20161116

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA: TERRITORI CINEMA ARCHITETTURE



Dalla comune ricerca, svolta in questi anni, dal comune interesse per gli spazi reali e per la loro rappre­sentazione virtuale, dalla comune riflessione sugli scenari urbani a confronto/contrasto con i paesaggi naturali, si rinnova la collaborazione tra l’Ordine degli Architetti PPC di Como e il Lake Como Film Festi­val, con la seconda edizione della rassegna TERRITORI | CINEMA | ARCHITETTURE, che unendo diversi interessi e sensibilità vuole raccontare le interessanti relazioni tra architettura e cinema.

La rassegna ha preso il via giovedì 20 ottobre, nella Sala Conferenze della Sede dell’Ordine degli Ar­chitetti PPC Como in via Sinigaglia 1, presso il prestigioso edificio Novocomum di Giuseppe Terragni, con THE INFINITE HAPPINESS di Ila Beka e Louise Lemoine e attraverso 8 appuntamenti svilupperà, miscelando fiction e documentari, due traiettorie tematiche Urbano|Umano e Filmare le Architetture.
TERRITORI | CINEMA | ARCHITETTURE, è nata anche come terreno di incontro di FISIONOMIE LARIANE, progetto di ricerca sul territorio comasco a cura della Commissione Cultura dell’Ordine degli Architetti, con l’itinerario cinematografico del Lake Como Film Festival, e troverà quale ultimo appuntamento, an­cora da definire, giovedì 18 maggio, l’inizio del percorso della sezione Cinema e Luoghi che si estenderà nell’ambito della quinta edizione del Festival nell’estate 2017.
TERRITORI | CINEMA | ARCHITETTURE, è una ricerca in divenire che vuole raccontare gli scenari umani dello spazio urbano contemporaneo, le architetture documentate e ricostruite dallo sguardo dinamico del cinema, i profili di importanti figure dell’architettura moderna e, nella sua dimensione territoriale estiva, il cinema che si esibisce e dialoga con i luoghi topografici.
Filmare le Architetture
“Il percorso dell’essere umano attraverso lo spazio, implica contrasti e inquadrature, cioè una succes­sione di immagini. Nessuna opera architettonica rimane uguale a se stessa: subisce le variazioni della luce, le trasformazioni del contesto, la presenza dell’uomo; l’edificio ha in sé la dinamica del vivere ed i diversi punti di vista scelti possono variarne la comprensione. Ed ecco come l’immagine dinamica cine­matografica acquista piena validità nella comunicazione delle architetture”. Così Wim Wenders spiega il senso di Filmare le Architetture, la trama tematica che apre la rassegna, quella che guarda alla dinami­ca del cinema nella tridimensionalità dello spazio architettonico, nella mutevolezza del tempo, attraver­sando e vivendo virtualmente gli spazi edificati. Il primo appuntamento è con THE INFINITE HAPPINESS di Ila Beka e Louise Lemoine, coppia di registi tra i più importanti oggi in questa ricerca, che raccontano il complesso residenziale 8 HOUSE dell’architetto danese Bjarke Ingels (BIG), costruito nella periferia di Copenhagen. Il duo ci accompagna in una visita di questo “villaggio verticale” - nominato World Best Residential Building nel 2011 - secondo il proprio usuale stile: seguendo la vita quotidiana che lì si svol­ge, e ascoltando i pareri di chi lì abita. Una celebrazione della vita in condominio, che sembra risorgere dagli errori del passato, spesso anticamera per la ghettizzazione. Qui invece, nonostante la dimensione periferica, tutti sono entusiasti, perché la scelta di abitare a 8 HOUSE si rivela come una vera e propria scelta di vita. L’architettura, così raccontata, sembra riuscire nell’intento originario: rendere la vita mi­gliore e a misura d’uomo.
Nell’appuntamento di giovedì 15 dicembre si presenteranno i cortometraggi sul Monumento ai Caduti di Como realizzati durante un workshop per studenti e giovani architetti film-makers organizzato dalla Commissione Cultura dell’Ordine degli Architetti P.P.C. e guidato da Ila Beka. L’ iniziativa verrà svolta nella prima settimana di novembre nell’ambito delle celebrazioni del centenario dell’architetto Sant’E­lia.
