20170204

Centro Psicosociale tra passato e presente



di Enrico Magni (scrittore psicoterapeuta) Per  comprendere lo stato della salute mentale di un territorio è indispensabile ricostruire le vicende storiche delle strutture sanitarie presenti.
L'ospedale di Bellano, intitolato al re Umberto I°, è inaugurato il 20 settembre 1908. La struttura nasce per una necessità espressa volutamente dall'Ospedale Maggiore di Milano perché, essendo saturo di malati che provengono da fuori del territorio milanese, sollecita un sinergismo con altre località limitrofe: chiede a Como di farsene carico. Como istituisce dieci ospedali di circolo tra cui quello di Bellano che è costruito con delle donazioni.

Bellano è un po' il centro storico del ramo del lago di Como, della Valsassina, Valvarrone:  nel 1630  c'è il Lazzaretto per la cura degli appestati;  nel 1700 c'è un'infermeria e un Ospedale dei poveri. 
Dal 1903 fino al 1997 l'ospedale si sviluppa diventando un punto di riferimento stabile e di riferimento per la salute dei cittadini di quel territorio tra valli e lago. C'è un pronto soccorso, ci sono vari reparti e laboratori che rispondono attivamente ai bisogni di primo livello.
La Legge 833, del  23 dicembre 1978, compie un radicale intervento nella sanità nazionale, istituendo le Unità Sanitarie Locali, in ottemperanza di quanto già predisposto dell'articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana. Con questa legge si archiviano le mutue risalenti all'INAM del 1943. E' una riforma forte, significativa di uno Stato sociale riformatore, attento alle trasformazioni sociali e culturali. Non è un caso che la Legge 180 è del 1978 (chiusura dei manicomi).

L'Ospedale di Bellano nel 1980 diventa l'Unità Socio Sanitaria Locale 17 che raggruppa i comuni della Valsassina e del lago.
In questi anni, verso il 1983, nasce il Centro psicosociale di Bellano con sede presso la struttura accanto agli attuali ambulatori e di fronte al corpo centrale dell'ospedale. Attualmente questa prima sede è vuota, dismessa perché ritenuta inidonea. In questo periodo l'ospedale con i suoi reparti è attivo e prestante, invece il neo Centro Psicosociale di Bellano è lasciato allo sbaraglio: è un presidio infermieristico e sociale con specialisti provenienti da Lecco. E' un servizio che risponde solo alle minime prestazioni ambulatoriali.

Con la Legge Regionale n.31  del 1997, che prevede l’accorpamento delle USSL, e un ridimensionamento degli ospedali, l'ospedale di Bellano è sottoposto ad un processo trasformativo e di incuria: nell'arco di due anni tutti i reparti di cura e il pronto soccorso sono smontati.
L'ospedale di Bellano, nato su richiesta dell'Ospedale Maggiore di Milano per decentrare il flusso, cade sotto la lente della logia del contrario. E' il male endogeno dell'ospedale di Bellano.
Infatti, sono passati 20 e la struttura ospedaliera di Bellano è ancora in bilico. I vari Assessori  regionali, i vari Direttori Generali, a parte le solite promesse, non sono riusciti a mettere insieme un presidio riabilitativo.
Sono stati fatti una serie di tentativi per riqualificarlo come presidio riabilitativo ma fatica a trovare un suo assetto stazionario e produttivo. E' una struttura che costa, è sottoutilizzata, ma questa è la malattia endogena dell'ospedale di Bellano.
Se l'ospedale decade e perde la sua funzione il Centro psicosociale di Bellano cambia due volte sede, passando dalla “casetta”, che sta di fronte all'ospedale, andando ad occupare la casa del Direttore Sanitario attinente all'ospedale fino al 2000,  poi si sposta di fronte all'ospedale sopra gli attuali ambulatori occupando tutto il primo piano.
L'attività del Centro psicosociale, dopo l'accorpamento con Lecco, con la Legge Regionale n.31  del 1997,  ottiene in pianta stabile  specialisti: psicologi, psichiatri e altri operatori. Ci sono le condizioni per svolgere in modo capillare un lavoro più articolato e attivo sul territorio, però lo stato di disagio, di smantellamento, di instabilità della struttura ospedaliera inevitabilmente non favorisce il processo motivazionale, assertivo: c'è sempre il sospetto, la preoccupazione che anche il Cps possa subire lo stesso meccanismo. In quel periodo il Cps prende forza, si attiva sul territorio dando  avvio anche ad una serie di attività  riabilitative con l'arterapy: pittura, scultura, teatro.



