20160909

Tanti buoni motivi per dire grazie a Daniele Chiappa


di Cesare Perego 
Una domenica a lui dedicata dai famigliari ed amici domenica 4 settembre ai Piani Resinelli in una splendida cornice ambientale ed umana, di persone che in lui hanno sempre creduto con grande rispetto. Persone che come lui e in sua memoria continuano a lavorare per la montagna, per l’alpinismo lecchese  al fine  costruire un futuro diverso e che lui ha sempre sognato, cioè un diverso modo di operare e collaborare fra le associazioni presenti in città e dare valore “veramente aggiunto” in termini  di valorizzazione del patrimonio di conoscenze ed esperienze, senza enfasi, ma con percorsi comuni.

La città di Lecco gli deve molto, i giovani guardano a lui come all’ideale per chi pratica  l’alpinismo,  sempre attento alle nuove tecniche. L’esperienza accumulata in molti anni di soccorso in montagna lo avevano reso lungimirante nella ricerca di nuove tecniche, attrezzature e strumenti di formazione al servizio dei soccorritori. In questa direzione sono state utili ed apprezzate le sue collaborazioni alla centrale operativa  di Lecco e al 118 per l’ospedale Sant’Anna di Como, di cui è stato responsabile tecnico e coordinatore dei soccorritori e del servizio di elisoccorso. La sua umanità, il suo spirito di servizio e la sua professionalità restano oggi per tutti noi un patrimonio assolutamente da custodire e tramandare.
Protagonista della prima salita al Cerro Torre del 1974 ha continuato a dedicarsi con passione alla montagna e ha voluto mettere a disposizione la sua straordinaria esperienza  a servizio degli altri, interessandosi con umanità ai problemi della sicurezza del soccorso in alta quota.
“Io sono fortunato ad avere avuto una mamma ed un papà poveri ma con grandi dolcezze nel cuore e in testa”. Con queste parole di Daniele, cominciò la sua omelia padre Stefano Dubini che ha presieduto la concelebrazione funebre nella Basilica di San Nicolò per l’addio a Ciapin. Il bene che ci siamo voluti –sono sempre parole di Daniele riprese da padre Stefano e riferite, oltre che ai genitori, alla moglie Lucia e al figlio  Federico – è quello che davvero conta. Una lezione di umanità, della quale Daniele era esperto. Lui sapeva quali sono le grandi domande, presenti nel cuore dell’uomo. La sua è stata una continua domanda di verità, cioè di senso della vita umana.

Coloro che hanno conosciuto Daniele nella sua poliedrica attività didattica, naturalmente sempre legata alla montagna, e che in tanti degli ultimi anni hanno condiviso l’esperienza dei Gamma, una delle poche realtà rimaste ancora capaci di aggregare tanti giovani e tenerli legati. Giovani sono tanti i volontari del Soccorso Alpino.  Ciapin, ha saputo conquistare anche l’amicizia dei Picett del Grenta, il gruppo folkloristico  di Valgreghentino, anche con loro avviato collaborazioni a favore dei più deboli e bisognosi, un’amicizia che mai si perderà. Daniele è stato davvero protagonista di giorni grandi e di una vita giusta, di buona volontà, di sacrificio e di fede, siamo diventati amici nel dramma della perdita della moglie Lucia, poi gli incontri sono diventati sempre più frequenti. “Ascoltare Daniele, come del resto leggere il suo commovente ed appassionato libro, aiuta a rivivere le storie dei tanti che devono la vita a questi uomini della montagna, tanto intraprendenti in parete quanto schivi nel mettersi in mostra. “Gli uomini, scriveva Daniel (così si autografava quando mi scriveva delle sue idee alle due o tre di notte)  rimangono gli stessi nella vita o in parete. Per questo è importante scegliersi bene i compagni di cordata. Lo so io che ho potuto aiutare gli altri grazie alla presenza di mia moglie Lucia, portatami via troppo presto dalla malattia e che ora mi affido in tutto a quell’uomo forte  e coraggioso che è mio figlio Federico”. Ci sono piccole  grandi storie che segnano la vita di una comunità. A noi oggi resta di lui un ricordo forte e forse è vero quello che scrisse una volta Borges: che nessun  uomo muore mai finche è vivo  qualche altro uomo che lo ricordi.