20170423

Nella Croce la bellezza dell’Arte fino al 6 maggio alla Galleria Bellinzona di Lecco



Georges Rouault, Criste en croix, 1936

di Gianfranco Colombo 
La Galleria Bellinzona propone la mostra “Nella Croce la bellezza dell’Arte”: cinquanta opere, tra dipinti, incisioni e sculture, realizzate da ventisette artisti diversi.  Protagoniste della proposta della Galleria sono le opere di 27 artisti, cominciando da quella “Via Crucis” di Giancarlo Vitali che ha segnato in qualche modo l’esordio di Oreste Bellinzona a Lecco, passando per Nicola Villa e Stefano Rauzi - per restare nella “lecchesità” - e proseguendo con autori italiani e stranieri tra cui Chagall, Dalì, Sutherland e Rouault, Baselitz e Buffet, Casorati e Sironi, Bodini e Manzù, Sassu e Francese.


Giuliano Collina, Principio di deposizione, 1997
Ciascuno di loro, col proprio stile, la propria personalità e il proprio carisma, si misura con una delle maggiori provocazioni umane e artistiche - la morte e resurrezione di Cristo - da duemila anni a questa parte. «La croce di Cristo – ha scritto il cardinale Gianfranco Ravasi – non è il palo di un supplizio escogitato dai romani per gli schiavi e i rivoluzionari. E’ un Vangelo Aperto, un annuncio non di morte, ma di liberazione dal dolore e dalla caducità». Dalla grande croce di Giuliano Collina, all’onirica interpretazione di Chagal, la mostra consente di attraversare il Novecento per scoprire quanto sia ancora presente questa tematica dentro l’arte contemporanea. Certamente molto è cambiato rispetto ai secoli precedenti e non potrebbe essere diversamente. Proprio su questo riflette Romeo Astorri nella sua presentazione della mostra: « Nel momento in cui la società accelera il suo processo di secolarizzazione, l’immagine della crocefissione assume una valenza diversa. Si potrebbe dire meno religiosa e più culturale. Eppure, credo che questo fenomeno non riguardi gli artisti che si sono cimentati con questa figura, piuttosto delinea la cultura, nel senso antropologico, di chi ne osserva le opere». Sempre Astorri fa riferimento a quella “bellezza disarmata” che, secondo qualcuno, è oggi il cristianesimo. Non a caso peraltro, la croce, che un tempo trovava la sua naturale collocazione nelle chiese, oggi ne è “uscita” quasi in un percorso di secolarizzazione che non la vede più al centro riconosciuto dell’umanità. «Oggi  - scrive ancora Romeo Astorri - la crocefissione è uscita dalle chiese e dai luoghi dove per molti secoli era prevalentemente collocata ed entra anche nelle case di privati che vedono nel collezionismo una modalità, insieme bella e colta, di porsi davanti al mistero che essa rappresenta. 

Graham Sutherland, Fourmis, 1968
La bellezza di queste figure si è spogliata della ‘ricchezza’ del luogo dove la religione è padrona incontrastata, le chiese, ed assume la natura di compagnia nella vita quotidiana, forse con una non voluta allusione ai monasteri dove la crocefissione, spesso raffigurata nei refettori o nei capitoli, presenziava ai pasti e ai momenti di dialogo delle comunità. Queste rappresentazioni, testimoni ad un tempo del mistero di un Dio totalmente altro, e della sua quotidiana compagnia all’uomo, dicono a tutti quelli che le guardano non solo di una storia, ma della inquietudine e della ricerca degli artisti che ne sono gli autori. La loro ‘bellezza disarmata’ chiede a chi le guarda di uscire, anche solo per un attimo, dal mero quotidiano per interrogarsi sulla loro concretezza mistica». In effetti, anche  percorrendo questa mostra si coglie nelle varie opere esposte il senso profondo di chi si pone difronte ad un mistero che continua ad interrogarci. Le risposte possono essere tante ma sono soprattutto le domande che si impongono. Nonostante tutto, anche nella nostra società, la croce continua ad essere un discrimine che non lascia indifferenti. 
Nicola Villa, Venerdì Santo, dalla cartella Kyrie, 2012

«Quando fermi davanti alla croce, guardiamo il volto di Cristo, - scriveva Giovanni Testori - ci accorgiamo che a poco a poco quel volto diventa l’alveo, la casa, il nido di raccolta e l’effigie stessa di tutte le offese, di tutte le ingiustizie, di tutti i dolori e di tutte le lagrime che devastano il mondo. Allora su quel volto, diversificati uno per uno, ma abbracciati in una stessa domanda, in una stessa risposta e, dunque, in una stessa pace, scorgiamo i volti di tutti i sofferenti, di tutti gli affamati, di tutti i malati che ci è accaduto d’incontrare nella vita, e , insieme ai loro, i volti dei sofferenti, degli affamati, degli oppressi e dei malati che nella vita ci hanno preceduti e ci seguiranno». La mostra resterà aperta sino al 6 maggio con i seguenti orari: da martedì a sabato 14.30-19;  sabato e domenica 9-12.30. Altri orari su appuntamento.