20170108

In libreria “LA BADANTE” di Matteo Collura


di Lorenzo Morandotti 
Il "De senectute" che il giornalista e scrittore Matteo Collura, autorevole penna del “Corriere della Sera” e del "Messaggero", offre con il suo romanzo La badante edito da Longanesi, ci aiuta a comprendere meglio l’autunno e l’inverno della vita umana nel mondo di oggi, è un libro destinato a far pensare e discutere.
Un libro che tratta un tema spesso rimosso, come quello delle collaboratrici domestiche (una spesa di 1,6 miliardi di euro solo per la Lombardia; il loro numero in Italia pare salirà, entro il 2030, a oltre 2 milioni e 100mila). Il protagonista del libro, Italo Gorini, ultraottantenne professore di Lettere in pensione, vedovo e disabile, è uomo colto, ironico, di un’intelligenza fulminante. Ha un figlio di trentacinque anni laureato e disoccupato. È accudito da una badante straniera, la bella e diligente 40enne Paula Grigorescu, che ne tiene desti i sensi e le fantasie. Ma un colpo di scena impensabile deflagra da un lontano passato e sconvolge i rapporti tra l’anziano invalido e la badante, mettendo in crisi i delicati equilibri della sua famiglia. Questo singolare romanzo di Collura, noto al pubblico comasco per le sue approfondite incursioni sulla storia culturale della Sicilia e sull’opera letteraria nonché sulla biografia di maestri quali Leonardo Sciascia e Luigi Pirandello, è così anche un implacabile ritratto di non poche famiglie d’oggi. «Ho scritto questo libro - spiega Collura - perché, almeno nella nostra letteratura italiana, c’era una lacuna: mancava un libro sulla condizione attuale degli anziani, sui loro problemi esistenziali. Mi sono documentato molto per scriverlo, ad esempio sul tema della malattia, parlando con analisti e psicologi».
«In Italia - prosegue Matteo Collura - il romanzo ha molto frequentato il genere “di formazione” per sua natura rivolto ai giovani. Mancava un libro di preparazione alla vecchiaia. La terza e quarta fase della vita sono lunghe, al giorno d’oggi, anche perché non si muore più giovani per malattie e per guerre come un tempo. Grazie alla medicalizzazione la vecchiaia è sempre più lunga». Il libro, che ha anche colpi di scena “thriller”, è un inno filosofico alla cultura, che può essere un buon viatico per prepararsi agli ultimi giorni della vita. Ma soprattutto dà il giusto rilievo esistenziale, trattandola con rispetto e non come un numero in una arida statistica di cronaca economica, alla figura della badante (per la stragrande maggioranza ruolo femminile), «che la letteratura - precisa Collura - non tratta quasi mai perché la consideriamo una stampella dell’essere umano evoluto della società occidentale. Ma sono esseri umani, con una mente e un cuore, che spesso vivono il dramma dello sradicamento dalla propria famiglia, dalla propria gente, dalla propria cultura. E sono anche la cartina al tornasole per capire quanto è solida una famiglia: l’arrivo in un nucleo familiare di una badante, chiamata ad accudire anziani, spesso in situazioni pesanti, è spesso indice che la famiglia ormai è implosa, non c’è più, non regge più la fatica del vivere insieme». 
I modelli in questo percorso letterario? «La montagna incantata di Thomas Mann, La versione di Barney di Mordecai Richler e il nostro immortale Alessandro Manzoni, che nomino come mia bussola fin dall’epigrafe».