20161126

CENTRO PSICOSOCIALE DI LECCO, STORIA DI UN DISAGIO BEN RIUSCITO



di Enrico Magni (scrittore e psicoterapeuta)
Di solito quando ci si accosta a ricostruire la storia di una persona o di un evento la ricostruzione è utile per far cogliere i vari passaggio migliorativi, si descrive il processo di una difficoltà per focalizzare meglio il buon risultato raggiunto.
Questa è una storia capovolta, non è successo così, forse in un futuro prossimo gli eventi positivi metteranno nel dimenticatoio tutto quello che è accaduto prima. Ma nella storia della psichiatria del benessere mentale il processo non è lineare come la freccia del tempo, anzi è un processo che tende a tornare indietro o a procedere a salti.
Per il Centro psicosociale di Lecco il tempo si è fermato, è immobile, tutto è lasciato al fato, forse comparirà qualche centauro in grado di sconfiggere l'inerzia.
Era il 1978 quando per la prima volta nella corsia a piano terra dell’ospedale civico di Lecco  è stato aperto il primo reparto di Psichiatria. Per un mese le porte del reparto sono state aperte, da allora, sono passati 48 anni e le porte anche del nuovo ospedale in via dell'Eremo sono chiuse.
Prima di quella data i pazienti che soffrivano di disturbi neuropsichiatrici – così erano classificati- venivano ricoverati presso l’Ospedale Psichiatrico di Como gestito dalla Provincia di Como la quale comprendeva Lecco.



Il servizio ambulatoriale di Igiene Mentale a Lecco prima del 1977 veniva svolto presso Villa Locatelli, attuale sede della Provincia di Lecco.
Il primo ambulatorio di psichiatria, dopo l’apertura del reparto nel vecchio ospedale in via Ghislanzoni, è stato  aperto al piano terra dello stabile della maternità. Oggi quello stabile, accanto al Politecnico, è ancora   in attesa di essere ristrutturato.
Nel 1978 con L.833 è legiferato l'Istituzione del Servizio sanitario (SSN) che accorpa tutte le competenze sanitarie delle ex mutue, dei vari servizi di competenza dei comuni, della provincia e dei consorzi sanitari. Sono istituite le Unione sanitarie locali  (USL).  Nel territorio lecchese sono tra: Lecco, Merate, Oggiono gestite da un consiglio di amministrazione composto da politici facenti parte della “prima repubblica”.
Il presidente dell'USSL di Lecco, Giovanni Fiamminghi, trasferisce il reparto di psichiatria insieme a medicina generale II in via Tubi, nell'ex sanatorio.
Nella palazzina di via XXIII Febbraio, ex mutua a piano terra,Alla fine degli  anni ottanta è aperto il Centro psicosociale. Oggi la stessa struttura è vuota e da anni in attesa di una ristrutturazione.
Nel 1993 sono istituite le Aziende Sanitarie Locali (ASL): si sta passando dalla prima alla “seconda repubblica”
Nel 2003 apre il nuovo ospedale Alessandro Manzoni, diretto generale è il dott. Roberto Rotasperti, il quale sposta il reparto di psichiatria di via Tubi nel nuovo ospedale Alessandro Manzoni al pianterreno accanto alla cappella.
Lo stesso DG Roberto Rotasperti in accordo con  Politecnico di Milano, comune di Lecco e il Presidente della Provincia di Lecco avv. Mario Anghileri, di trasloca il CPS presso lo stabile laterale di via Ghislanzoni, ex palazzina mensa. Tra le parti  c'è l'accordo di concessione d'uso per sette anni e rinnovabile per altri sette a costo zero. In quella palazzina oggi c'è il CPS, il centro diurno e delle associazioni.
E' il periodo dell'inizio dell'esternalizzazione dei servizi alle cooperative. Roberto Rotasperti è stato il precursore di questo processo. Oggi tutti i servizi alla persona sono gestiti dalle cooperative.   Sono passato ormai quindici anni e il Cps di Lecco è ancora lì senza una soluzione in uno stato pietoso.di abbandono ambientale, strutturale pietoso e vergognoso per una città come Lecco che è tra le più ricche in Italia, in Europa e nel mondo.
Dal 1978 sono state fatte tre riforme della sanità, una nazionale (Ussl), le altre due dalla Regione Lombardia, prima con il Presidente Roberto Formigoni (Asl e Ao  . riforma Formigoni -), ora con l'attuale Presidente  Roberto Maroni  (Asst Ast – riforma Maroni- ). 
Sono cambiate le sigle, direttori generali come: Roberto Rotasperti, Pietro Caltagirone, Ambrogio Bertoglio, Mauro Lovisari e l'attuale Stefano Manfredi ma il servizio di salute mentale è peggiorato.
Tutte le amministrazioni e gli amministratori in entrata ed in uscita si sono sempre fatti garanti di una soluzione ma lo stabile ignobile e miserabile di via Ghislanzoni è lì che testimonia l’inadempienza.
Dopo la dipartita del dr. Guidotti per motivi di anzianità, che ha partecipato attivamente al passaggio dall’OP di Como a  mettere insieme i vari pezzi del servizio territoriale a Lecco, cercando di offrire delle strutture almeno dignitose (benemerenza della città di Lecco), i suoi successori (Barbara Pinciara e Antonio Lora), estranei al territorio, non sono stati e non sono in grado di promuovere una soluzione.
Non c’è una struttura adeguata. Sono vent'anni che tutto è bloccato e fermo. Il benessere mentale per il territorio di Lecco conta poco.
Chi sta bene va nel privato.
Non è un caso che chi accede a questo servizio per l'ottanta per cento proviene da un ceto medio, medio-basso e marginale con un grado di istruzione bassa o medio-bassa. 
All'interno del portone e dell'atrio del cortile di accesso al Cps la prima cosa che si incontra è il cassone dell'immondizia, il disordine e il degrado. Uno prima di aprire il portone e passare sotto il porticato si guarda in alto e si stringe il corno: c'è rischio di crollo della palazzina.
Se uno possiede un minimo di risorsa economica evita di mettere piede dentro a quello spazio mal concio. Almeno tremila persone all'anno valicano quel portone.



Il 1978 è lontano ma le porte del reparto sono ancora chiuse, si applica la contenzione fisica, farmacologica e qualche operatore auspica il ritorno all'elettroshock. 
La mancanza di una pratica sociale, l'aver delegato al sistema medicale la gestione della malattia, ma meglio dirsi della salute in generale, determina delle pratiche operative che depersonalizzano la persona.
Si perde la dimensione del rispetto della persona e si elude il dettato della Costituzione.
I pazienti sono soggiogati, sottomessi, in un certo senso violati, dalle pratiche funzionali che si svolgono all'interno della struttura.
I diritti sono semisconosciuti, la pratica sanitaria si sofferma all'oggetto del sintomo, alla malattia e perde la dimensione dei diritti.
All'interno della struttura domina una logica che mette il paziente in una condizione di dipendenza, depersonalizzazione: il paziente è sottoposto ad un rito di destrutturazione.
Il degrado ambientale non è sano per l'ecologia della mente e della società.