20160726

Giorgio Redaelli, il “Pelmo d’oro” al “re” del Civetta


(C.Bott.) Classe 1935, originario di Mandello e residente a Cassina Valsassina, Giorgio Redaelli si vedrà assegnare questa settimana un nuovo riconoscimento: il “Pelmo d’oro 2016 alla carriera”.
Ad attribuirglielo è stata la giuria del prestigioso premio con questa motivazione: “Accademico del Cai, socio onorario del Gruppo Ragni della Grignetta, è considerato il “re” della Civetta per la sua assidua frequentazione e per il viscerale amore che ha sempre dimostrato per la montagna bellunese.
Nel dolomitico “regno del VI grado” ha compiuto - spesso in cordata con alpinisti bellunesi di rango quali Roberto Sorgato e Giorgio Ronchi - memorabili imprese come la direttissima sulla Torre Trieste e le prime invernali alla Cima Su Alto e alla via Solleder, solo per citarne alcune, che hanno scritto la storia dell’alpinismo non solo delle Dolomiti, consacrando di diritto Redaelli nel “gotha” internazionale dei più grandi alpinisti della seconda metà del secolo scorso”.

Redaelli è stato tra i migliori alpinisti europei degli anni Cinquanta e Sessanta, l’epoca d’oro del sesto grado superiore, capace di esprimersi ai massimi livelli tanto sulla roccia dolomitica quanto sul terreno d’alta quota delle Alpi Occidentali.
La cerimonia di consegna del premio, quest’anno alla diciannovesima edizione, si terrà il mattino di sabato 30 luglio in Comelico, tra Santo Stefano e San Pietro di Cadore, e sarà preceduta alle ore 21 di venerdì 29, a Campolongo di Cadore, da una serata significativamente denominata “Aspettando il Pelmo d’oro”, con proiezione in anteprima del documentario “Giorgio Redaelli e la Civetta: storia di un amore infinito”, di Franco Bistrot.
Il “Pelmo d’oro” è stato istituito dalla Provincia di Belluno nel 1998 per riconoscere i meriti di persone, enti pubblici e privati, associazioni e sodalizi che si sono contraddistinti nella valorizzazione di ambienti e risorse montane e nella conoscenza di storia, cultura e tradizioni delle Dolomiti bellunesi.
Era il 1963 quando Redaelli scalò in prima invernale la via Solleder-Lettenbauer, sulla parete nord-ovest del Civetta. Una salita entrata nella storia dell’alpinismo, che lui “firmò” con il coetaneo Ignazio Piussi e con Toni Hiebeler, classe 1924, scomparso nel 1984.
“Una delle più belle giornate dell’alpinismo si è oggi conclusa nel modo più entusiasmante sulla Civetta. La muraglia di 1.200 metri, che nessuno aveva mai osato affrontare in inverno, è stata vinta, a poche ore di distanza, da due cordate di giovani dal cuore intrepido…”. Con queste parole, il 7 marzo 1963, il Gazzettino apriva l’articolo dedicato al “Trionfo degli alpinisti impegnati sulla Civetta”.

Il 1960 è invece l’anno dello spigolo est alla Torre Venezia. Ma è anche l’anno del suo matrimonio con Aurora, lecchese, conosciuta durante le salite in Grigna. Con il suo nome Redaelli ha “battezzato” il rifugio costruito ai Piani di Artavaggio sul finire degli anni Settanta e gestito dalla coppia fino al 2006.