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CURA E DETENZIONE NELLE RESIDENZE PER L'ESECUZIONE DELLA MISURA DI SICUREZZA SANITARIA -REMS-


Convegno Università di Bergamo 24 FEBBRAIO 20017  I DIRITTI FORZATI

di Enrico Magni
Nel silenzio generalizzato, nel disinteresse mascherato sia della dirigenze sanitaria locale sia dei politici locali si sta avviando una nuova riforma che coinvolge e coinvolgerà i cittadini di questo territorio: è l'apertura delle REMS e la chiusura degli OpG.
La questione è ampia e complessa. C'è la tendenza a tenere lontana la problematica perché è poco conveniente alla politica e alla società normalizzata.
Gli OpG sono stati l'espressione perversa e mostruosa della parte rimossa di tutti noi senza distinzione di ceto, classe  e fede religiosa.
Due sono le leggi di riferimento che permettono il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. La legge N. 9 del 2012 (disposizioni superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari) e la  Legge N. 81 del 30 maggio 2014 che ridefinisce alcuni istituti normativi riguardanti  il passaggio da Opg alle Residenze per l'Esecuzione della Misura di Sicurezza Sanitaria (REMS).
Gli ex OPG sono stati degli istituti nei quali la misura di sicurezza detentiva è stata prevista (art. 222) per gli autori di reato non imputabili per infermità psichica (e quindi non punibili) o internati per misure di sicurezza (art.211), dopo aver scontato la pena disciplinata (art. 219) e riservata in questo caso agli autori di reato socialmente pericolosi e semi-imputabili (e quindi soggetti a pena, per quanto diminuita).
Gli OpG si chiudono, si aprono le REMS regionali, anche se gli articoli del Codice Penale restano immutabili. I soggetti considerati incapaci di intendere e di volere (art. 85 c.p.) o con vizio parziale di mente (art.89 c.p) e riguardante la pericolosità sociale (l'art. 203 c.p ) saranno i nuovi ospiti delle REMS.
C'è però una modifica sostanziale da parte  della Legge 81 e interessa il concetto della pericolosità sociale, introducendo tre  criteri di merito. La valutazione della pericolosità sociale va effettuata sulla base delle qualità soggettive della persona, non sulla condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo; la sola mancanza di programmi terapeutici individuali non può essere posta a fondamento esclusivo del giudizio di pericolosità; inoltre è introdotto un termine massimo di durata delle misure di sicurezza detentive, che non possono protrarsi oltre ad un tempo pari al massimo edittale della pena comminata per il reato commesso.
Queste modifiche rappresentano il chiaro segnale di un cambiamento nell'approccio del legislatore, mostrano, in particolare, l'intento di relegare la misura di sicurezza detentiva per i non imputabili (e per i semi imputabili) ad un ruolo di ultima ratio, limitando il numero di casi di ricovero e la durata della misura stessa.
Ci sono aspetti profondi che necessitano di essere ulteriormente approfonditi, oltre a modificare alcuni articoli del codice penale che contengono ancora delle definizioni terminologiche oggettive,  altri aspetti critici sono presenti e coinvolgono la funzione della cura e la custodia del soggetto.
E' il solito dilemma presente ma sollecita profonde riflessioni: la cura è legata al concetto dell'autodeterminazione dell'individuo, la custodia coinvolge la sicurezza, la coercizione.
E' una questione aperta. Come è aperta la responsabilità di chi deve gestire la struttura. Ci sono aspetti normativi e organizzativi che vanno sciolti.
Il soggetto in cura è anche lo stesso soggetto attore di un reato.
Un altro elemento fattuale  è che queste strutture REMS sono collocate sempre in zone fuori da ambiti urbani, sono entità nascoste, separate dal contesto sociale, soggette ad essere silenti allo sguardo dell'opinione pubblica.
Altro dato importante è che nelle carceri sono presenti soggetti con disturbi mentali che però, a causa del reato compiuto e/o delle condizioni, non sono mai stati sottoposti ad una valutazione peritale psicopatologica e quindi non accedono alla struttura REMS ma restano in carcere.
Inoltre c'è il rischio che il soggetto con la custodia cautelare finisca in carcere in attesa di sentenza se non c'è un nesso causale tra riconoscimento della patologia mentale e reato.
Le REMS sono in carico alle Regioni che devono rispondere a due criteri: quello della territorialità di appartenenza del soggetto e quello della cura.

                                                                
                                                                           Convegno Università di Bergamo 24 FEBBRAIO 2017

      LA COSTRUZIONE NORMATIVA DELLA FOLLIA

Ma quali sono le intenzioni della Regione Lombardia ?
La Regione Lombardia delle 12 residenze originariamente previste ne realizza 8; 6 delle quali sono  ubicate a Castiglione delle Stiviere (160 posti letto, al posto dei 240 previsti).
E' prevista l'attivazione, presso il carcere di Pavia, di un servizio di supporto al disagio psichico dei detenuti. Lo scopo è di snellire il carico gravante su tali strutture, evitando che i detenuti con infermità sopravvenuta (art.148 c.p.) e oggetto di osservazione psichiatrica (art. 112) siano ricoverati in ospedale psichiatrico giudiziario che non esiste più.
Sono previste delle micro-équipe territoriali con lo scopo di predisporre reali alternative alla misura di sicurezza detentiva e creare dei percorsi di cura specifici. La micro-équipe dovrebbe svolgere  una forte integrazione tra sistema sanitario-assistenziale (ASL e DSM), sistema giudiziario e sistema penitenziario. A tal scopo si ritiene di estendere a tutto il territorio regionale le "buone pratiche" di collaborazione, formatesi in alcune zone, di prevedere la creazione - presso i dipartimenti di salute mentale - di "équipe funzionali multiprofessionali" con il compito di favorire una presa in carico "multidimensionale", seguendo il percorso sanitario del paziente e fungendo da collegamento con la magistratura e con gli altri soggetti coinvolti nell'ambito del percorso giudiziario.