20161126

Lo Studio Maitre presenta la 55° opera dell’artista Aristide Angelo Milani




“La Mia Cinquina” interpreta il ricorrere costante del numero 5 negli avvicendamenti delle residenze che hanno visto l’autore come protagonista, dalla nascita, sino al limitare dell’anno 2015. Nella sua assoluta non convenzionalità, lo scritto risulta essere autobiografico e l’idea portante è sostenuta dall’essere stato il poeta inconsapevolmente vittima della ragionevole illusione derivata dalla persistente ricorrenza del cinque.
Il numero fatidico emerge dalla definizione dello spazio temporale maturato dal passaggio da dimora a dimora a partire dalla prima, al Lazzaretto di Lecco dove Aristide si presenta al mondo come:
utàf de nöf laghée de la niàda, / da la linfa del lach, vegnüü a gala...,
fino alla quinta, l’attuale, sita nella terricciuola di Pescarenico, in prospicienza del fiume Adda.
E qui interviene
l’aritmetica bisbetica, non smentibile ma pur sempre fuorviante, al puntu de usesiunàm... (recita il poeta), attratto dalla comparsa di questa costante, sviluppata nella sequela: «25, 20, 15, 10, 5.»
Tale successione numerica corrisponde ai 15 cicli naturali del cinque,
il cui “comun divisore”, si esaurisce (solo teoricamente), al volgere di quell’ultimo/non ultimo anno di grazia 2015, non per cause tecniche, come una disdetta di locazione e neppure, grazie al cielo, per il passaggio a miglior vita del conduttore!
Come poteva
non attrarre e trarre in inganno una simile costanza? Contrassegnata poi dal 5..., il re dei numeri..., il numero magico per antonomasia!
A questo punto ci viene in soccorso lo scrittore saggista
Ilvo Diamanti, quando adduce che
«i numeri altro non sono che il modo di guardare la realtà, non potendola mai rappresentare!»
E il Nostro infatti osserva e interpreta, valorizzando il gesto del guardare col leggerne criticamente metafore e simbologie.
Vista la tematica, il poemetto non poteva tendere alla lirica ma, nonostante ciò, alcuni versi sono alquanto suggestivi, come nell’atto di suggellare l’incanto del lago e la magia del fiume, fonti di ispirazione ciclicamente ricorrenti.
Ogni trasferimento, fatto di materialità e nel contempo di immaterialità, evoca gli stati di grazia che si sono susseguiti nella vita dell’autore, a partire dalla scelta di legittimare l’innata virtù di bibliofilo con la fondazione dello Studio Bibliografico, per evolversi magicamente in feconda vena poetica, eventi verificatisi all’ inizio e alla fine dell’ ottantuno..., söö la süpèrba riva de Malgràa. Non va inoltre trascurato il periodo del Lazzaretto, luogo che, oltre a dargli i natali, con la singolare dotazione iniziale dell’anima, ha favorito a lui tredicenne l’idea del batiscafo-marmitta... e ancora, poco più oltre, il rampichino. E ancora l’altro stato di grazia, a Lecch in Ca’ Stopani, de scià del lach, in facia al purteghètt..., con la primogenitura nella pubblicazione di libri d’arte nella Città di Lecco: L’ Unda e la Spunda, artistich anca lüü / in quatermila vers de piumb fundüü.
E sempre in quel Luogo generatore di influssi, ma in una successiva permanenza datata 2000- 2010, esattamente sul finire del duemilacinque, si rivelano le facoltà di medium e così andando, si arriva alla quintultima, già citata residenza, sull’Adda. Questa, nel 2011, è suscitatrice e testimone della mitica Vus de Tola, l’opera della trasmutazione, che si compie con il passaggio dalla poesia alla Viva Voce..., fisico/materiale, meglio definita col neologismo “artisticovivente.”
E’ inoltre di questo fruttuoso anno, l’opera SONAR, derivazione della storica “marmitta negata”, spettacolare esempio di trasmutazione alchemica.
Fin qui , la tematica trattata in sunto parrebbe esaurita ma non possiamo fare a meno di rimarcare il
fattore chiave di questa singolare CINQUINA, la ciliegina sulla torta, o meglio ancora, l’essenza dominante profusa da quel benedetto numero presente in tutta quanta l’ opera:
«il Lustro, ovvero l’indicatore classico dell’ inesorabilità del ciclico processo numerico.»