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Proiezione dei corti sul Monumento ai Caduti di Como


I cortometraggi sul Monumento ai Caduti di Como saranno presentati il 15 dicembre 2016 al Novocomum nell’ambito della rassegna  Territori Cinema Architetture, presso la sede dell’Ordine degli Architetti PPC di Como. 
Seguirà la proiezione del film “Creatore di sogni” (titolo originale “Sketches of Frank Gehry”) per la regia di Sydney Pollack ( 2005, USA) che parla di un architetto (Frank Gehry), ma soprattutto di cosa significhi creare. È un dialogo, tra un grande regista come Pollack e una mente animata dal furore creativo  come Gehry, che si allarga e  sconfina nelle visite agli edifici realizzati, nelle testimonianze di artisti come Dennis Hopper e Julian Schnabel, di colleghi architetti, di produttori hollywoodiani e persino dell'analista novantenne dell’archistar. È un gioco che si va delineando per comporre tutti i pezzi di un processo affascinante: trasformare la più bizzarra delle idee in qualcosa di reale. 
I cortometraggi sul Monumento ai Caduti verranno proiettati a Milano nell’incontro del 17 dicembre, alle 18.30, al Teatro Agorà della Triennale. Interverranno al dibattito Michele Pierpaoli, presidente OAPPC di Como, Stefano Larotonda, coordinatore del progetto,  Antonio Albertini del Comitato scientifico, Alberto Longatti, giornalista e storico dell’arte, Ila Bêka, regista e tutor della regia dei video, Marco  Cappelletti, assistente alla fotografia, e i registi dei video; Gaia Castelli, Giorgio Della Marianna, Federico Muratori, Chan-Woo Park, Michele Taborelli, Alessandra Zervudachi. 
Il video, in tre capitoli,  dal titolo “Assenza” è stato realizzato per la mostra “Antonio Sant’Elia. Visione e Regola. L’incontro tra futurismo e razionalismo nel monumento ai caduti di Como” in corso al Novocomum, viale G.Sinigaglia 1, Como, fino al 25 febbraio 


In occasione della celebrazione del centenario della morte di Antonio Sant’Elia(1888-1916)  l'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Como attraverso la Commissione Cultura ha promosso un’iniziativa per rileggere il progetto del Monumento ai Caduti di Como, realizzato nel 1931-33. In particolare si è voluto approfondire le vicende che hanno portato alla sua costruzione a partire dai disegni di Sant’Elia, dagli studi di Prampolini fino al progetto di Giuseppe Terragni, raccontando questo originale episodio architettonico ed artistico, che ha saputo unire la corrente del futurismo a quella del razionalismo attraverso un’icona che caratterizza ancora oggi la fisionomia del panorama comasco. Lo scorso novembre è stato organizzato un workshop nella sede dell’Ordine degli Architetti di Como in collaborazione con il regista Ila Beka e un gruppo di studenti dell’Accademia di architettura di Mendrisio che hanno realizzato dei video artistici sul Monumento ora presenti nella mostra “Visione e Regola. L’incontro tra futurismo e razionalismo nel monumento ai caduti di Como” in corso al Novocomum a Como fino al 25 novembre 2017.   Accanto ai corti una serie di audiointerviste raccolgono le testimonianze di esperti di varie discipline come Gianni Biondillo, scrittore e architetto, Giuliano Collina,artista, Alberto Longatti, giornalista e storico , e Attilio Terragni, architetto, per confrontare vari punti di vista autorevoli sulla vicenda del “Monumento ai caduti”. Il passato e il presente sono al centro dell’iniziativa, che si concretizza in una mostra al Novocomum di Terragni, nata dalla volontà del Presidente dell’Ordine degli architetti di Como, Michele Pierpaoli, e del Consiglio di dedicare un approfondimento sul tema del rapporto fra monumento attuale e progetto santeliano per le celebrazioni del centenario e contemporaneamente dall’incontro tra il coordinatore della Commissione Cultura, Stefano Larotonda, con il regista Ila Beka, in occasione del workshop “Filmare l’architettura”, tenutosi a Mendrisio lo scorso febbraio 2016 presso l’Accademia di Architettura. La conoscenza del regista è stata l’occasione per raccontare un tassello importante dell’architettura comasca utilizzando il video come mezzo d’espressione in cui il punto di vista in continuo divenire supera l’immagine statica del Monumento, familiare nella nostra memoria legata a Giuseppe Terragni, e rievoca quel dinamismo, rimasto allora solo sulla carta, per via del destino che spettò al giovane e visionario Sant’Elia. Il gruppo di lavoro, formato da architetti membri della Commissione Cultura dell’OAPPC di Como ha inoltre selezionato una documentazione iconografica sul Monumento in collaborazione con l’Archivio Terragni e la Pinacoteca di Como.

