20170227

COMO, LECCO - SMOG, PIOGGE SCARSE MENTRE LAGO DI COMO E' IN AFFANNO



Piogge scarse e laghi in affanno, mentre sale l’allerta smog nelle due province lariane, come nel resto della Lombardia. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti interprovinciale sulla situazione dei principali bacini: il lago di Como è a -27,4 centimetri dallo zero idrometrico rispetto a una media di +9,5 centimetri.
 
“Le cause sono note – spiega Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como-Lecco – e tra queste, il cambiamento climatico ha un ruolo più che significativo: come già per il  2016, le nostre due province si trovano a dover fronteggiare un inverno asciutto, che come nel resto della Lombardia ha registrato l’80% in meno di pioggia. Una condizione meteo che si riflette sull’inquinamento, tornato ai livelli di guardia”.
                                                                                                        
La presenza di polveri nell’aria, oltrechè dall’assenza di piogge, è favorita della ridotta disponibilità pro capite di spazi verdi in diversi centri urbani: Lecco – continua la Coldiretti –con 14,1 metri quadrati a testa conquista la maglia nera regionale, contro una media italiana di 31,1 metri quadrati.
A Como la disponibilità di verde è maggiore (69 metri quadrati) ma la città ha il primato assoluto a livello nazionale per incidenza delle aree verdi incolte (85% del verde cittadino) ovvero quelle aree prive di coltivazioni specifiche ma con una vegetazione spontanea non soggetta a manutenzione. Se da un lato ciò potrebbero rappresentare un sinonimo di degrado, dall’altro lato queste aree rappresentano comunque un prezioso freno al dilagare del consumo di suolo.
Il capoluogo, però, è molto carente di grandi parchi, aree sportive all’aperto e verde di arredo urbano. Ciò non aiuta a migliorare l’aria.
 
“Dobbiamo favorire la conservazione e la gestione del verde, sia pubblico che privato, considerato il suo valore per la salute dei cittadini e per la qualità della vita, dentro e fuori le città” conclude Trezzi. “Infatti una pianta adulta nell’arco di dodici mesi soddisfa il fabbisogno di ossigeno di 10 persone ed è in grado di assorbire dai 20 ai 50 chili di anidride carbonica, a seconda della specie”.
Con un ettaro di piante si elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Oltre a svolgere funzioni di tipo estetico e psicofisico le aree verdi – conclude la Coldiretti interprovinciale- producono effetti che concorrono, in modo rilevante, all’eliminazione delle polveri e degli inquinanti gassosi, al miglioramento del microclima, attraverso l'ombreggiamento e l’emissione di imponenti volumi di vapore acqueo, alla riduzione dei rumori e alla protezione del suolo.
 
Le varietà più “mangia smog” sono larici, cipressi, salici, pioppi, betulle, tigli, ontani e aceri.