20170511

“L’emozione della realtà” dedicata all’artista Ampelio Bonora, alla Torre Viscontea di Lecco




di  Gianfranco Colombo - Sino all’11 giugno sarà possibile visitare la mostra “L’emozione della realtà” dedicata all’artista Ampelio Bonora (Milano 1908- Lecco1981). La mostra, curata da Simona Bartolena, è allestita alla Torre Viscontea in Piazza XX settembre a Lecco, ed è promossa da Auser Lecco e dall’Amministrazione comunale.
 «A Milano, negli anni Trenta, - ci dice Alfredo Chiappori – Bonora divideva studio ed abitazione con Antonio Calderara, un altro grande artista, e sullo stesso pianerottolo c’era uno scultore argentino, grande ballerino di tango, Lucio Fontana». Ampelio Bonora, dunque, attraversò in buona compagnia uno dei momenti più fecondi dell’arte a Milano, ma rimase sempre un caso a parte, allergico ad ogni “corrente”. Una dimensione esistenziale ed artistica che trae le sue radici da un’infanzia e da una giovinezza molto complicate. Nato da una famiglia benestante, Ampelio Bonora si trova presto a fare i conti con le disavventure economiche paterne e con l’abbandono della famiglia. Trascorre anni molto difficili per poi ritrovarsi a Milano in perfetta e non facile solitudine. Qui coltiva la sua propensione per il disegno ma deve anche adattarsi ad ogni possibile lavoro per sfangare la giornata, compreso quello del macellaio. «Dopo un anno poté lasciare la bottega del macellaio – scrive Carlo Del Teglio in una pubblicazione di Paolo Cattaneo del 1980 – per occuparsi prima come stampatore di disegni su cuoio, poi come disegnatore di motivi ornamentali per la stessa casa del cuoio. Successivamente fu assunto alla Rinascente come fattorino in prova, nel reparto cataloghi di moda femminile, in seguito come disegnatore presso gli studi di pubblicità. Era già qualcosa, erano passi avanti, se non altro, verso quell’area di attività a cui lo chiamava la sua vocazione. Riaveva la matita fra le mani: e presto avrà i colori e i pennelli». In seguito, infatti, Bonora si iscriverà all’Accademia di Brera, ma prima la sua variegata esistenza avrà anche una parentesi nell’avanspettacolo. Frequenta diverse compagnie di rivista e conosce personaggi che poi diverranno famosi come Totò, Wanda Osiris e Carlo Dapporto. Una vena da attore che resterà sempre nelle corde di Bonora, che è anche ricordato come un imbattibile raccontatore di barzellette. A Lecco, Ampelio Bonora arriva nel 1940 e vi resterà per sempre, complice anche il gallerista Eugenio Micheli, che nel 1945 allestisce nella sua galleria di Via Carlo Cattaneo la prima mostra di Bonora. Vi si espongono ventiquattro opere che vengono tutte vendute. Sempre Eugenio Micheli troverà a Bonora uno studio in Via Sassi, proprio davanti al Municipio e sopra quel Big Bar, dove passava le notti giocando a biliardo, di cui era un raffinato cultore. Dell’artista ci dà un ritratto quanto mai significativo e colorito Alfredo Chiappori nel saggio presente nel catalogo della mostra lecchese: «La camicia scozzese di cotone slacciata sul collo, la salopette dalle ampie tasche, un gilet di maglia nera, le scarpe da tennis, e l’immancabile berretto di tela azzurrina dal quale spuntavano, un po’ lunghi sul collo, i capelli dritti e brizzolati. Il corpo asciutto, ben fatto, camminava spedito, il passo svelto ed elastico. Dava l’impressione di essere molto indaffarato, ma nessuno, meno di lui, poteva essere assillato dagli impegni e dallo scorrere del tempo. E, infatti, non portava orologio. Si alzava tardi, perché faceva le ore piccole giocando a biliardo nel bar sotto casa. Viveva alla giornata, solo, individualista e anarchico, godendo di una libertà appena limitata dalle necessità alimentari. A modo suo, affrontava la vita quotidiana come se fosse l’uomo più ricco del mondo. Era dotato di un vivace senso dell’umorismo, la battuta pronta, mordace, la risata aperta e contagiosa. Possedeva un repertorio sterminato di barzellette, che raccontava con una vis comica irresistibile, da attore consumato. Ad ascoltarlo si poteva ridere fino alle lacrime».  L'esposizione è stata ideata e e organizzata da Tonino Pierandrei e Ianco Romagnolo. Catalogo in mostra con testi di Simona Bartolena e Alfredo Chiappori. Allestimento mostra e catalogo "Ponte Quarantatre".