20170115

30° ANNIVERSARIO DI RENATO GUTTUSO, IN USCITA IL LIBRO "RITRATTI D'ARTISTA” E IL FILM "LA VITA È ARTE”


Il 18 gennaio, in occasione del 30° anniversario della scomparsa di Renato Guttuso usciranno il libro Ritratti d'artista. Renato Guttuso raccontato da poeti e scrittori e la nuova edizione del film documentario  La vita è arte. Renato Guttuso, l'artista e il suo tempo.  
 
Renato Guttuso ha lasciato una galleria immensa di ritratti di personaggi della vita culturale, sociale e politica. Nel libro Ritratti d'artista sono invece alcuni dei più importanti scrittori e poeti a raccontarlo in una serie unica di “ritratti”,  pubblicati tutti insieme per la prima volta. 
Al centro del dibattito culturale e politico del Novecento, per la vastità della sua produzione, la varietà di influssi artistici, lo sguardo che interrogava incessantemente gli uomini e la storia, la sua “narrazione” colta e insieme popolare, la sua stessa natura di uomo curioso e problematico che non temeva l’azzardo o la contraddizione, la figura di Renato Guttuso è narrata in questo libro in una serie unica di ritratti, finalmente riuniti in un unico volume,  tra cui quelli di due premi Nobel per la letteratura e altre testimonianze finora difficilmente reperibili
Gli scrittori Corrado Alvaro, Giovanni Arpino, Stefano D’Arrigo, Ilja Ehrenburg, Dominique Fernandez, Carlo Levi, Elsa Morante, Alberto Moravia, Giacomo Noventa, Goffredo Parise, Guido Piovene, Enzo Siciliano, Mario Soldati, Giovanni Testori, Elio Vittorini e i poeti Rafael Alberti, Raffaele Carrieri, Pablo Neruda, Pier Paolo Pasolini, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, raccontano in Ritratti d'artista non solo l’uomo, ma anche uno spaccato del mondo di idee politiche e di ricerca culturale di un artista al centro delle vicende di un secolo.
Frutto di ricerche durate più di due anni, svolte dal Cile alla Russia, dalla Francia all'Italia, il libro è anche un'importante testimonianza sulla diversità di stili, di approcci all'arte di alcuni grandi autori del Novecento, tra i più conosciuti ed eminenti, che hanno narrato Guttuso come uomo, come pittore e come intellettuale con un’acutezza e una libertà sconosciute anche ai più brillanti storici e critici di professione. Un filo rosso lega segretamente tutti gli interventi letterari dedicati al “ragazzo di Bagheria”: la sensazione, o meglio la consapevolezza di avere come interlocutore il Pittore Civile che l’Italia non aveva mai avuto prima. 
  

Nella tua patria, Guttuso, la luna ha odore
di uve bianche, di miele, di limoni caduti,
ma non c’è terra,
non c’è pane!
Tu dai la terra, il pane, nella tua pittura.
Pablo Neruda 

Fin dagli inizi, nell’opera di Guttuso si riconosce sempre questo dono e questa fedeltà: vedere, nella realtà, il vero. Che è come dire, la poesia. Fra gli infiniti oggetti della realtà, poi, che possono suscitare la poesia, egli ha scelto fin da principio il più diffcile, ma, in compenso, il solo da cui si può esprimere la grande poesia: l’uomo.
Elsa Morante 

Ma è fatale che oltre questi anni
il casuale diventi denitivo,
l’arbitrario assoluto.
I signicati diverranno cristalli:
e il rosso riprenderà la sua storia
come un fiume scomparso nel deserto.
Il rosso sarà rosso, il rosso dell’operaio
e il rosso del poeta, un solo rosso
che vorrà dire realtà di una lotta,
speranza, vittoria e pietà.

Pier Paolo Pasolini 


La prima formazione di Guttuso è avvenuta qui, in Sicilia, a contatto con una realtà drammatica e drammaticamente atteggiata, divisa nettamente in due parti: i Signori e i Poveri, dove la lotta di ogni giorno per il pane e la cipolla è immersa nella stessa atmosfera del mito popolare dei Paladini e dei Saraceni, dove ogni cosa diventa storia e favola, pur restando intrisa di verità semplice e dolente.
Carlo Levi 

Tu che nei tempi duri delle unghie crudeli
e dei facili cambiamenti esaltati
non hai temuto di correre il rischio,
l’avventura così pericolosa di issare i tuoi stendardi,
le tue tele a proclamare la verità in cui credi,
la tua, così nobile e da tanti milioni condivisa. 

Rafael Alberti 


Un giorno lo sentii chiedere, con strano pudore, a un importante «compagno»: «Ma tu il popolo lo ami davvero?». Quello rispose: «Non si può chiedere al medico di amare il malato, solo di guarirlo». Guttuso sembrò insaccarsi nelle pregevoli rughe del volto, ebbe un sorriso lontano, triste: «Io invece sì. Nei quadri lo amo, nei quadri certamente». 

Giovanni Arpino 


In lui ho trovato sempre un’unione fra grazia e furore, un furore che, nel momento giusto, quando la grazia lo richiede, viene tenuto a freno e calmato con misura innata.
Grazia e furore che si trapelano e si fondono…. 

