20160727

GIANFRANCO SCOTTI MATTATORE A CARENNO PER LA PRESENTAZIONE DELL’ULTIMA FATICA LETTERARIA DI GERMANA MARINI

Germana Marini    Gianfranco Scotti 

Scrivere per Germana Marini significa vivere molte vite, immergendosi in una realtà ricostruita dal suo incoercibile impulso a narrare, a calarsi nell’esistenza di uomini e donne che lei ha tratto dall’ombra, felice di aver dato loro la possibilità di esprimersi, di raccontarsi, perché questa è la missione dello scrittore: leggere nel cuore delle persone, immedesimarsi nelle loro speranze e nelle loro angosce, come sa fare Germana che in questo suo ultimo racconto “Una cavalla di razza” ci consegna una “tranche de vie” tratteggiata con quella sapienza narrativa, quella delicatezza espositiva, che sono fra le caratteristiche più suadenti della sua prosa, elegante e convincenti.

Così si è espresso mercoledì 20 luglio uno dei più accreditati uomini di cultura, non del nostro territorio soltanto, il poliedrico artista Gianfranco Scotti, relazionando nel Bar del Centro di Carenno sull’ultima opera della Marini, che ha fatto indubbiamente centro, attirando ad ogni nuova presentazione un vasto e partecipe pubblico.
Pronunciamenti lusinghieri al riguardo sono stati altresì quelli di due autorità del luogo: il Vicesindaco Gabriella Zaina e l’apprezzato scrittore e storico Fabio Bonaiti, come pregevole è stata l’introduzione ai lavori del regista Paolo D’Anna, promotore dell’evento.
Dello stesso tenore i numerosi interventi che si sono succeduti nel corso di un vivace e costruttivo dibattito.
Accolta con particolare favore la suggestiva lettura, da parte di Gianfranco Scotti, dei più significativi brani del libro, intervallata dalla sua puntuale esposizione relativa alle doti rappresentative di un’autrice che, ha detto, “ha la prerogativa di coinvolgere il lettore in vicende riguardanti lo svolgersi dei rapporti fra le persone e fra i componenti di una stessa famiglia, così che, grazie alla sua consumata abilità, tali vicende assurgano a exempla dell’eterno conflitto generazionale”.
Come tutti i veri scrittori, ha dichiarato, "Germana sa assaporare fino in fondo il sottile piacere di infondere vita a creature che nascono dalla sua capacità demiurgica, dal suo inappellabile potere di decidere del destino di coloro che agiscono nelle pagine dei suoi libri; volti che lei riesce ad imprimere nella nostra mente e nel nostro cuore. Tutto ciò senza cedimenti, senza digressioni fastidiose, ma al contrario con totale padronanza del mezzo espressivo".
Questo suo uniformarsi alla regola dello scrivere, ha concluso, che consiste nell’evitare la ridondanza, nel togliere anziché aggiungere, è paragonabile all’opera di uno scultore, che da un pezzo grezzo di marmo, scavando, togliendo, smussando, crea la figura.