20170208

Nel ’59 l’impresa di Giorgio Redaelli alla Torre Trieste. Ora due spagnoli scalano in invernale la sua via

Giorgio-Redaelli_Ignazio-Piussi 

(C.Bott.) E’ nativo di Mandello e da tempo risiede a Cassina Valsassina. Lui è Giorgio Redaelli, uno tra i migliori alpinisti europei degli anni Cinquanta e Sessanta, l’epoca d’oro del sesto grado superiore.
Lo scorso anno il “re del Civetta” si era visto assegnare il “Pelmo d’oro alla carriera” con questa motivazione: “Accademico del Cai, socio onorario del Gruppo Ragni della Grignetta, è considerato il “re” della Civetta per la sua assidua frequentazione e per il viscerale amore che ha sempre dimostrato per la montagna bellunese”.

E ancora: “Nel dolomitico regno del VI grado ha compiuto, spesso in cordata con alpinisti bellunesi di rango quali Roberto Sorgato e Giorgio Ronchi, memorabili imprese come la direttissima sulla Torre Trieste e le prime invernali alla Cima Su Alto e alla via Solleder, solo per citarne alcune, che hanno scritto la storia dell’alpinismo non solo delle Dolomiti, consacrando di diritto Redaelli nel gotha internazionale dei più grandi alpinisti della seconda metà del secolo scorso”.
Nell’estate 1959 Giorgio Redaelli risolse assieme a Ignazio Piussi uno tra i più grandi problemi alpinistici di quegli anni, aprendo una via diretta - nota appunto come direttissima - sulla parete sud della Torre Trieste (2.458 metri) dopo 79 ore di arrampicata, utilizzando 330 chiodi normali, 90 a espansione e 45 cunei di legno.
Subirana_Molina_Torre-Trieste

Sulla parete nord-ovest del Civetta l’alpinista lecchese scalò quattro anni più tardi in prima invernale la Solleder-Lettenbauer, una salita entrata nella storia dell’alpinismo, da lui “firmata” sempre con Piussi e in questo caso anche con Toni Hiebeler, scomparso nel 1984. Il 1960 era stato invece l’anno dello spigolo est alla Torre Venezia.
In questo inizio di 2017 a salire la direttissima sulla Sud della Torre Trieste sono stati Marc Subirana e Miguel Molina, due guide alpine spagnole. Per loro sette giorni di ascensione e sei bivacchi in parete.

A comunicarlo a Redaelli sono stati gli stessi alpinisti, che in un videomessaggio si sono complimentati con lui per la bellezza, il fascino e la difficoltà dell’itinerario. “Un’ascensione impressionante”, non hanno esitato a definirla Subirana e Molina.