20170329

Le nanopolveri: SILEA risponde


“Già prima dell’anno 2010 il tema relativo alle cosiddette nanopolveri era all’ordine del giorno delle cronache giornalistiche, motivo per il quale Federambiente (Federazione Italiana Servizi Pubblici Igiene Ambientale, l'Associazione che riunisce i soggetti gestori dei pubblici servizi di igiene e risanamento ambientale) commissionò uno studio al laboratorio LEAP, (Consorzio promosso e partecipato dal Politecnico di Milano) sul tema delle Emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti di combustione.


Lo studio si proponeva di inquadrare e valutare criticamente la fenomenologia, la consistenza e le potenziali implicazioni delle emissioni di particolato fine ed ultrafine da impianti di combustione, per tutto lo spettro dimensionale delle polveri emesse: dal minimo rilevabile di alcuni nano-metri (1 nanometro = 1 milionesimo di millimetro) fino al limite di 10 micron (1 micron = 1 millesimo di millimetro), oltre il quale le polveri perdono rilevanza igienico-sanitaria poiché, essendo grossolane e sedimentabili, sono in larga misura bloccate dalle vie aeree superiori.

Il particolato ultrafine e le nano-particelle,oggetti particolari dello studio, per le loro microscopiche dimensioni e per il contributo trascurabile alla massa totale dell’emissione, non possono essere misurate con la strumentazione normalmente impiegata per la misura delle polveri fini.
Una nano-particella ha dimensioni simili a quelle di un virus, ed è migliaia di volte più piccola di un capello umano. Per poterne rilevare la presenza è stato necessario ricorrere a strumentazione e tecniche avanzate, messe in campo solo di recente in seguito allo sviluppo delle nanotecnologie. Sono stati acquisiti per la ricerca strumenti oggi disponibili solo in pochi esemplari, non solo in Italia ma in Europa, la cui applicazione ai processi di combustione di impianti fissi conta scarsissimi precedenti nella letteratura scientifica. I risultati dello studio offrono quindi un importante contributo all’avanzamento delle conoscenze su fenomeni e realtà ancora poco conosciute, sui quali nel nostro Paese si è recentemente speculato senza alcun riferimento a dati scientificamente attendibili.

Le conclusioni finali dello studio, reperibile sul sito web del LEAP – Politecnico di Milano http://www.leap.polimi.it/leap/it/leap-polveri-fini-e-ultrafini.html sono le seguenti: le concentrazioni di PU (polveri ultrafini) rilevate all’emissione dei termovalorizzatori (N.B. compreso quello Silea) risultano generalmente collocate sugli stessi livelli, quando non addirittura inferiori, a quelli presenti nell’aria ambiente dei siti di localizzazione. L’unica eccezione è rappresentata dall’impianto dotato di unità di depurazione ad umido dei fumi, nel quale il leggero incremento appare attribuibile al pur modesto aumento nel contenuto di umidità del flusso gassoso. Per tutti gli impianti indagati le concentrazioni misurate risultano sistematicamente inferiori di almeno due ordini di grandezza rispetto a quelle rilevate per la combustione di legna e gasolio in caldaie civili e di poco superiori a quelle prodotte dalla caldaia a gas naturale.

Pertanto, il complesso delle valutazioni che emergono dallo studio evidenziano come l’attività di termovalorizzazione di rifiuti, pur contribuendo come tutte le combustioni alle emissioni di PU, non mostra allo stato attuale elementi scientifici, né probanti né sospetti, per escludere a priori questa tecnica di smaltimento e recupero di energia in quanto fonte particolarmente importante di nano polveri. Per ciò che riguarda il fronte dell’esposizione e degli effetti sulla salute, ferma restando la doverosa attenzione al ruolo ambientale del particolato ultrafine e dei suoi componenti, dall’analisi delle implicazioni epidemiologiche e tossicologiche degli studi nel settore non emergono indicazioni di rischi particolari attribuibili alle PU provenienti da combustione dei rifiuti, purché si tratti di impianti in linea con la migliore tecnologia disponibile.

L’impianto SILEA, completamente rinnovato dal punto di vista tecnologico tra l’anno 2004 e l’anno 2008, è conforme alle migliori tecnologie disponibili, individuate a livello europeo, per quanto riguarda la termovalorizzazione rifiuti e la depurazione dei fumi emessi in atmosfera.

Nello specifico per quanto riguarda l’abbattimento delle polveri la presenza del depolveratore (filtro a maniche) si traduce in una rimozione dell’ultrafine e del nanoparticolato (20-100 nm) con un’efficienza media del 97% e delle submicroniche (100-1000 nm) con efficienza compresa nell’intervallo 98-99,99%. Il filtro a manica si conferma quindi un potente strumento di depolverazione anche per le componenti ultrafini sia già presenti nel flusso gassoso sia derivanti da processi di nucleazione, condensazione e coagulazione per raffreddamento e diluizione del flusso stesso”.

Marco Peverelli
Direttore generale SILEA SpA