20161110

“Morti senza cuore” di Alvaro Vaccarella, quando il romanzo affascina

Alla professione di medico cardiologo l’autore del libro affianca la passione, coltivata da lunghi anni, di giornalista e appunto di scrittore


di Claudio Redaelli
Due amanti camminano romanticamente, una notte d’inverno, sulle sponde del lago di Como. Scorgono un’ombra sulla riva: è il cadavere di un ricercatore che lavora all’Università Bicocca di Milano. Qualcuno, prima di ucciderlo, l’ha percosso, l’ha strangolato, gli ha estratto il cuore con una tecnica che lascia supporre un’ampia conoscenza dell’anatomia e infine l’ha gettato nel lago.

Il dottor Sacchini, un magistrato che ama la barca a vela e le escursioni in montagna, si addentra nel mondo della ricerca scientifica, dei congressi e dei potentati universitari. Dovrà togliere dai pasticci il suo vecchio compagno di liceo, il cardiologo Alberto Leonelli. E sarà un letterato a metterlo sulla strada giusta per risolvere il caso.
Ruota attorno a questa trama, avvincente pur nella sinteticità dell’esposizione, il romanzo Morti senza cuore di cui è autore Alvaro Vaccarella, che alla professione di medico cardiologo affianca la passione, coltivata da lunghi anni, di giornalista e appunto di scrittore.
E’ un libro godibilissimo e avvincente, quello edito dalla EDS (Edizioni della Speranza). E significativi sono i ringraziamenti con i quali l’autore introduce il primo dei ventinove capitoli del corposo romanzo.
Il primo grazie è per il dottor Paolo Tricomi, già direttore dell’Unità operativa di Anatomia e istologia patologica dell’ospedale Manzoni di Lecco “per i preziosi consigli, spesso elargiti a breve distanza dal suo barbecue”. Poi agli amici Alberto Lazzarini, Primo Lealini, pensionato tuttofare, Maurizio Marcialis, architetto, e alle rispettive consorti, “che con pazienza e disponibilità, adagiati tra Ferrara e il mare, hanno accettato di leggere il manoscritto e mi hanno incoraggiato a pubblicarlo”.
Un altro “grazie” è per Guido Bezzola, professore emerito di lingua e letteratura italiana alla Statale di Milano, e a sua moglie, la professoressa Rosa Ghigo, francesista presso lo stesso ateneo, “che mi hanno offerto un’amicizia ricca di affetto e di sapienza”.
Infine, ma certo non ultimi per importanza, il ringraziamento di Vaccarella è per sua moglie e i suoi figli, “che mi sopportano - annota simpaticamente l’autore - da un numero di anni imprecisato, ma comunque cospicuo”.

Poi via allo scorrere delle pagine del romanzo, a partire dal capitolo introduttivo per snodarsi successivamente in una trama capace di appassionare e di coinvolgere il lettore, che certo non mancherà di farsi sorprendere dal ritmo incalzante del racconto e da una serie di colpi di scena.