20161203

Il viaggio attorno alla storia antica del Canto della Sibilia ha concluso l'anno degli incontri della associazione Cultura Classica.


di Gianni Riva
 LECCO - Il musicologo Angelo Rusconi e la mezzasoprano Dyana Bovolo sono  stati i protagonisti di una conferenza al Bertacchi dedicata all'antico Canto della Sibilia eseguito per la prima volta a Lecco dalla cantante lecchese. Un brano risalente alla metà del terzo secolo. La storia. Ogni anno, durante la notte di Natale, a Palma di Minorca e nella sarda Alghero, i tanti fedeli, assistono a una delle più sentite tradizioni.
Il canto della Sibilla, è un antico canto medievale che testimonia quanto sia ancora oggi profondo il legame tra Alghero e la Catalogna. Sotto diversi punti di vista, il canto della Sibilla è simile ai canti gregoriani. Il canto della Sibilla viene eseguito rigorosamente in lingua catalana. Il testo del canto, ispirandosi al  Dies Irae, si basa sulle immagini apocalittiche del tribunale di Cristo nella valle di Giosafat, dove, secondo la Bibbia, avrà luogo un’adunata di tutte le nazioni e, secondo l’interpretazione più diffusa, il Giudizio universale. In passato, c’era un’usanza molto particolare che aveva luogo durante la cerimonia: partecipavano due chierichetti che impugnavano l’uno una spada (simbolo della giustizia divina) e l’altro uno scettro (simbolo dell’autorità capitolare). La Sibilla (in latino Sibylla;  è una figura esistita storicamente, ed anche presente nella mitologia greca e in quella romana. Le sibille erano vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente.
"Le sibille del mondo antico - spiega Rusconi - erano leggendarie profetesse, collocate in diversi luoghi del bacino del Mediterraneo: Italia (Cuma), Africa, Grecia (Delfi), Asia Minore. Nella Roma repubblicana e imperiale un collegio di sacerdoti custodiva gli Oracoli sibillini, testi sacri di origine etrusca, consultati in caso di pericoli o di catastrofi.Il testo, del Canto tradotto in latino da un originale greco, era cantato su una suggestiva melodia, che ci è stata trasmessa in molteplici redazioni da molti manoscritti medioevali; esso testimonia, fra l’altro, l’intenso scambio culturale fra Oriente e Occidente". La conferenza ha concluso l'anno d'incontri dell'Associazione Italiana di Cultura Classica che vede alla presidenza Marca Mutti.