20170402

MUSEO DELLA FOLLIA


 Enrico Magni (scrittore, psicoterapeuta)
Salò. Museo of Madness (follia): interessante all'allestimento. Ci sono delle strane coincidenze che si rincorrono in uno stesso luogo. Salò è stata la capitale della Repubblica fascista, compaiono ancora ben visibili alcune grafie pubbliche e si respira un certo sentire.
Proprio qui a Salò, presso il museo, si sta svolgendo una mostra sulla follia, all'interno di questo spazio c'è un dipinto di Adolf Hitler e viene da dire che aveva ragione Carl Gustav Jung quando argomentava sull'inconscio collettivo e il sinergismo: anche Benito Mussolini inflisse alla sua amata Ida Irene Dalser e al figlio Benito Albino l'internamento in manicomio...forse non è un caso che quel dipinto sia finito lì, a Salò.




                                                                Adolf Hitler 1935 senza titolo
E' il dipinto di un criminale che merita di essere posto su una parete da solo e studiato come oggetto psicopatologico. In questo disegno bunker del 1935, c'è già tutta la predditività della storia e della morte di Adolf Hitler: morrà suicida in un deprimente, oscuro, sotterraneo claustrofilico bunker.
Il dipinto non è  accostabile all'espressione libertaria e liberante dei fantasmi che dialogano con un mondo Altro. E' un errore concettuale etimologico inaccettabile associare o accostare il dipinto di costui con la sana, allegra e fantastica fauna e flora di Ligabue o il delirio colorato maniacale di Carlo Zinelli o la voce di Alda Merini. 


L'arte marginale, l'art brut e la follia sono altro. Follia deriva da follus, follis: mantice, pallone pieno di vento per giocare, muoversi di qua e di là; nella bassa latinità assunse il significato metaforico di fatuo, stolto, di psona con la testa vuota, piena di vento. E' una mostra sulla “follia”, non sulla malattia mentale o il disagio psichico.
Dipinti come quelli di Ligabue,  Carlo Zinelli e Alessandrini  con i loro soggetti fantasmatici, fatti di ironia e di oggetti figurati che trascendono completamente la dimensione del reale, ci portano in un mondo immaginifico piacevole. L'immaginazione e la fantasia si libera, lascia le catene platoniche,  idealistiche e ci fa viaggiare in faune sconosciute tra animali antrapomorfi e richiami segnici infantili primitivi.
Sconvolgente e sbalorditiva è la deformazione della percezione del corpo che domina Goya, Becon. Interessanti sono i video sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e su l'Ospedale Psichiatrico di Trieste sono pungenti e opportuni.  Si sentono le voci, i lamenti, si vedono gli ambienti miserevoli e miserandi di come le persone sono state tenute in queste condizioni fino a poco tempo fa.
E' sempre affascinante risentire il suono della voce di Franco Basaglia che parla e racconta dei “suoi matti”.

L'allestimento è stucchevole e appropriato. Appena sia entra la voce di Alda Merini introduce.  Le stanze sono avvolte da pannelli neri, i fari colpiscono i quadri, le opere. Il percorso si snoda lungo questa  caverna intestinale. Nelle anse oscure le voci, le opere irrompono, colpiscono i visceri e smuovono le resistenze della ragione.  Ad ogni ansa superata se ne aggiunge un'altra. C'è la ricostruzione di una cabina telefonica dell'OPG di Aversa che è traumatizzante. 



E' un viaggio veloce nell'oscuro mondo della segregazione, della diversità, della miseria, della segregazione.
Però non bisogna lasciarsi prendersi dal piacere dell'espressione artistica. Pochi sono stati gli artisti o i poeti che sono stati in questi luoghi di tortura e di segregazione. Grazie a loro è stato possibile ed è possibile raccontare questo luogo oscuro con un leggero sorriso.
Centinaia di persone sono ancora chiuse in strutture analoghe in Italia. In questo momento migliaia di persone sono rinchiuse in strutture manicomiali. La questione è sempre aperta. Bisogna stare vigili, attenti e non lasciarsi ingannare anche dalla retorica dell'arte della follia. Attenzione.