20170404

Nei "supersportivi" di Massimo Magnocavallo grande sorpresa di Davide.



di Gianni Riva
MILANO - Nella giornata mondiale dell'Autismo l'Associazione Supersportivi ha partecipato alla staffetta solidale della 17.ma edizione della Milanomarathon. Il Supersportivo Davide, 23 anni,  allenato da circa 1 anno dal lecchese Massimo Magnocavallo  sulla pista dell'Arena Civica di Milano si è ben classificato con la maglia della società Atletica Riccardi concludendo la quarta frazione coprendo una distanza di 12,4 km in 73 minuti . Il tempo della staffetta 3 ore 45 minuti. L'allenatore Magnocavallo. commenta: "Abbiamo corso sostenendo un progetto di accoglienza per bambini  per conto della Cooperativa Sociale Comin. Probabilmente per molti la giornata i era un giorno normale ma per Davide e per me che l'ho accompagnato è stata un'esperienza indimenticabile.. Bravo Davide e bravi gli altri maratoneti del  Gruppo." L’Associazione Sportiva Dilettantistica “I Supersportivi”, è una Onlus che svolge attività sportiva e di promozione come strumento abilitativo a favore di soggetti con problematiche motorie, cognitive e relazionali. Presidente dell’Associazione, e allenatore  Massimo Magnocavallo (abita a Ballabio) è  noto per aver partecipato nell’agosto 2010 all’impresa “TriAlpi 2010”, unendo sportivamente Italia-Svizzera-Austria attraverso un percorso di Triathlon: “In quell’occasione, il 5 agosto 2010” -  spiega Massimo - sono partito da Lecco, e nuotando nel lago per 40 km, dopo 17 ore ininterrotte, sono arrivato fino a Colico. Lì mi hanno sedato e ho dormito per 4 ore, per poi partire in bicicletta per percorrere 260 km fino a Inzing, in Austria, passando per San Moritz, e il 7 agosto, percorrendo a piedi gli ultimi 19 km, sono arrivato a Innsbruck. L’ultimo chilometro l’ho percorso insieme ad un gruppo festante di bambini che mi tenevano per mano. È stato molto emozionante. Ma questo fa parte del mio passato". Da triatleta ad una nuova vita. Magnocavallo. conclude: "Quindici anni fa ho conosciuto Oliviero Bellinzani, che da tutti era chiamato “l’uomo con le ali” perché dal 1977 scalava le montagne senza una gamba, e che poi ha perso la vita jn montagna. Così ho conosciuto la disabilità motoria, e la forza e il coraggio di Bellinzani mi hanno dato la motivazione: ho capito che aiutare gli altri era la mia vocazione".