20161103

"I miracoli della Perpetua” di Giancarlo Vitali e Andrea Vitali





di Gianfranco Colombo 
Giancarlo Vitali e Andrea Vitali sono di nuovo i protagonisti di un suo nuovo libro intitolato “I miracoli della Perpetua”. Edito dalla casa editrice Cinquesensi, fondata e diretta da Sara Vitali, il volume rientra nella collana “i Vitali”, giunta al suo diciassettesimo titolo, che unisce alle parole del Vitali scrittore i disegni di Giancarlo Vitali. Dalla Perpetua di Alessandro Manzoni alle perpetue di Andrea Vitali: un viaggio dentro un universo variegato che parte proprio dalle pagine dei Promessi Sposi.
Immortalata dal Manzoni, resa da lui immortale, la fidata ombra di don Abbondio ritorna nei romanzi “vistalago” di Vitali, in versioni diverse ma sempre simili alla precorritrice di tutte le perpetue di questo mondo. E’ lei che difende a spada tratta la canonica dagli assalti di importuni e scocciatori ed è sempre lei a fare da tramite con quel prevosto spesso poco incline a dar retta a tutti.

 Una di queste è la Rebecca del romanzo “Premiata ditta Sorelle Ficcadenti”, ossessionata dalla presenza del diavolo, inculcatole da un predicatore da strapazzo: «Aveva venticinque anni quando le apocalittiche parole del predicatore le si erano piantate in testa, e in certi momenti le ritornavano come se le avesse appena udite: quando sentiva parlare di un incendio, per esempio, o quando ne vedeva uno nei boschi sulla montagna della riva opposta del lago, davanti a un camino scoppiettante oppure come adesso, mentre guardava le lingue di fuoco nella stufa. Ma ora a cinquantacinque anni, pur dimostrandone almeno dieci di più, percepiva tutta la loro verità». 

Il campanello della canonica, in quella fredda serata da geloni, era squillato, e chi «a quell’ora poteva andarsene in giro se non un’animaccia dell’inferno?». Grande cuoca è invece la perpetua che troviamo in “La figlia del podestà”. Il prevosto angosciato dalle paturnie di una sua parrocchiana, tale Mercede Vitali, merciaia, mostra di avere una gran fretta. Qualcosa di importante l’attende ed è la casoeûla, cucinata proprio la sua perpetua. Il sacerdote arriva tardi, la leccornia è fredda, ma dopo qualche ripensamento è proprio lei a togliere gli indugi: «Si alzò e prese a riscaldare la casoeûla. Mai aveva visto il prete andarsene a letto a stomaco vuoto. Due piatti. Dopo due piatti il sacerdote fu soddisfatto. Si guardò intorno con occhio beato. “Quella che è avanzata, disse, la riscaldiamo e la mangiamo domani”. La perpetua fece spallucce. Perché mai parlava al plurale se quella roba se la mangiava lui solo?». E, infine, non si può tralasciare la penultima perpetua, quella di “Le mele di Kafka”, anche perché è con lei che il romanzo comincia, quando il suono del telefono nero di bachelite, inizia a martellare la canonica. 

E la perpetua vinceva sempre una sorta di gara non dichiarata col prevosto, quella di rispondere per prima al telefono. Così sarà lei a dare la notizia che innescherà la trama di un romanzo che porterà i suoi protagonisti sino a Lucerna. Tante perpetue nei romanzi di Vitali, fino all’ultima, quella che compare  in “I miracoli della perpetua”. I ricordi dello scrittore la avvolgono in una sorta di dimensione onirica, così come i compagni di un’infanzia che non vedeva l’ora di affrancarsi dalle zavorre dell’innocenza. Tante storie legate ai soprannomi dei sodali di un tempo preistorico, come l’Erbol, il Capra o il Bèc. Tutti protagonisti di un mondo lontano in cui uomini e animali parevano mescolare le loro vite, come il gatto rognoso che attraversa la strada ad un Vitali non ancora convinto della necessità di crescere. E poi ci sono i disegni di Giancarlo Vitali. «Per questo racconto – scrive Leonardo Castellucci – la matita e il pennello di Giancarlo Vitali  scelgono la strada, tecnicamente abilissima, di una raffigurazione svelta e semplificata nelle forme e di fresco effetto figurativo e cromatico, rappresentando un bestiario che, soprattutto in certi virtuosi passaggi, pare originare da un’unica linea che subito s’inarca, si torce, si piega, sale, scende, stonda, spigola, si chiude».