Tutta una serie di iniziative socioculturali per sensibilizzare il territorio oltre l'attività routinaria ambulatoriale di cura.
Per altri motivi, figli dello stato di insipienza generale, il Cps viene trasformato in un ambulatorio del Cps di Lecco, in questo modo perde la sua autonomia gestionale.
Testimone di quella stagione attiva e carica di contraddizioni e di conflitti è la documentazione copiosa della stampa locale che racconta  della nascita di un Comitato di cittadini in difesa del Cps e dell’ospedale di Bellano.
Per un anno tra il 2006 e il 2007  il Comitato si mobilita con iniziative spontanee. Memorabile è la Carovana di auto che, partendo da Lecco percorre tutti i paesi: Abbadia, Mandello, Lierna, Varenna, Bellano fino a Colico, per evidenziare e sottolineare il dissenso dei cittadini contro, l’intenzione di smantellare l’Ospedale. C’era l’ipotesi di privatizzarlo.
L’allora Direttore Generale  dr. Caltagirone, a capo dell’Azienda Ospedaliera e la dr.ssa  Pinciara, responsabile della psichiatria, decidono di unificare il Cps di Bellano con quello di Lecco; vengono accorpate tutte le prestazioni riabilitative e di socializzazione della psichiatria, dopo un accordo siglato tra le varie componenti istituzionali della Provincia di Lecco, lo spettro della privatizzazione è archiviato.
Oggi tutte le attività riabilitative e di risocializzanti sono accentrate nel decadente e mostruoso Centro psicosociale di Lecco e nel Centro diurno; l'ambulatorio a Bellano  continua a svolgere la sua funzione di cura  in sinergia con Lecco. Non esiste più un Comitato. Tutto è stato normalizzato: normalizzare, razionalizzare e tacitare sono le parole d’ordine.

Così, nel dicembre del 2013, i pazienti della CRA di Bosisio Parini (Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza), vengono trasferiti a Bellano, andando a occupare lo spazio lasciato libero al secondo piano dalla riabilitazione, perché Villa Mira, sede del CRA, è pericolante: alcune parti della villa sono crollate. 


I sedici pazienti di Villa Mira, 10 uomini e 6 donne, sono costretti a lasciare la struttura.
Questa è un'altra storia di disagio e di malgoverno.
Villa Mira è una bellissima villa dell'ottocento con un parco con piante rare. Prima della psichiatria c’era un reparto di pediatria dell'ospedale di Bosisio Parini.
Il Direttore Generale dr. Lovisari, se si leggono le cronache di quei giorni, sosteneva che sarebbe stato uno spostamento momentaneo: secondo le parole futili e vaghe dell'allora Direttore Generale quella doveva essere un permanenza temporanea. Sono passati ormai 3 anni.
I pazienti della CRA a Bellano si sono ambientati, usufruiscono di stimoli maggiori, si sono urbanizzati. Se non ci fossero loro regnerebbe l'assoluto silenzio nel polo riabilitativo di Bellano ex Ospedale Umberto I°.  
Villa Mira di Bosisio Parini è la classica villa  gialla e sbiadita per ammalati mentali che si vede nelle vecchie care foto in bianco e nero: assomiglia, per collocazione, alla struttura di via Tubi a Lecco dove si pensa di trasferire il Cps di Lecco…
Villa Mira sta crollando, è lasciata andare, un altro patrimonio pubblico donato sta per essere ucciso dall'incuria di chi deve gestire.

C'è un tarlo che continua a tessere solo disagio.
La salute mentale necessita di strutture, luoghi, abitazioni luminose poste al centro della vita urbana. La salute mentale è un sistema non un sintomo di benessere, è un sistema ecologico tra mente, ambiente sociale e cultura.