20160802

Giorgio Redaelli, consegnato il Pelmo d’oro alla carriera al “re del Civetta”

(C.Bott.) E’ il 1963: Giorgio Redaelli scala in prima invernale la via Solleder-Lettenbauer sulla parete nord-ovest del Civetta. Una salita entrata nella storia dell’alpinismo, che Redaelli “firmò” con Ignazio Piussi e Toni Hiebeler. 
Da quella mitica ascensione, considerata come detto una tra le più grandi imprese dell’alpinismo invernale, sono passati 53 anni e a fine giugno 2013 l’anniversario era stato celebrato ai 2.250 metri del rifugio Attilio Tissi, in vetta al Col Reàn e in posizione panoramica proprio sulla parete nord-ovest del Civetta.


“Una delle più belle giornate dell'alpinismo si è oggi conclusa nel modo più entusiasmante sulla Civetta. La muraglia di 1.200 metri, che nessuno aveva mai osato affrontare in inverno, è stata vinta, a poche ore di distanza, da due cordate di giovani dal cuore intrepido…”. Con queste parole, il 7 marzo 1963, il Gazzettino apriva l'articolo dedicato al “Trionfo degli alpinisti impegnati sulla Civetta”.
Il giornale raccontò quell'ascensione dedicando all'impresa una serie di articoli.
Raccontava di due cordate “di giovani dal cuore intrepido”, l'articolo del Gazzettino. E in effetti alcune ore dopo che Redaelli, Piussi e Hiebeler avevano portato a termine l'ascensione, a completare quella storica salita furono anche Roberto Sorgato, Marcello Bonafede e Natale Menegus.
Quest’anno anche l’ultimo fine settimana di luglio sarà da ricordare per Giorgio Redaelli, l’alpinista originario di Mandello Lario e ora residente a Cassina Valsassina al quale la Provincia di Belluno ha assegnato il “Pelmo d’oro alla carriera”.

Questa la motivazione con cui la giuria del premio gli aveva attribuito il riconoscimento: “Accademico del Cai, socio onorario del Gruppo Ragni della Grignetta, Giorgio Redaelli è considerato il “re” della Civetta per la sua assidua frequentazione e per il viscerale amore che ha sempre dimostrato per la montagna bellunese. Nel dolomitico “regno del VI grado” ha compiuto, spesso in cordata con alpinisti bellunesi di rango quali Roberto Sorgato e Giorgio Ronchi, memorabili imprese come la direttissima sulla Torre Trieste e le prime invernali alla Cima Su Alto e alla via Solleder, solo per citarne alcune, che hanno scritto la storia dell’alpinismo non solo delle Dolomiti, consacrando di diritto Redaelli nel “gotha” internazionale dei più grandi alpinisti”.

La cerimonia di consegna del premio si è tenuta sabato 30 luglio in Comelico, preceduta la sera prima a Campolongo di Cadore da una serata denominata “Aspettando il Pelmo d’oro”, con proiezione del documentario “Giorgio Redaelli e la Civetta: storia di un amore infinito”, di Franco Bistrot.