20161204

La ricetta contro gli stress economici: a scuola di Resilienza per un modello di industria 4.0


Anti-sismicità, sostenibilità energetica, adattamento al cambiamento climatico e al dissesto idrogeologico. Ma anche economia circolare, industria 4.0 e modelli di governance della trasformazione. Per spiegare come rendere forte e resiliente l’economia del nostro paese, in una fase di grande trasformazione (automatizzazione, informatizzazione, manifattura additiva, circular economy), la Scuola di Resilienza, dal 15 al 18 dicembre a Rovereto, presso Progetto Manifattura, l'incubatore tematico green di Trentino Sviluppo, ha organizzato una serie di sessioni tematiche all’interno dei lavori dell’atteso evento per pubbliche amministrazioni e grandi imprese.

Si parlerà di come progettare le città e i territori per adattarsi alle trasformazioni in corso nei settori produttivi e agli shock dei repentini cambiamenti dei modelli produttivi. «Oggi un insieme di tecnologie e pratiche – internet of things, sensoristica, addictive manifacturing – costituiscono un nuovo paradigma di produzione economica, che si è definito come manifattura 4.0 o quarta rivoluzione industriale», Spiega Annibale d’Elia, esperto di innovazione nelle politiche pubbliche e discussant di una delle sessioni più interessanti sul tema, FAB Città e Manifattura: prodotti e servizi per la Resilienza Urbana.
Quali sono le soluzioni? Esiste una via italiana alla manifattura 4.0? Durante i lavori si racconterà come unire la tradizione manifatturiera italiana delle botteghe e della piccola industria, lo stile italiano e questi nuovi processi di manifattura leggera, flessibile, adattiva. «Serve lavorare di anticipo cogliendo la grossissima vitalità in questo momento. Servono piani di governo, specie a livello municipale, non deterministici ma possibilistici», spiega Piero Pelizzaro, organizzatore della scuola di Resilienza e ideatore della start-up Climalia, specializzata in consulenza sui temi della resilienza.
«Per certi versi, quel che sta accadendo ricorda ciò che è successo 20 anni fa, quando Internet da materia per addetti ai lavori è arrivata al grande pubblico.
Esattamente come allora, tutti ne parlano, tutti concordano sul fatto che questo trasformerà profondamente il nostro modo di vivere e di lavorare. Ma, come accade in tutte le rivoluzioni, non è affatto chiaro che direzione prenderà il cambiamento.
«Bisogna accompagnare questa trasformazione in modo flessibile, adattabile. - continua Annibale D’Elia. Dobbiamo immaginare delle politiche pubbliche che funzionino non come una fabbrica fordista, ma come una start-up capace di operare in contesti in alta variabilità: il successo non sono grandi piani pluriennali rigidi, ma avere la possibilità di partire leggeri, comprendere-facendo (learn-by-doing), formule rapide di valutazione.È molto interessante il ruolo delle città che si candidano a diventare gli incubatori naturali di questa grande trasformazione.
Non a caso gli organizzatori hanno scelto Progetto Manifattura a Rovereto, uno spazio simbolo di organizzazione ibrida e nuova manifattura, orientata alla green e circular economy, seguendo i temi di remanifacturing e manifattura additiva. «Sono spazi come la Manifattura che sono in grado di produrre rapidamente innovazione in settori strategici, se messi veramente in azione» spiega Pelizzaro. «Sono strategie di pianificazione dello spazio territoriale in vista di queste nuove politiche del lavoro che danno un vantaggio resiliente al territorio. Le grandi imprese si appoggiano prima e ne beneficiano reciprocamente. Un modello che a Manifattura vediamo chiaramente» 
Una strategia innanzitutto urbana, che deve rivedere i suoi spazi nell’ottica di produrre nuova occupazione, nuovi servizi che vadano a riempire i posti rubati alla meccanizzazione e che allo stesso tempo creino spazi e infrastrutture apposite,rivedano lo spazio abitativo con spazi per il telelavoro, l’autoimpiego, la nuova manifattura.
Allo stesso tempo la resilienza dei sistemi economici richiede una strategia di flussi della materia completamente diversa da quello lineare “estrai-consuma-butta”. Con l’economia circolare, un modello di produzione e consumo basato sull’azzeramento degli sprechi e degli scarti, insieme a un potenziamento del valore d’uso della merca e ad un’estensione della durata di vita dei prodotti, le città, le aree metropolitane, i territori, possono contenere l’approvvigionamento delle materie prime dall’esterno, riciclando e riutilizzando, impiegando biomateriali, usando processi di condivisione reale degli oggetti. 

«L’economia circolare è per definizione una strategia di resilienza, in particolare per quelle aree che non sono particolarmente ricche di tante materie prime, ma che virtuosamente possono adottare modelli circolari in tanti settori produttivi
, incluso quello energetico con la produzione decentrata di energia», spiega Ilaria Nicoletta Brambilla, autrice del libro “Che Cosa è l’Economia Circolare”. «Le città e le industrie si rafforzano adottando questo pensiero economico. La buona notizia? L’Italia per una volta è avanti rispetto a tanti paesi, inclusi gli Stati Uniti».
Per scoprire più in dettaglio questa rivoluzione strutturale, capace di prepararsi agli shock del futuro, non resta che partecipare alla Scuola di Resilienza.
La scuola è organizzata da RENA, rete delle comunità del cambiamento, GeoAdaptive, società di consulenza su Resilienza e Sostenibilità, e Climalia, società per l’implementazione della resilienza, in patrocinio con il Comune di Rovereto e Trentino Sviluppo. I lavori (aperti al pubblico nella giornata di giovedì 15 dicembre) si terranno negli spazi dell’incubatore clean tech Progetto Manifattura. Il numero di partecipanti alla scuola è chiuso e la scuola è già sold out per quest’anno.