20170206

Ad Alserio “Acqua Violenta” con Gloria Lavagnini e Carlo Arrigoni


di Silvano Valentini
Interessante serata sabato 4 febbraio presso la struttura polivalente di Alserio sul tema “Acqua Violenta”, organizzata dal Comune con la Biblioteca e la Pro Loco nel trentesimo anniversario dell’alluvione della Valtellina, verificatasi appunto nel 1887, e comprendente un’originale e coinvolgente mostra e letture sceniche dedicate all’argomento, presente un attento pubblico, tra cui anche alcuni rappresentanti della Protezione Civile.

Protagonisti della manifestazione, da sinistra nelle foto, il giornalista e storico Simone Rotunno, che ha illustrato la necessità di attualizzare la memoria, sia quella della Shoah, sia quella dei disastri umano-naturali come la catastrofe della Valtellina, per non svilirne il significato, poi la giovane artista Gloria Veronica Lavagnini, che ha esposto singolari dipinti e installazioni sulle numerose alluvioni di Genova, quindi la consigliera comunale e responsabile della cultura Gisella Colombo, il sindaco Stefano Colzani e i musicisti Ivan Maddio e Dalila Maniaci, che hanno accompagnato con una vibrante colonna sonora le letture sceniche di Carlo Arrigoni, riferite alle drammatiche e concitate ore successive all’alluvione e alle numerose e tragiche frane avvenute nel 1987 in Valtellina.
Per quanto riguarda invece Gloria Veronica Lavagnini, giovane artista emergente di 24 anni di Appiano Gentile, vissuta a lungo a Genova e laureatasi all’Accademia di Brera a Milano, le sue opere (con presentazione critica di Silvano Valentini) hanno carpito l’interesse e la curiosità del pubblico, sia per l’intensità del messaggio proposto e sia per la concezione esecutiva di estrema modernità concettuale.

Si tratta di emozionanti dipinti realizzati con la terra delle alluvioni, oggetti ritrovati dopo i disastri e assurti a opere d’arte nel contesto in cui l’autrice, a volte anche accompagnandoli con suoi componimenti poetici, li ha presentati, alla maniera dei ready-made del primo Novecento, o emblematiche e vigorose installazioni.

In particolare hanno colpito i visitatori, nelle foto dopo quella dell’artista, l’installazione composta, oltre che da ritratti realizzati con la terra, da sei vasetti contenenti il fango delle alluvioni di Genova dal 1953 al 2014 e un ultimo vasetto vuoto e con il tappo verde, a significare la possibilità di riscatto umano, e accanto anche un vaso con l’acqua tersa e pulita dell’Adda, come è adesso, rispetto a quella torbida dell’alluvione in Valtellina, e poi il pettine, appartenente a Gloria, posto su un supporto costituito dal fango alluvionale e inserito in una cornice sbrecciata, simbolo insieme di speranza, perché la cornice è stata recuperata e riassemblata, ma anche di profondo dolore, perché non è comunque più possibile recuperare ciò che si è perso definitivamente, in primo luogo riportare in vita le numerose vittime.