Giuseppe Ungaretti 




L'artista e la letteratura 

Ma come accade per ogni vero artista, la storia di Renato Guttuso non può essere racchiusa in una formula. Lo testimoniano la ricchezza della sua produzione, la varietà di influssi artistici, la continua ricerca, grazie alla sua innata capacità di dialogo e di polemica e a un’ampiezza di interessi e competenze tali da permettergli un ventaglio di relazioni umane e professionali, come in questo caso, con scrittori e poeti, anche apparentemente lontani dalla sua visione del mondo fino ai più celebrati intellettuali, pensatori. Anche per questo l’artista, come è documentato nel libro, riuscì a intessere durevoli relazioni di frequentazione, di amicizia e di collaborazione  con i maggiori nomi della cultura del suo tempo. Ma non solo. Le relazioni di Guttuso con la grande letteratura non si sono fermate ai grandi scrittori. L'artista, come raccontato nel libro Ritratti d'artista è stato nel Novecento il più fecondo illustratore di opere letterarie. Nel 1963 Guttuso affrontò una elevata sfida pittorica accettando di illustrare per Mondadori La Divina Commedia di Dante Alighieri. A quello che rimarrà un capolavoro dell’illustrazione della letteratura italiana, seguiranno moltissimi altri libri disegnati dall’artista: classici come I Miserabili di Victor Hugo, I Promessi Sposi, di Manzoni, I Malavoglia di Verga, Eneide di Virgilio, Decameron di Boccaccio, libri di poesia come Lianto por Ignacio di Federico Garcia Lorca, Poemi di  Vladímir Majakóvskij e anche  innumerevoli copertine di libri che l’artista realizzò non solo per romanzi ma, anche per opere militanti come, nel 1961, per il libro di Patrice Lumumba Libertà per il Congo o nel 1960 per i libri di poesie e per il teatro di Nâzım Hikmet, il poeta, drammaturgo e scrittore turco. Guttuso nel 1959 illustrò, insieme a Carlo Levi, con dei disegni di Umberto Saba sul letto di morte, Epigrafe. Ultime Prose, la prima raccolta poetica che gli amici non riceveranno firmata dall’autore. Nel libro si parla anche di un altro aspetto importante della creazione di Guttuso. L'artista aveva due gradi passioni, il dipingere e lo scrivere. L’amore per la pittura a un certo punto prevalse. ma nel libro Ritratti d'artista rimane in qualche modo sospeso un ultimo, ipotetico interrogativo sulla sua seconda passione. La sua scrittura, seppur limitata ad articoli e saggi, ma ricca di illuminazioni improvvise e di una costante tensione stilistica, possiede una forza espressiva così appassionata da lasciare immaginare che se Guttuso avesse optato esclusivamente per la scelta letteraria, i risultati non sarebbero stati inferiori a quelli ottenuti con la pittura.


L'artista e la sua ultima intervista 

Nella riedizione del film documentario La vita è arte, Renato Guttuso e il suo tempo, che esce allegato al libro Ritratti d'artista sono presenti ampi brani del suo testamento artistico-culturale, l'ultima intervista che Renato Guttuso rilasciò al regista Giancarlo Bocchi nel luglio del 1986, alcuni mesi prima della scomparsa. Il film contiene documenti e sequenze inedite, come le pellicole familiari in 8 mm che lo ritraggono a casa di Pablo Picasso o in Olanda con Karel Appel o durante un viaggio in Sicilia alla ricerca delle sue radici, i numerosi scatti fotografici con Pablo Neruda, le immagini tratte dagli archivi russi dell’artista in Unione Sovietica per  ricevere il premio Lenin per la pace. La vita è arte si può avvalere inoltre del corpus di ben 500 pagine dei "Quaderni” di Guttuso, nella quasi totalità inediti, che il regista ha scoperto in vari anni di ricerca per il documentario, cinquecento e più pagine che meriterebbero di essere nuovamente sfogliate e pubblicate nella loro integrità.
Il film racconta non solo il Guttuso artista, ma l’uomo che dal nulla divenne ricco, famoso, conosciuto da tutti, odiato o amato come un simbolo, figlio di un agrimensore di Bagheria liberale e anticlericale che gli insegnò ad amare l’umanità dolente e disperata della loro Sicilia e gli tramandò il senso di giustizia, di uguaglianza sociale, di irrequietezza visionaria che vibrerà in ogni sua pennellata, in ogni tratto di carboncino, in ogni ritratto, in ogni nudo, in ogni natura morta, in ogni martire crocifisso, nei suoi cieli agitati, nelle scene di massa come nei poveri oggetti quotidiani, tutti ugualmente investiti e stravolti da una rara passione artistica e civile. Ma allo stesso tempo una profonda e costante riflessione sulla creazione artistica che fa di Renato Guttuso una figura essenziale della resistenza culturale contro la guerra invisibile che l’umanità ha dichiarato e continua a combattere contro se stessa. 


Giancarlo Bocchi regista, autore, saggista, ha raccontato i conflitti degli ultimi vent'anni, ma si è occupato spesso anche di arte e cultura. Negli anni ’80 ha  filmato i maestri del surrealismo Paul Delvaux, André Masson, i poeti Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, William Burroughs. Ha realizzato filmati su Francis Bacon, Enrico Baj, Francis Picabia, Alik Cavaliere, Kazimir Malevič, Mario Sironi, sul Futurismo e su diversi artisti d'avanguardia. Nel luglio del 1986 ha girato l'ultima l'intervista di Renato Guttuso.