Il video dal titolo In Assenza si compone di tre capitoli: Tradimento, Luce, Epifania.
Tradimento 
Il primo capitolo è un’interpretazione del Monumento ai caduti ispirata alla rappresentazione futurista. Il punto di partenza deriva da una lettura critica della genesi del monumento: Marinetti scelse, infatti,un disegno fra le numerose utopie di Sant’Elia e incaricò lo scenografo Prampolini di approntare i piani costruttivi, mentre l’edificazione venne portata a termine da Terragni. Questo passaggio celava tuttavia un travisamento degli ideali futuristi, che venivano soffocati dalla maschera di un edificio dall’aspetto monumentale e commemorativo. Tale ottica viene completamente ribaltata dalle immagini che scompongono la realtà visibile, ricomponendola in modo nuovo e mettendo così in luce i caratteri principali dell’architettura futurista: caducità e transitorietà. L’architettura viene scomposta tramite inquadrature distorte, compenetrazione dei piani, sovrapposizioni simultanee e montaggio irregolare, mentre
la musica genera effetti ritmici che contribuiscono alla frammentazione della forma. In questo modo, il monumento viene reso più dinamico e cangiante, proteso verso l’alto. La costante ambiguità fra realtà e finzione, a livello dimensionale e materico, rompe la percezione tradizionale dello spettatore, proiettandolo nell’universo futurista.  Futuri
sta.
Luce 
Nell’immaginario collettivo dei comaschi, l’emblema più forte che evoca il Monumento ai Caduti è quello di una torre, un chiaro segno nel territorio, ben visibile dal lago, che si inscrive nel sistema cittadino di punti di riferimento che comprendono il Baradello e il faro di Brunate.
Una caratteristica fondamentale di questa architettura è data tuttavia dalla sua incompiutezza, che tronca lo slancio verticale verso il cielo, previsto sia dagli schizzi di Sant’Elia che dallo stesso progetto di Terragni: il culmine doveva infatti essere coronato da una lanterna di proporzioni monumentali che desse all’edificio l’aspetto di una “torre lanterna”,un faro della modernità nel contesto urbano. La caratteristica del non finito può tuttavia generare la possibilità di uno spazio vuoto, aperto alla vita della città: la lanterna luminosa generatrice di luce viene così sostituita da una lanterna animata, generatrice di vita, in continuo mutamento e trasformazione, secondo gli stessi ideali della poetica di Sant’Elia. Tale potenziale non si riduce semplicemente allo spazio circoscritto della terrazza, ma, mantenendo il parallelismo con la lanterna, si diffonde al contesto circostante, vivificando il concetto stesso di monumento.

Epifania 
l’edificio nel suo rapporto
Dopo aver indagato a fondo l’involucro dell’edificio nel suo rapporto con il contesto e con l’idea alla base della sua costruzione, la riflessione visiva si immerge finalmente nel suo cuore, spaziale e simbolico al tempo stesso: la sala interna progettata da Terragni contenente un immane monolite di granito, sulla cui superficie appaiono incisi i nomi dei caduti delle due guerre mondiali. Si innesca così una tematica universale, che,  da questa architettura particolare, investe il concetto stesso di monumento ai caduti, cercando di indagare il senso che oggi possa  avere una tale tipologia: ha ancora valore, oggi, costruire un monumento ai caduti? E i monumenti già esistenti hanno conservato il loro ruolo originario di monito ai posteri di fronte alla storia? Il fatto stesso che il monolite poggi su un vasto spazio vuoto, anonimo, caratterizzato solamente da una lapide ormai corrosa dal tempo, sembra essere una risposta chiara e definitiva a tali quesiti. Tuttavia, soffermandosi in questo spazio, si avverte un’atmosfera sacrale, che va al di là del significato storico o politico, e anche oltre a quello religioso: l’intero ambiente diventa infatti un’eccezionale riflessione sul tema universale della morte, percepito e condiviso da ogni uomo in ogni tempo. L’architettura riesce così, da sola, a scavalcare i limiti dei mutamenti culturali e sociali, facendosi portatrice di un valore eterno.