20170124

27 gennaio: l'Olocausto e i Poeti



Di Enrico Magni (scrittore psicoterapeuta) - Jean Cayrol « Persino un paesaggio tranquillo, persino una campagna con il volo dei corvi, mucchi di biada ed erba bruciata, persino una strada dove passano auto, contadini, coppie, persino un paese di villeggiatura, con la sua fiera e il suo campanile, possono portare banalmente a un campo dí concentramento.

Struthof, Oranienburg, Auschwitz, Neuengamme, Belsen, Ravensbriick, Dachau, Mauthausen furono nomi come altri nelle carte e nelle guide.
II sangue si è rappreso, le bocche ammutolite, i blok sono visitati solo da una macchina da presa. !n'erba assurda è spuntata e ha coperto la terraconsumata dai passi concentrazionari. Nei fili elettrici non c'è più corrente. Ci sono solo i nostri di passi.
1933. La macchina si mette in moto.
Ci vuole una nazione senza note stonate, senza contrasti. Ci si mette all'opera.
Un campo di concentramento si costruisce come uno stadio o un albergo di lusso, con imprese edili, preventivi, concorrenza, forse anche bustarelle. Nessuno stile imposto. È lasciato alla fantasia. Stile alpino, stile garage, stile giapponese, senza stile. Gli architetti progettano in pace quegli ingressi destinati a essere varcati una volta sola».

Chi entra in un campo di concentramento potrà sentire l'odore dei corpi, il suono polifonico delle lingue, il pianto silenzioso del dolore.
Bisogna camminare lentamente, rispettare le ombre che  ci accompagnano, fissare lo sguardo nel vuoto e ascoltare il male che abbiamo dentro.
Ascoltare le parole disperate dei poeti che sono stati sconvolti dal volto deforme della morte.
Così scrive Boris Phaor nel presentare NN, di Jean Cayrol, edito da nonostante edizioni, 2014:
«...prende il titolo dalla specifica denominazione dei deprtati politici nei campi di concentramento Nacht und  Nebel. Vale a dire Notte e nebbia...»,


Campo di Gusen
Ancora un po' di notte rimasta sul margine delle ciglia
ancora una piega d'ombra in mezzo ai covoni
ancora un dio agonizzante che riconosce la sua città
e cerca di ritrovare genitori ormai anziani.

Ancora un'acqua che in mezzo alle onde
ancora un vecchio solco che si duole del suo seme
ancora un vento che corre nei fuochi della sua pianura

e ascolta più il grido del suo pastore .

Ancora una bella poesia pallida come la morte
la cui luce spira ai piedi del nostro tempo
una poesia senza fine che la sua fine divora
perché non ha un volto sul fianco la nostra piaga.

Ancora un ramo in cui vacilla la pace
e il suo sterile frutto è finito nelle nostre mani
ancora un giorno perduto per ogni silenzio
in cui abbiamo raggiunto un gran regno spento.

Ancora un folle amore che alza la testa
come un cervo inargentato dal gelo del mattino
in cui è morto il cacciatore col suo abito di festa
ancora un po' di nebbia che ulula intorno a un cane.

Ancora un po' di cenere là dove i nostri passi esausti
hanno riconosciuto dalle loro erbe severe le rovine
ancora un po' di cenere in fondo a una preghiera
a cui mi trovo errante ma già perdonato.

Anche il poeta Paul Celan viene catturato da nazisti e internato. Non basterà la liberazione dal campo, il ritorno ad una vita apparentemente tranquilla, l'angoscia, il trauma si prenderà possesso dei suoi sogni e del suo suo corpo. Tormentato da troppe separazioni si suiciderà.



Bacca di lupo

Metti il battente: ci sono
rose in casa.
Ci sono
sette rose in casa.
C'è il sette lumi in casa.
Nostro
figlio
lo sa e dorme.

(Lontano, a Michailovka, in
Ucraina, dove
mi hanno ucciso padre e madre: cosa
là fioriva, cosa
là fiorisce? Quale
fiore, madre,
là ti fece male
con il suo nome?

Madre, a te,
che dicevi bacca di lupo, non:
lupino.

Ieri
uno di loro venne e
ti uccise
un'altra volta nella
mia poesia.

Madre.
Madre, a chi
ho stretto la mano,
quando con le tuesdayparole andai in
Germania?

Ad Aussig, divevi tu sempre, ad
Aussig,
sull'Elba,
in fuga.
Madre, là abitavano
assassini.

Madre, io
ho scritto lettere.
Madre, non venne risposta.
Madre, venne una risposta.
Madre, io
ho scritto lettere a -
Madre, essi scrivono poesie.
Madre, non le avrebbero scritte,
se non ci fosse la poesia, che
io ho scritto, per
amor tuo, per
amor del
tuo dio.
Lodato, dicevi,
sia l'Eterno e
benedetto, tre
volte
Amen.

Madre, essi tacciono,
Madre, sopportano che
la perfidia mi diffami.
Madre, nessuno
agli assassini ferma la voce.

Madre, essi scrivono poesie.
Oh
Madre, quanto
dei più stranieri campi porta il tuo futuro!
Lo porta e nutre
quelli che uccidono!

Madre, io
sono perduto.
Madre, noi
siamo perduti.
Madre, il mio figlio, che
ti somiglia).

Mette il battente: ci sono
rose in casa.
Ci sono
sette rose in casa.
C'è
settelumi in casa.
Nostro
figlio
lo sa e dorme.

In tutti i sopravvissuti  si è impressa l'impronta indelebile di quella vicenda. C'erano anche  Paul Celan e Jean Cayrol. Poeti e basta.