20161121

SAN TOMASO fra arte e memoria contadina



Di Cesare Perego 
La salvaguardia della natura dipende dal fatto che l’uomo riesca a riconoscere di esserne  parte. Consapevole di questo, egli potrà cominciare a ricercare un equilibrio che, in buona parte, non è cosa nuova, ma eredità del passato.

San Tomaso rappresenta un punto di riferimento preciso per qualsiasi Valmadrerese legato al proprio paese e alla  propria terra; un luogo ricco di storia, di tradizioni, di cultura, che nel corso degli anni ha saputo mantenere intatta la propria identità, di fronte a qualsiasi cambiamento.
La sua chiesetta, gli edifici rurali,  occupano un posto privilegiato in quanti hanno a cuore l’amore per la natura e per la montagna.
Questa  importante località messa al riparo da probabili speculazioni edilizie negli anni settanta del novecento dall’allora Amministrazione Comunale, ha trovato nella Comunità Montana del Lario Orientale che ne è proprietaria, la giusta collocazione per la sua salvaguardia e per la sua valorizzazione.

San Tomaso, è un punto di osservazione privilegiato, un terrazzo naturale, che offre  paesaggi unici e si apre verso un orizzonte suggestivo costellato dai luoghi più caratteristici della nostra provincia: il lago di Lecco, la Grignetta, il San Martino, il Due Mani, il Resegone, il Monte Barro, i laghi di Annone e Pusiano, le colline e la pianura  brianzola.
Era il 1999 quando la Comunità Montana elaborò e diede avvio ad un complesso progetto di riqualificazione ristrutturazione e recupero dell’intera frazione Valmadrerese. Lavori che si conclusero in otto anni, con la rigorosa vigilanza della sopraintendenza ai  beni ambientali , con risultati veramente incredibili andati oltre ogni più rosea  aspettativa. Un intero borgo è rinato nel rispetto del territorio e della tradizione rurale.
Oggi la località, con il recupero e la conservazione dell’identità storica, ben visibile ed interpretabile con la visita al museo della vita contadina, è luogo ideale per passare momenti di relax immersi nel verde in  una  corona di montagne. Due importanti affreschi arricchiscono  il museo e la sala dell’accoglienza. Con i loro 9 metri quadrati, la pittrice civatese Professoressa Rosalba Citera, con l’antica tecnica dell’affresco ha saputo rappresentare al meglio, con il suo tipico linguaggio lineare e coloristico, una luminosa inquadratura su un mondo contadino che vive sì la fatica e la durezza del lavoro ma che conosce la pacata serenità di chi ha un contatto costante con la terra e le sue regole. Essi aiutano il visitatore, ad avere memoria storica di usi, costumi, e tradizioni di una locale vita e cultura contadina, passata ma non così lontana.  In fondo San Tomaso, località la cui conservazione attiva ha davvero del miracoloso, è testimone di antiche tradizioni contadine la cui esaltazione viene rappresentata con le descrizioni pittoriche di tutte le attività quotidiane di chi vive ancora il mondo della  ruralità, nonché dall’ambiente montano che da secoli ospita questa località definita anche “il pascolo dei caprai”. Una bella pubblicazione curata dell’amico Ing. Marco Rusconi di Valmadrera, che  bene ha saputo rappresentare al meglio questa località recuperata  a beneficio anche delle future generazioni, dal titolo San Tomaso” una sfida fra tradizione e innovazione”  edito dalla Comunità Montana nell’Aprile 2002, oggi irreperibile. Da non dimenticare che questo recupero ha suscitato l’attenzione della popolare trasmissione Mela Verde condotta dal SIMPATICO  Edoardo Raspelli, curata dalle reti MediasEt, che nella primavera del 2007, ha portata nelle\ case di 5 milioni di spettatori questa realtà a noi molto vicina, suscitando certamente un importante interesse.
   Il ristoro Osa, e l’agriturismo della famiglia Rusconi, sono un punto di riferimento per il visitatore, dove trovare un ristoro culinario decisamente importante e appetitoso, e dove la  buona accoglienza è prioritaria su tutto.

Non si può nascondere che l’intera area montana che dal Corno Ratt, al monte Cornizzolo, passando per il comune di Civate, rappresenta uno scrigno che conserva tesori ambientali e culturali di inestimabile valore. A riprova di ciò, oltre ai numerosi scritti sui beni culturali presenti a  Civate, il prossimo 6 Dicembre  proprio a Civate sarà presentato al pubblico un nuovo libro curato da Paolo Tentori e da Salma Hasan dal titolo “Il patrimonio culturale di Civate visioni e prospettive. 208 pagine incentrate sugli studi più recenti in riferimento a monastero di Civate, al commento alla regola di Ildemaro, allo scriptorium medioevale. E’ il dono di un paese in cui l’arte e la cultura lo hanno “abitato” e da qui hanno parlato al mondo…