittore, maestro nel dosare luci ed ombre. Ne ha citato le più celebri opere pittoriche, quali il Cenacolo, la S. Anna, la Battaglia di Anghiari nel Palazzo della Signoria, purtroppo andata perduta; nonché  il modello in argilla per fondere il monumento scultoreo a Francesco Sforza, anche quello andato distrutto. Infine ha rivelato un altro aspetto della sua versatile genialità: “Fuit ingenio valde comi, nitido, liberali, vultu autem longe venustissimo, et cum elegantiæ omnis delitiarumque maxime theatralium mirificus inventor ac arbiter esset, ad lyramque scite, caneret, cunctis per omnem ætatem Principibus mire placuit”. (Era di indole molto affabile, brillante, generoso; di aspetto poi era assai pieno di fascino. E siccome era uno straordinario autore e regista di performance di buon gusto e specialmente di piacevoli spettacoli teatrali, e si esibiva suonando con arte la lira, durante l’intera vita fu apprezzato da tutti quanti i principi).
Noi ci associamo all’elogio espresso dal nostro illustre storico, che - quand’era giovane laureando in medicina a Pavia - La vide frequentare le stanze di anatomia del professor Antonio Della Torre per sezionare cadaveri e disegnarne i particolari. Siamo stupiti ed ammirati anche per le sue infinite opere di ingegneria idraulica, meccanica e militare.
Riceva il sincero omaggio di questa nostra Città, che le chiede scusa se, forse, non sa ricambiare adeguatamente l’amore che Lei ha avuto per questo nostro territorio, valorizzando come meriterebbero le opere lasciate da Lei e dai suoi discepoli, e riconoscendo come patrimonio prezioso della propria memoria storica le tracce dei suoi itinerari lariani.