20160715

A PRIMALUNA, LE MERAVIGLIE DEL SOTTOSUOLO

Geologia e turismo opportunità nell’economia del territorio

di Cesare Perego - Da sempre l’uomo è affascinato dai misteri che si celano nelle profondità della terra. Gallerie, cunicoli e caverne che portano dritti al cuore della Grigna, nel caso delle miniere di Cortabbio frazione di Primaluna.

Con la riapertura delle miniere di Cortabbio a finalità turistica, è ora possibile penetrare nelle viscere della Grigna. 1.000 metri di gallerie illuminate per viaggiare nel tempo e nello spazio, scoprendo un luogo ricco di fascino e storia.
Qui, dalla metà dell’Ottocento si è estratta la Barite, il solfato di bario, una sostanza utile e preziosa impiegata per numerosi scopi, dall’industria alimentare a quella della carta, fino all’impiego in campo medico. Accompagnati da guide ben preparate, lungo il percorso che si snoda in condizioni di massima sicurezza ci si imbatte in un ambiente straordinario, ricco di colori imprevedibili e di preziosi reperti, come gli attrezzi utilizzati dai minatori nel loro duro lavoro.

Di queste meraviglie del sottosuolo, se ne accorse anche Leonardo da Vinci, che tra il 1482 e il 1513, visitò in diverse occasioni queste zone.
Sul Codice Atlantico scrisse “li edifici della vena del rame e dello arzento, presso una terra detta Pra Sancto Petro e vene di ferro e cose fantastiche”. Ferro, rame, argento, piombo, e altri minerali: la Valsassina ne è sempre stata ricca. Forni fusori, mantici, fucine, braccia forti e mani abili nel corso dei secoli hanno forgiato spade, chiodi, palle di cannone, attrezzi agricoli e tutto quello che dai metalli estratti e lavorati si poteva produrre. Da secoli, il rumore dei magli risuona nella valle.
In questo labirinto sotterraneo dal fascino irresistibile oggi, ma un tempo certamente un luogo severo, i minatori lavoravano a coppie che si alternavano nel tenere il punteruolo e nel battere con la mazza. Poi nel 1919, vennero acquistati un compressore e un perforatore abbandonati dall’esercito Austriaco nella ritirata di Caporetto e il lavoro divenne più agevole. Per molti anni il materiale estratto è stato trasportato al mulino con carri trainati da cavalli. Qui la barite veniva selezionata e lavata poi, una volta asciutta era pronta per essere frantumata e polverizzata. A questo punto veniva inviata nei separatori per essere ventilata: la parte più fine scendeva direttamente nei sacchi ed era già pronta, quella troppo grossa ricominciava la trafila. Per lo sviluppo di questa attività, l’impiego dei cavalli è stato fondamentale. I cosiddetti”cavallanti” partivano da Cortabbio, dove arrivava il materiale con la teleferica, verso Calolziocorte, fino a quando gli autocarri hanno preso il loro posto. La barite è stata estratta per 150 anni, in forma purissima, una particolarità e un vanto per Cortabbio, un giacimento prezioso.
Camminando nella miniera “nuovo ribasso” lungo il primo tratto di 250 metri, si giunge in fondo alla galleria dove si incrocia il filone mineralizzato di barite dal caratteristico colore bianco. Durante il tragitto vengono presentate macchine e modalità di escavazione, evidenziando le particolarità di aspetto e di struttura della roccia. Si imbocca quindi una deviazione che, dopo 500 metri, conduce alla maestosa caverna da dove si è estratta la barite negli ultimi trent’anni. Questo camerone affascinante ed imponente, perfettamente illuminato, è visibile dal basso. Grazie a delle sicure scalette, è possibile salire lateralmente per alcuni metri, nella galleria verticale posta di lato e affacciarsi direttamente sulla grande caverna.
Queste miniere abbinate a quelle dei Piani Resinelli, hanno una lunga storia secolare da raccontare, da luogo di lavoro e di sofferenza, sono diventate luogo di turismo e di cultura, un turismo certamente particolare, che sa raccontare la storia e la cultura del lavoro che da sempre caratterizza il nostro territorio e la sua gente, la gente di montagna in particolare, quella vera  che con l’agricoltura e la pastorizia ci ha consegnato un patrimonio di inestimabile valore, da conservare e tramandare alle future generazioni permettendo già da oggi di creare delle opportunità di crescita economica e sociale da non sottovalutare.

La cultura mineraria nel lecchese è di antica data: tra i personaggi di spicco c’è Mario Cermenati, fondatore del 1917 della rivista tecnico-scientifica “La Miniera Italiana”: