20170108

Vini e vinili, rock inglese all’insegna del buon bere (in bianco)


di Lorenzo Morandotti 
Credete di conoscere tutto sui miti del rock come Pink Floyd, Sex Pistols, Mark Knopfler , Led Zeppelin, il compianto David Bowie e  i Rolling Stones che hanno appena pubblicato il loro nuovo album omaggio al blues? Se avete qualche lacuna la rete può dissetare anche il più incontentabile.
Ma c’è un nuovo libro che permette di avvicinare questi e molti altri intramontabili da una prospettiva diversa, del tutto originale, che associa musica e vini d’autore (senza trucchi e sempre naturali, compresa una irripetibile barbera bianca), al piacere di Euterpe quello di Bacco: ne abbina 45 brani significativi con il meglio della produzione vinicola italana. In Vini e vinili. 45 giri di bianco (Roma, Arcana, pp. 187 22 euro), seguito del primo fortunato step dedicato ai rossi, alla faccia della Brexit, la musica inglese viene abbracciata dalla patria del belcanto e dei vini. Stavolta come detto bianchi. Ne è autore Maurizio Pratelli, critico musicale comasco di lungo corso, affiancato in questa avventura musical-alcolica da Chiara Meattelli, londinese da tre lustri che ha avuto il privilegio tra l’altro di collaborare con un mito dell’era punk tuttora in circolazione, i Pop Group, icona dei tardi anni Settanta. Anche loro hanno appena inciso un album, uscito anche su vinile oltre che sulle piattaforme digitali. Sì, perché vi sarete accorti (e anche nel Lecchese ci sono templi della musica e del caro vecchio hi fi dove ascoltare vecchi padelloni a regola d’arte) che il vinile è tornato di moda, come le polaroid e le pellicole vintage. L’arte della sintestesia ha avuto in Luigi Veronelli recensore di etichette doc un precursore: spesso partiva dalle emozioni suscitate da una sinfonia dell’amato Mahler per arrivare, all’ultima riga, al vino che stava centellinando. Certe recensioni sull”Espresso” degli anni Novanta sono memorabili tuttora. Qui nell’enoteca musicale di Chiara e Maurizio, per la prima volta (seconda dopo il giro dei rossi) si esplora sistematicamente l’abbinamento con la musica rock in una esperienza multisensoriale on the road che è anche un diario di viaggio e inevitabilmente un ritratto autobiografico. Un libro a realtà automaticamente aumentata senza bisogno del computer, anzi, dato che viene subito voglia staccare qualsiasi dispositivo digitale, di mettere un vinile sul piatto (i vecchi padelloni sono tornati di moda, si diceva, per il buon suono e la bellezza dall’aria vintage di qualcosa da tenere fra le mani) e un sorso sul palato. E magari di sognare altre estensioni: vinili e grappe, vinili e bollicine di brut e moscati e lambruschi, vinili e whisky torbati dell’isola di Islay, vinili e birre a doppio malto? Tra le tante pagine di questo viaggio, toccante il ricordo dell’amore che brevemente legò il mitico Jeff Buckley a Elisabeth Fraser dei Cocteau Twins, Ascoltatevi su Youtube il loro duetto, All flowers in time, e poi ditemi se non merita un goccetto. A proposito, il libro ha una prefazione doc del rocker  Steve Wynn.