20170304

Al RCM il Progetto del Politecnico di Milano per la favela brasiliana Rocinha

Serata all’insegna del sociale quella di giovedì 2 marzo, quando il Rotary Club Lecco Manzoni ha ospitato il Socio Onorario Massimo Tadi che, quale Responsabile scientifico di un Gruppo di lavoro implementato al Politecnico di Milano, ha trattato il Progetto POLIMIRROCINHA.

Centro di analisi la favela di Rocinha, sita nella zona sud della città di Rio de Janeiro, costituente la più grande baraccopoli del Brasile, autentico stereotipo di favela.
Qui di seguito si riportano alla lettera le profuse parole del relatore.
“Segnata da diversi scontri tra narcotrafficanti e polizia locale, Rocinha si è sviluppata nei primi anni ’30 attorno a un primo insediamento, fondato da immigrati italiani. Da allora la favela è cresciuta costantemente e oggi vi si trovano edifici di cemento e mattoni dotati di acqua, telefono e corrente elettrica (spesso derivante da allacciamenti abusivi), oltre ad attività commerciali, spesso sommerse. Nella favela ancora oggi mancano i servizi essenziali e molte famiglie vivono in condizioni di grave povertà, e al pari delle altre favela Rocinha, ancora, rappresenta un problema ambientale gravissimo per l’intera città di Rio.
Azioni d’inclusione sociale, di sicurezza, la necessità di rafforzare la sostenibilità sistemica dell’insediamento, la sua vivibilità e la sua resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici, oltre alla necessità d’implementare una mobilità efficiente e soluzioni energetiche locali, mostrano la necessità di un approccio sistemico che sia indirizzato al miglioramento dell’ecologia del sistema.
Fino ad oggi, l’approccio progettuale alle Favelas si è sempre contraddistinto per le forti valenze sociali, tese alla ricerca di soluzioni a problemi specifici, mancando tuttavia di affrontare gli effetti sistemici delle azioni e le loro interconnessioni. Per questa ragione la proposta intende sperimentare una dimensione progettuale innovativa multidisciplinare e sistemica verso i temi indicati. Così, appoggiandosi alla metodologia IMM (Integrated Modification Methodology) sviluppata per ottimizzare le prestazioni energetico-ambientali di contesti urbani consolidati (“tradizionali”), la proposta intende affrontare il tema di Rocinha non a partire dalla sua dimensione di debolezza “sociale” ma, diversamente, considerandone la caratteristica di sistema urbano complesso del tutto assimilabile, scientificamente, a una città “formale”.
Obbiettivo del progetto in corso di sviluppo è l’identificazione di possibili azioni in grado di migliorare le condizioni di vita nella favela.

Il progetto dovrà dare risposta a quesiti quali: Dove dirigere gli investimenti pubblici e gli sforzi degli operatori sociali? Quali effetti di miglioramento possono generare azioni in diverse aree (trasporti, energia, gestione delle acque e dei rifiuti)?
La proposta si caratterizza, quindi, per l’integrazione tra le dimensioni ambientale, economica e sociale.” (Tadi Massimo)
Solo un approccio sistematico trasversale di questa portata, ha riferito la Presidente Nicoletta Spagnolo, potrà risultare idoneo a medicare e guarire le gravi piaghe sociali che affliggono questa e le tante altre realtà simili presenti nel mondo; piaghe sociali dovute ad una serie di concause che vanno dall’alta densità di popolazione, alla povertà, alla mancanza di servizi igienico-sanitari, ecc., humus ideale per la proliferazione di batteri responsabili di malattie ad elevato tasso d’incidenza, in primis, la tubercolosi.
È veramente motivo di orgoglio per noi, ha continuato la Presidente, affiancare il Politecnico di Milano - in collaborazione con l’Università Federale di Rio de Janeiro e la partecipazione di altri partners locali, quali l’API (Associazione Piccole e Medie Imprese), Il Sorriso dei miei Bimbi Onlus e l’Associazione ResilienceLab - in questa sfida naturalmente riconducibile a quell’impegno a servizio all’umanità di matrice marcatamente rotariana.