20161110

Sabadini: “Condividiamo lo spirito, ma non si fa ancora abbastanza per le Pmi”

Attenzione a pressione fiscale, tempi di pagamento e soddisfacimento dei chirografari


All’indomani della pubblicazione del testo del Disegno di Legge di Bilancio 2017, l’Associazione Piccole e Medie Industrie di Lecco accoglie favorevolmente l’impianto generale del provvedimento, avanzando tuttavia alcune riserve su quelle disposizioni che rischiano di non favorire, se non di ostacolare, l’attività delle Pmi.


“Come ho già avuto modo di affermare, come Api guardiamo con particolare attenzione e interesse alla Legge di Bilancio 2017 – ha dichiarato Luigi Sabadini, Presidente di Api Lecco – Infatti, negli ultimi trent’anni, nel succedersi di Governi di diverso colore, abbiamo più volte lamentato l’assenza, anche in sede normativa, di politiche organiche che tutelassero e favorissero lo sviluppo delle Pmi italiane, colonna portante non solo dell’economia del nostro territorio, ma dell’intero sistema produttivo nazionale”. “Da questo punto di vista – ha continuato Sabadini – non possiamo quindi non rilevare con piacere che questa Legge di Bilancio abbia il pregio di essere caratterizzata da un approccio sistemico, coerente e organizzato, al fine di dare ai provvedimenti una valenza strategica, un ampio respiro e un’efficacia che vada oltre l’immediatezza o la convenienza politica”.

Particolarmente apprezzata dall’Associazione delle Pmi la proroga del super-ammortamento del 140% per investimenti in beni strumentali nuovi, alla quale, a partire dal prossimo anno, si associa un iper-ammortamento nella misura del 250% per l’acquisto di beni legati alla trasformazione tecnologica e digitale (secondo le direttive dettate dal Piano Industria 4.0) e all’ottimizzazione dei consumi energetici. Bene anche il rifinanziamento e l’estensione della Nuova Sabatini, l’ampliamento del credito di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo e il rifinanziamento immediato con 895 milioni del Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi, che si stima potrà garantire circa 25 miliardi di finanziamenti bancari, cui si sommano anche i 100 milioni stanziati dal programma operativo nazionale “Imprese e competitività 2014-2020” del Ministero dello Sviluppo Economico.

Con riferimento alle misure in materia di welfare, Api condivide le strategie messe in campo dal Governo, sia quando estendono le soglie dei premi di produttività detassati e la popolazione lavorativa interessata, sia per quanto riguarda quei provvedimenti rivolti ai lavoratori, come le agevolazioni fiscali per gli iscritti ai fondi pensione, la possibilità di accesso all’Ape, le ricongiunzioni gratuite, la no tax area e le misure per i lavoratori precoci e usurati. Particolarmente degno di nota il riconoscimento di uno sgravio triennale dei contributi a carico dei datori di lavoro per le assunzioni di giovani che abbiano svolto, presso la stessa impresa, percorsi di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato.

“Pur condividendo, quindi, buona parte dei provvedimenti di questa Legge di Bilancio – ha aggiunto il Presidente di Api – vorremmo che le istituzioni riconsiderassero alcune questioni che abbiamo avuto modo di sottoporre alla loro attenzione lo scorso 4 novembre, quando Maurizio Casasco, Presidente di Confapi, è stato ricevuto in audizione congiunta dalle Commissioni Bilancio, Tesoro e Programmazione di Camera e Senato. Penso in modo particolare al tema della pressione fiscale, vero “cappio al collo” per le nostre Pmi e per il nostro Paese, che risulta penultimo tra gli Stati Ocse per il rapporto tra competitività e tassazione (ITCI)”.

Infatti, la Legge di Bilancio prevede una riduzione nel 2017 dal 4,5% al 2,3% (e al 2,7% nel 2018) dell’aliquota Ace (Aiuto alla Crescita Economica), ovvero l’agevolazione nata per incentivare il finanziamento delle Pmi mediante capitale proprio, puntando su una riduzione delle imposte sui redditi, strategia più volte auspicata da Confapi. La contrazione di questa aliquota nell’impianto della Legge si muove in favore dell’Imposta sul Reddito Imprenditoriale (Iri). Si tratta di un regime impositivo opzionale per le imprese individuali e le società commerciali che introdurrebbe un prelievo con aliquota unificata al 24%: se questo provvedimento risulta molto importante per le microimprese, evidenzia tuttavia d’altra parte l’aggravio fiscale che subiranno gran parte delle piccole e medie industrie.

Oltre a ciò, la situazione delle Pmi è ulteriormente gravata dalla permanente difficoltà di accesso al credito, ma anche dai lunghissimi tempi di pagamento tra privati che, superando mediamente i 90 giorni di tempo, creano una situazione unica in Europa, dove sono generalmente rispettati i 60 giorni massimi previsti dalle direttive Ue. La totale inosservanza dell’applicazione di queste norme fa in modo che le Pmi, parte contrattuale debole nei confronti della grande industria, continuino a subire condizioni contrattuali di pagamento che le costringono sostanzialmente a fungere “da banca” per i loro clienti.
A questo problema si aggiunge anche la necessità, più volte sottoposta all’attenzione del legislatore ma ancora trascurata, di riportare al 40% il minimo di soddisfacimento ai creditori chirografari, visti i troppi abusi dello strumento concordatario che sono stati perpetrati a partire dal 2015.

“Noi di Api – ha concluso Sabadini – auspichiamo da un lato una maggiore attenzione per i problemi che riguardano più specificamente il mondo della Piccola e Media Industria e che d’altra parte l’ottica di sistema che caratterizza questa Legge di Bilancio non si limiti a qualche misura a breve termine, ma che sia il primo tassello di un piano industriale ragionato, basato su quello che possiamo e sappiamo fare meglio, soprattutto alla luce degli stravolgimenti economici e geopolitici a cui la contemporaneità ci sottopone, e avendo come obiettivo finale la delineazione del progetto di una nuova Italia produttiva dove le Pmi possano essere veramente protagoniste”.