20161011

Va in scena la seconda edizione della rassegna TERRITORI - CINEMA - ARCHITETTURE


Dalla comune ricerca, svolta in questi anni, dal comune interesse per gli spazi reali e per la loro rappre- sentazione virtuale, dalla comune ri essione sugli scenari urbani a confronto/contrasto con i paesaggi naturali, si rinnova la collaborazione tra l’Ordine degli Architetti PPC di Como e il Lake Como Film Festi- val, con la seconda edizione della rassegna TERRITORI | CINEMA | ARCHITETTURE, che unendo diversi interessi e sensibilità vuole raccontare le interessanti relazioni tra architettura e cinema.

La rassegna prenderà il via giovedì 13 ottobre, nella Sala Conferenze della Sede dell’Ordine degli Ar- chitetti PPC Como in via Sinigaglia 1, presso il prestigioso edi cio Novocomum di Giuseppe Terragni, con THE INFINITE HAPPINESS di Ila Beka e Louise Lemoine e attraverso 8 appuntamenti svilupperà, miscelando ction e documentari, due traiettorie tematiche Urbano|Umano e Filmare le Architetture.
TERRITORI | CINEMA | ARCHITETTURE, è nata anche come terreno di incontro di FISIONOMIE LARIANE, progetto di ricerca sul territorio comasco a cura della Commissione Cultura dell’Ordine degli Architetti, con l’itinerario cinematogra co del Lake Como Film Festival, e troverà quale ultimo appuntamento, an- cora da de nire, giovedì 18 maggio, l’inizio del percorso della sezione Cinema e Luoghi che si estenderà nell’ambito della quinta edizione del Festival nell’estate 2017.
TERRITORI | CINEMA | ARCHITETTURE, è una ricerca in divenire che vuole raccontare gli scenari umani dello spazio urbano contemporaneo, le architetture documentate e ricostruite dallo sguardo dinamico del cinema, i pro li di importanti gure dell’architettura moderna e, nella sua dimensione territoriale estiva, il cinema che si esibisce e dialoga con i luoghi topogra ci.
Filmare le Architetture
“Il percorso dell’essere umano attraverso lo spazio, implica contrasti e inquadrature, cioè una succes- sione di immagini. Nessuna opera architettonica rimane uguale a se stessa: subisce le variazioni della
luce, le trasformazioni del contesto, la presenza dell’uomo; l’edi cio ha in sé la dinamica del vivere ed i diversi punti di vista scelti possono variarne la comprensione. Ed ecco come l’immagine dinamica cine- matogra ca acquista piena validità nella comunicazione delle architetture”. Così Wim Wenders spiega il senso di Filmare le Architetture, la trama tematica che apre la rassegna, quella che guarda alla dinami- ca del cinema nella tridimensionalità dello spazio architettonico, nella mutevolezza del tempo, attraver- sando e vivendo virtualmente gli spazi edi cati. Il primo appuntamento è con THE INFINITE HAPPINESS di Ila Beka e Louise Lemoine, coppia di registi tra i più importanti oggi in questa ricerca, che raccontano il complesso residenziale 8 HOUSE dell’architetto danese Bjarke Ingels (BIG), costruito nella periferia di Copenhagen. Il duo ci accompagna in una visita di questo “villaggio verticale” - nominato World Best Residential Building nel 2011 - secondo il proprio usuale stile: seguendo la vita quotidiana che lì si svol- ge, e ascoltando i pareri di chi lì abita. Una celebrazione della vita in condominio, che sembra risorgere dagli errori del passato, spesso anticamera per la ghettizzazione. Qui invece, nonostante la dimensione periferica, tutti sono entusiasti, perché la scelta di abitare a 8 HOUSE si rivela come una vera e propria scelta di vita. L’architettura, così raccontata, sembra riuscire nell’intento originario: rendere la vita mi- gliore e a misura d’uomo.
Nell’appuntamento di giovedì 15 dicembre si presenteranno i cortometraggi sul Monumento ai Caduti di Como realizzati durante un workshop per studenti e giovani architetti lm-makers organizzato dalla Commissione Cultura dell’Ordine degli Architetti P.P.C. e guidato da Ila Beka. L’ iniziativa verrà svolta nella prima settimana di novembre nell’ambito delle celebrazioni del centenario dell’architetto Sant’E- lia.
