20161005

Carmen Lafranconi alla Sala Civica di Mandello Quarant’anni di esperienze artistiche


La pittura ha affiancato le variegate esperienze vissute da Carmen Lafranconi come espressione di un’interiorità sensibile prevalente su qualche angolosità caratteriale e un’antologica presso la sala civica di Mandello Lario (dal 14 al 24 ottobre) con oltre quaranta opere proposte frutto di oltre quarant’anni di passione per le immagini fatte nascere sule tele è un colpo d’occhio completo su una vita di arte.

Diciamo subito che le opere più interessanti sono i volti, talvolta impressi in maniera indelebile nel proprio animo, che propongono soprattutto figure femminili incontrate nei viaggi in Oriente, Bali, Giacarta e l’arcipelago indiano, rivissuti con un’aurea di misticismo. Da soli varrebbero un riconoscimento a Carmen Lafranconi che ha operato senza esibizionismi, ma con un lungo curriculum di studi qualificanti, esposizioni e soprattutto con il compiacimento di chi ha avuto modo di seguirne le evoluzioni ed apprezzarne la passione.
Ma anche le altre immagini, con una personale interpretazione delle montagne, dei fiori, degli animali lasciano un aereo senso di serenità, non sono mai invadenti e portano a riflessioni positive.
Un’antologica come quella di Mandello con proposte diluite in un lungo periodo, non può prescindere dall’accostare modi diversi di proporre le proprie opere, ma il filo conduttore resta questa ricerca di intense emozioni, certo vissute, sicuramente portate sulle tele, e così trasmesse senza titubanze al visitatore.
Carmen Lafranconi nasce autodidatta ma in tutti questi anni, dopo un’importante esperienza iniziale alla Scuola di Pittura Paolo Borsa di Monza dove ha fatto parte di un attivo gruppo sperimentale, ha saputo seguire veri maestri scrutando le loro esperienze facendone proprio patrimonio di conoscenze, tecniche, autorevolezze, padronanze. Senza mai plagiare perché l’espressione artistica di Carmen ha valorizzato ma non imitato altri protagonisti in cui si è imbattuta.
Quello che ci fa ammirare  la sua vera e propria storia artistica è che adagio adagio, senza impennate e senza lacune (anche quando altri impegni di vita hanno richiesto la sua quotidianità) ha prodotto per propria gioia e per ammirazione di chi l’ha seguita, e questa antologica distribuita su quasi tutta una vita non può che esserne esempio e conferma. Quarant’anni con applicazioni diverse, soggetti variabili, diverse esperienze ma sempre con un personalissimo modo di comunicare il senso del rispetto per chi ha incontrato in luoghi lontani ricordandone i volti sulle tele, per la gioia della natura o del paesaggio trasferita in immagini.

Un’esperienza non finita. Un’antologica non è la fine di un’avventura e certo anche recenti esperienze di viaggio che hanno colmato il suo animo presto produrranno altre opere cariche di interiorità.