20170403

“Arte Migrante” in mostra allaTorre Viscontea di Lecco



di Gianfranco Colombo -  La mostra “Arte Migrante”, è stata inaugurata venerdì 31 marzo alla Torre Viscontea a Lecco. E’ curata dal Gruppo Pittura Uno, in collaborazione con il Comune di Lecco-Sistema Museale Urbano Lecchese.
«Da sempre gli artisti viaggiano tracciando traiettorie intricate in costante contatto con le strade e le vite altrui. – ha detto l’assessore alla cultura del Comune di Lecco, Simona Piazza, in sede di presentazione dell’evento espositivo - Si incontrano spesso senza volerlo, spesso in situazioni forzate, con il bisogno di comunicare e esprimere sensazioni per mezzo del linguaggio universale dell’arte. Eccoli in questa mostra, che si riuniscono in un collettivo mettendo nero su bianco un percorso di crescita fatto talvolta insieme e talvolta in solitaria, ma condividendo un linguaggio universale, un linguaggio come quello dell’arte capace di fare da ponte tra le culture. Oltrepassare i confini e aprirsi all’incontro e al dialogo. Questo vedremo in questa mostra promossa dal Gruppo Pittura Uno e sostenuta dall’Amministrazione comunale”. 

Pittura Uno è un’esperienza che inizia a Lecco nel 1984, con la prima mostra nelle sale della Biblioteca civica e si esaurisce nel 1991 con l’esposizione “I segni della guerra”. Sette anni in cui una decina di artisti riescono a fare un percorso comune, pur non avendo pensieri coincidenti. Tutto nasceva da un’istanza fondamentale, ovvero la richiesta dell’utilizzo degli spazi pubblici. Una richiesta riassunta perfettamente in un manifesto di una mostra di qualche anno prima, dove si rivendicava “l’uso sociale delle strutture pubbliche per aprire un discorso nuovo contro le discriminazioni ideologiche e la struttura clientelare delle gallerie ufficiali”. Nel caso di “Arte Migrante” il gruppo storico di Pittura Uno, composto da Enrico Avagnina, Federico Bario, Marzia Galbusera, Fabrizio Martinelli, Lorena Olivieri, Vito Pagone, Maurizio Romanò, Luisa Rota Sperti, Massimo Valenti e Piero Vannucci, si confronta con artisti di altre nazionalità come Orna Barness (Israele), Raouf Gharbia (Tunisia), Shoko Okumura (Giappone), Peter Porazik (Slovacchia), Jacek Soltan (Polonia) e Jurij Tilman (Russia). 

Il Gruppo Pittura Uno, insieme ad artisti di altre nazionalità, propone così  una mostra dove incontri di segni e di sensibilità si confrontano e dialogano nella più completa libertà artistica e culturale, cercando affinità e consonanze, ma anche mirabili e feconde differenze, mantenendo comunque linguaggi distinti e personali. Con la consapevolezza che l'arte non conosce confini, cerca la bellezza ovunque si trovi e vuole abbattere tutti i muri. «La mostra – ci dice Piero Vannucci - uno degli artisti di Pittura Uno - è nata da un’idea che trova fondamento nella situazione attuale. Le migrazioni sono un evento di questi nostri tempi e tutti ne siamo in qualche modo coinvolti.  La prima impronta è quella artistica. Abbiamo voluto tentare un confronto e un dialogo fra linguaggi diversi ed anche a livello stilistico». Dall’arte alla società e, dunque, alla politica, il passo è breve: «E’ poi inevitabile che venga fuori anche un discorso politico. L’approccio intellettuale sta nel chiedersi come l’arte affronta il tema delle diversità culturali, un tema peraltro già affrontato nel Novecento. Se penso all’influsso che ebbero le maschere africane su Picasso e Modigliani, appare evidente che questi influssi e confronti esistono da molto tempo.

 In questo senso l’arte ha dimostrato che un dialogo può esistere ed è il suggerimento che esce da questa mostra anche se nessuno vuole negare le grandi problematiche che si è chiamati ad affrontare. Per tutto questo abbiamo ritenuto interessante mettere a confronto le opere degli artisti di Pittura Uno con altri di origini e nazionalità diverse. Ne è emerso un dialogo di cui le opere esposte sono un concreto esempio». E le parole “dialogo”, “confronto”, “contaminazione” sono le chiavi di lettura di una mostra diversa da solito e ricca di spunti di riflessione, profondamente legatiti alla contemporaneità. La mostra sarà aperta al pubblico sino al 30 aprile; l’ingresso è libero.