Giovedì 16 febbraio Filmare le Architetture presenterà un altro protagonista del cinema di architettura, Heinz Emigholz, con il suo lm LOOS ORNAMENTAL, documentario dedicato all’architetto austriaco Adolf Loos, considerato uno dei pionieri dell’architettura moderna, e alle varie fasi della sua produzione nei primi decenni del Novecento che il lm ci racconta in ordine cronologico, mostrando lo sviluppo del suo particolare stile progettuale.
Ad uno dei protagonisti dell’architettura contemporanea è dedicato il lm di giovedì 20 aprile, QUANTO PESA IL SUO EDIFICIO, MR. FOSTER? di Norberto López Amado e Carlos Carcas, incentrato sulla gu- ra di Norman Foster. Il titolo riprende la curiosa domanda che Richard Buckminster Fuller, architetto e designer americano, gli pose quando sorvolarono insieme il Sainsbury Centre for Visual Arts dell’U- niversità della East Anglia. Da questo interrogativo Foster avvia una ricca ri essione sulle sue opere e l’evoluzione della sua creatività.
Urbano|Umano
Il rapporto tra cinema e architettura è inscritto nelle origini della settima arte e della città moderna. Da sempre lo spazio urbano è un set privilegiato, per quelle af nità elettive che legano lo sguardo mutevole e “montato” del cinema con la città e suoi ritmi percettivi. Dagli esordi del cinema molto è cambiato: da una esaltante celebrazione della città e dei suoi ritmi moderni si è passati ad una critica ragionata che esibisce i contrasti insiti nella relazione tra umanità e urbanità. Da qui trae spunto la trama di “Urbano/ Umano”, che vuole raccontare il volto multiforme e frammentato del panorama urbano contemporaneo e dei dif cili modelli di convivenza.
Apre il percorso, giovedì 17 novembre, il lm SACRO GRA di Franco Rosi, Leone d’oro al Festival di Ve- nezia 2013, che ha dato fama internazionale al documentarista italiano, consacrata poi con l’Orso d’oro al Festival di Berlino 2016 con FUOCOAMMARE il lm dedicato all’isola di Lampedusa. Franco Rosi è il protagonista di una rivoluzione del documentario per il cinema, autore di uno stile innovativo e originale che con un acutissimo sguardo su frammenti focalizzati è capace di raccontare e dare un’inusuale visio- ne d’insieme. Emblematico SACRO GRA che ci racconta la città di Roma e la sua complessa e articolata urbanità attraverso alcuni frammenti di vita colti attorno al Grande Raccordo Anulare.
Giovedì 19 gennaio spazio a un grande classico della cinematogra a architettonica, LA FONTE MERAVI- GLIOSA di King Vidor, lm del 1949 ispirato alla vita dell’architetto Frank Lloyd Wright, impersonato da Gary Cooper. Nel lm Howard Roark, un giovane architetto di talento e di in essibile coerenza, ri uta di venire a patti con qualsiasi compromesso pur di affermare il proprio genio creativo e quella che conside- ra la vera architettura, carica di idee avveniristiche e dalla visione di una nuova urbanità. Il lm di Vidor è una preziosa testimonianza sull’evoluzione dell’architettura e delle forme dell’abitare.
Idealmente contrapposto è l’appuntamento di giovedì 16 marzo, MON ONCLE di Jacques Tati, in cui Tati,

come in quasi tutte le sue opere, persegue, con tutta l’intelligenza ironica che gli è propria, la sua critica feroce e gentile alle forme del moderno e all’inevitabile spaesamento e alienazione che ne derivano. Tati costruisce il suo lm contrapponendo due dimensioni del vivere in città: da una parte il quartiere popolare, dove abita Hulot, dall’altro quello ultramoderno, in cui vive il nipote del protagonista, Gérard, con i genitori in un’asettica villa ultramoderna. Una duplicità. Quasi una spaccatura. Come il cinema di Jacques Tati, continuamente sospeso tra classico e moderno, tra la nostalgia del passato e un continuo sguardo sul futuro.