Giovedì 16 febbraio Filmare le Architetture presenterà un altro protagonista del cinema di architettura, Heinz Emigholz, con il suo film LOOS ORNAMENTAL, documentario dedicato all’architetto austriaco Adolf Loos, considerato uno dei pionieri dell’architettura moderna, e alle varie fasi della sua produzione nei primi decenni del Novecento che il film ci racconta in ordine cronologico, mostrando lo sviluppo del suo particolare stile progettuale.
Ad uno dei protagonisti dell’architettura contemporanea è dedicato il film di giovedì 20 aprile, QUANTO PESA IL SUO EDIFICIO, MR. FOSTER? di Norberto López Amado e Carlos Carcas, incentrato sulla figu­ra di Norman Foster. Il titolo riprende la curiosa domanda che Richard Buckminster Fuller, architetto e designer americano, gli pose quando sorvolarono insieme il Sainsbury Centre for Visual Arts dell’U­niversità della East Anglia. Da questo interrogativo Foster avvia una ricca riflessione sulle sue opere e l’evoluzione della sua creatività.
Urbano|Umano
Il rapporto tra cinema e architettura è inscritto nelle origini della settima arte e della città moderna. Da sempre lo spazio urbano è un set privilegiato, per quelle affinità elettive che legano lo sguardo mutevole e “montato” del cinema con la città e suoi ritmi percettivi. Dagli esordi del cinema molto è cambiato: da una esaltante celebrazione della città e dei suoi ritmi moderni si è passati ad una critica ragionata che esibisce i contrasti insiti nella relazione tra umanità e urbanità. Da qui trae spunto la trama di “Urbano/ Umano”, che vuole raccontare il volto multiforme e frammentato del panorama urbano contemporaneo e dei difficili modelli di convivenza.
Apre il percorso, giovedì 17 novembre, il film SACRO GRA di Franco Rosi, Leone d’oro al Festival di Ve­nezia 2013, che ha dato fama internazionale al documentarista italiano, consacrata poi con l’Orso d’oro al Festival di Berlino 2016 con FUOCOAMMARE il film dedicato all’isola di Lampedusa. Franco Rosi è il protagonista di una rivoluzione del documentario per il cinema, autore di uno stile innovativo e originale che con un acutissimo sguardo su frammenti focalizzati è capace di raccontare e dare un’inusuale visio­ne d’insieme. Emblematico SACRO GRA che ci racconta la città di Roma e la sua complessa e articolata urbanità attraverso alcuni frammenti di vita colti attorno al Grande Raccordo Anulare.
Giovedì 19 gennaio spazio a un grande classico della cinematografia architettonica, LA FONTE MERAVI­GLIOSA di King Vidor, film del 1949 ispirato alla vita dell’architetto Frank Lloyd Wright, impersonato da Gary Cooper. Nel film Howard Roark, un giovane architetto di talento e di inflessibile coerenza, rifiuta di venire a patti con qualsiasi compromesso pur di affermare il proprio genio creativo e quella che conside­ra la vera architettura, carica di idee avveniristiche e dalla visione di una nuova urbanità. Il film di Vidor è una preziosa testimonianza sull’evoluzione dell’architettura e delle forme dell’abitare.
Idealmente contrapposto è l’appuntamento di giovedì 16 marzo, MON ONCLE di Jacques Tati, in cui Tati,

come in quasi tutte le sue opere, persegue, con tutta l’intelligenza ironica che gli è propria, la sua critica feroce e gentile alle forme del moderno e all’inevitabile spaesamento e alienazione che ne derivano. Tati costruisce il suo film contrapponendo due dimensioni del vivere in città: da una parte il quartiere popolare, dove abita Hulot, dall’altro quello ultramoderno, in cui vive il nipote del protagonista, Gérard, con i genitori in un’asettica villa ultramoderna. Una duplicità. Quasi una spaccatura. Come il cinema di Jacques Tati, continuamente sospeso tra classico e moderno, tra la nostalgia del passato e un continuo sguardo sul futuro.