20161018

Secoli di ingegno, laboriosità e fatiche, nel segno delle tradizioni

A tenerne viva la memoria aveva pensato anni fa la trilogia “L’Adda, il nostro fiume” di Pietro Pensa


di Claudio Bottagisi
A tenerne viva la memoria aveva pensato, anni fa, L’Adda, il nostro fiume pubblicato a cura delle Edizioni cultura “Il Punto Stampa” - Cbrs Editrice, che nel secondo volume di una tra le più importanti trilogie dedicata dallo scrittore e storico Pietro Pensa appunto al bacino dell’Adda raccontava storia e aneddoti riguardanti secoli di ingegno, laboriosità e fatiche della nostra gente. E in particolare della gente delle Valli lecchesi.

Non mancavano, nelle pagine di quel volume, le tradizioni tramandate per secoli, quelle che fissavano momenti importanti della vita quali la nascita, il matrimonio, i festosi raccolti nei campi, le feste patronali e pure la morte.

Un’impronta secolare veniva così messa in risalto anche dalla trascrizione di preziosi documenti, che uniti a immagini di sicuro fascino e di grande impatto e a interessanti testimonianze di vita vissuta contribuivano a far sì che ci si potesse fare un’idea meno approssimativa possibile della vita e del costume di una comunità.

Ecco allora che la lettura dell’opera di Pensa, già stimato sindaco di Esino Lario, presidente della Comunità montana della Valsassina e, ancor prima, del Consiglio di Valle che anticipò appunto l’avvento delle Comunità montane, si presentava viva e stimolante anche per il continuo riferimento a una realtà sociale la cui profonda evoluzione veniva vista attraverso lo scorrere del fiume.
Si è detto di Pensa. Come non ricordare, allora, le grandi infrastrutture da lui progettate per Esino e i territori circostanti? Basti citare le strade destinate a collegare il paese alle due frazioni di Ortanella e Cainallo, la realizzazione degli acquedotti, delle stazioni di pompaggio e di uno dei primi depuratori della zona, l’allestimento del Museo delle Grigne, le scuole, i parcheggi e il collegamento viario con la Valsassina, senza dimenticare la Prealpina Orobica, ossia il collegamento intervallivo con la Bergamasca.

Nel volume L’Adda, il nostro fiume era racchiuso, in una sorta di ideale abbraccio tra acqua e terra, il senso del carattere dell’uomo e della nostra storia. Venivano rivissute e rivitalizzate le nostre tradizioni per ricordare - tra memoria e realtà - personaggi e vicende, miserie e ricchezze e ripercorrere a ritroso il senso della presenza dell’uomo in questa terra lombarda.


Determinante è stato in tal senso il ruolo delle tradizioni, che hanno radici profonde nell’animo di ogni popolo che le alimenta e le fa rifiorire, con un monito da non dimenticare, ossia che la conservazione della memoria storica è per ogni comunità e per ogni persona la condizione essenziale dell’esistere.