20161231

Dal Consiglio di Valle alla Comunità montana, quando Pensa disegnò il futuro della terra lariana



di Claudio Bottagisi
“Così è Premana! Tradizioni, usi e costumi, luoghi e paesaggi ricchi di poesia e di fascino… Un paese che cresce mentre la montagna si spopola, un paese che vive nel “domani” senza nulla perdere dell’ieri”. Era l’estate 1968 e il Consiglio di Valle della Valsassina e della Valvarrone pubblicava una rivista che “raccontava” attraverso testi, numeri, dati statistici e immagini i comuni che in seguito avrebbero fatto parte della Comunità montana della Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera.

Quella geniale intuizione dell’ingegner Pietro Pensa prendeva insomma sempre più forma e il riferimento a Premana non è (e non era) casuale. “Dal primo numero di questa nostra rivista - si leggeva infatti nel redazionale a firma del Consiglio di Valle - abbiamo lanciato l’invito a Premana e Pagnona di tornare in seno alla nostra Comunità. L’appello, subito accolto, è stato rilanciato per le forre del Varrone, sino ai paesi che allietano lo sbocco di quella Valle, e poi oltre, ai borghi del lago, di quel lago che è tanta parte del nostro paesaggio, delle nostre tradizioni, del nostro gusto di vita”.

E ancora: “Eccoci dunque, popolazioni unite da secoli di storia comune, da costumi profondamente simili, da economie parallele, da numerosissimi legami familiari, intenti a costituire un’unica Comunità montana nella certezza che l’unione ci aiuterà, in comprensione reciproca, a risolvere i nostri problemi”.
La rivista riportava altresì uno studio dell’avvocato Martino Almini, docente di materie giuridiche alla facoltà di Architettura di Milano, che esponeva la configurazione giuridica dei Consigli di Valle e si faceva eco del desiderio delle comunità montane di ottenere un adeguato coordinamento con il futuro ordinamento regionale.
Già, verrebbe da dire che… nasceva il futuro. E non per nulla veniva definita avvincente l’idea che il Consiglio di Valle promuovesse la formazione di un piano di coordinamento territoriale, oltre che di un piano della rete stradale, interna e di valico.

“Il Consiglio di Valle - scriveva Almini - questo ideale comprensorio come l’ho chiamato, potrà essere il prototipo di territorio omogeneo, con poteri tipici degli enti territoriali, superando l’attuale stato di mero consorzio. Nell’ambito della Regione tutto è ancora da fare. Una democrazia senza retorica porta a valorizzare ciò che c’è e che si manifesta come espressione genuina di una antica tradizione. E io vedo nelle Comunità montane la realizzazione di questo principio”.

Via quindi alle schede dei vari paesi destinati ad andare a comporre il futuro ente sovraccomunale, prima di un esauriente quanto lucido excursus di Pietro Pensa sulla vita sulle nostre montagne nel corso dei secoli.